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Vaccini, il nuovo medioevo. Atto primo

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Non so quanti, persino tra quelli che hanno sgamato il Covid come strumento di regressione sociale e democratica gestita grazie alla paura, si rendano conto fino in fondo di cosa significa minacciare l’obbligatorietà legale o di fatto dei vaccini . Di fronte a questa prospettiva si fa notare l’assurdità della vaccinazione coatta per una sindrome influenzale, ci si appella alla necessaria prudenza per farmaci non ancora sperimentati e in sé sperimentali  (vedi qui), ai consistenti dubbi sulla loro reale efficacia e durata dell’immunità che nascono dalle documentazioni degli stessi produttori, al fatto che per raggiungere l’immunità di gregge basta che solo una percentuale di popolazione (intornio al 40 per cento per le malattia di tipo influenzale) sia vaccinata o naturalmente immunizzata, ai troppi misteri e contraddizioni che si nascondono dietro una pandemia declamata a tappeto, ma per la quale gli esperti sembrano proprio andare a tentoni visto che ne sanno davvero poco e gli strumenti diagnostici hanno il valore dell’oroscopo egli stessi intendimenti di persuasione. Tutto questo è sacrosanto, ma anche se non lo fosse, costringere qualcuno a un atto medico, è contrario ad ogni forma di diritto umano.

Il principio fondante della sperimentazione medica è stato stabilito proprio al processo di Norimberga e nacque da considerazioni che non avevano a che fare solo col nazismo, ma anche con quanto avveniva nell’intero occidente cosiddetto libero. Si trattava di giudicare  27 medici  sotto accusa per gli esperimenti condotti nei campi di concentramento nazisti, ma gli avvocati difensori produssero la testimonianza di parecchi periti ed esperti i quali sostennero che gli esperimenti nei campi nazisti non si differenziavano da quelli condotti nello stesso periodo nei penitenziari statunitensi. La cosa apparve così concreta, imbarazzante e inquietante – tanto più che non esisteva alcuna legge o dichiarazione internazionale che stabilisse quali esperimenti sull’uomo fossero ammessi e quali no – che si condannarono i medici con la croce uncinata, ma i giudici sentirono il bisogno di stabilire un codice fondante la sperimentazione in campo sanitario che poi è stato assunto come base della bioetica. E il cosiddetto codice di Norimberga che all’articolo uno recita: “la persona coinvolta dovrebbe avere la capacità legale di dare il consenso, e dovrebbe quindi esercitare un libero potere di scelta, senza l’intervento di qualsiasi elemento di forzatura, frode, inganno, costrizione, esagerazione o altra ulteriore forma di obbligo o coercizione”. Mi viene da dire che quei giudici sono stati buoni profeti nell’immaginare ciò che sta succedendo in questi mesi in tutta la gamma che va dalle forzature agli obblighi più assurdi, per non parlare dell’inganno.

Il codice di Norimberga è stata la base per le successive dichiarazioni universali come quella di Helsinki o quella europea del 2005 in cui vengono ribaditi questi principi e anzi resi più stringenti. Il documento di Helsinki è il testo fondamentale, quello a cui fa riferimento l’Organizzazione  Mondiale della Sanità la quale richiede che ogni ricerca sia svolta alla luce suoi principi  e sostiene:

La pretesa di una vaccinazione universale va evidentemente contro questi diritti, acquisiti della storia per così dire, ma è assurdo in sé perché chi non si vaccina non può ovviamente essere un pericolo per chi invece si vuole immunizzare anche ammesso e non concesso che i nuovi vaccini anticovid ottengano questo risultato. La minaccia di colpire in qualche modo chi non accede alla vaccinazione o ancor peggio imporre la tesi che se qualcuno rifiuta la santa comunione con Big Pharma, allora si rende necessario continuare con le segregazioni e le misure, è totalmente al di fuori non soltanto dal buon senso e dalla scienza, ma anche dallo stato diritto. Questi diktat che il cui intento è quello di mettere gli uni contro gli altri per imperare su entrambi, appartengono invece invece al totalitarismo e ai suoi istinti concentrazionari, anzi a qualcosa di peggio, al neo feudalesimo liberista, dove gli interessi economici dei soggetti forti diventano la fonte del diritto. Faccio notare che le vaccinazioni infantili sono un caso particolare di questa fattispecie sia perché alcuni dei vaccini  sono sperimentati da decenni e dunque accettabili dal punto di vista rischio – beneficio, ancorché su alcuni vi siano dubbi non peregrini,  sia soprattutto perché qui la scelta non può essere quella del soggetto che non è ovviamente in grado di autodeterminarsi, ma quella dei genitori ed è naturale che in questo caso subentrino ragionamenti più generali ancorché non sempre realmente informati da soggetti che a loro volta sono solo mediocremente informati.

E qui veniamo a un altro capitolo, più impegnativo  che possiamo ugualmente far risalire al codice di Norimberga: quello che oggi potremmo chiamare del consenso informato. Dice il testo del 1947 che la persona sottoposta a trattamento medico “dovrebbe avere sufficiente conoscenza e comprensione dell’argomento in questione tale da metterlo in condizione di prendere una decisione consapevole e saggia”. Tutti noi riconosciamo il buon senso di tale affermazione. Ma questo è davvero sempre possibile? Affrontare questa domanda richiede troppo spazio per essere esaurita facilmente perché  implica parlare anche della direzione che ha preso la scienza e dunque è meglio affrontarla in un secondo capitolo.

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