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Primi accenni di fuga dal labirinto della pandemia

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Nonostante tutto, qualcosa sta cambiando. Dentro l’opaca compagine della governance italiana, a cominciare da Conte per finire ai giornaloni di contorno, si avvertono, anche nel pieno della seconda ondata, ordinata e coordinata a livello globale,  movimenti millimetrici, furtivi  e quasi inavvertibili avvicinamenti verso l’uscita dal labirinto pandemico per non rischiare di essere presi col cerino in mano, prigionieri della loro stessa favola, della loro diceria dell’untore. Da una parte essi avvertono una crescente ostilità verso misure assolutamente contradditorie – frutto da una parte di furbeschi calcoli, dall’altra di una quasi prodigiosa stupidità sociale e sanitaria – basate peraltro su numeri volutamente creati ad arte grazie ai contagi estorti con un uso del tutto demenziale dei tamponi ( vedi Covid a la carte: i governi scelgono il menù pandemico) ma che nella quasi totalità dei casi sono asintomatici; dall’altra si comincia a temere concretamente che le elezioni americane possano prendere una piega diversa da quella invocata dai poteri globalisti con il pericolo che si frantumi la diga di silenzio e di condanna che oggi permette ad autorità sanitarie conniventi con Big Pharma e con ambigui filantropi vaccinali, di silenziare le critiche di migliaia di medici e di molti scienziati di punta  sulla narrazione dell’epidemia apocalittica venuta giusto in tempo per sparigliare un’economia giunta a un punto di non ritorno. Inoltre prima o poi ci sarà un vaccino che si spera possa essere solo inutile e non dannoso, anche se non c’è da giurarci: quindi diventa necessario allontanarsi in punta di piedi, col passo felpato dei traditori, dal falò dell’economia italiana, lucidamente voluto, conservando il marchio dei salvatori e senza l’infamia degli svenditori. Non sarà facile: quando usciranno – e prima o poi dovrà accadere – le statistiche reali, per esempio quelle sul tasso di mortalità generale dovranno dire che è solo grazie alla loro tempestiva messa in mora della Costituzione che il Coronavirus non ha provocato una strage e per essere credibili devono cominciare fin da adesso a mettere insieme questa tesi. Del resto è questo che a loro e soprattutto ai loro mandanti interessa davvero: creare un precedente di trasformazione autoritaria delle istituzioni di un Paese, sacrificare libertà in nome della presunta salute, come ha autorevolmente detto Giannini, malato non si sa bene di che ( ma state tranquilli, non lo sapremo mai)  prototipo di uomo qualunque.  Nome omen.

Intanto il Fatto dice a sorpresa  “Basta panico” pur essendo uno degli house organ virali e poi Repubblica ha cominciato a rappresentare un nuovo incipiente trasformismo di Conte, che da questo punto di vista darebbe dei punti a Fregoli: adesso egli viene dipinto attraverso cronache dal buco della serratura, come quello che argina le richieste di oltranzismo pandemico di Speranza e compagnia cantante, l’amico che permette agli italiani di invitare amici a casa e di non sentirsi del tutto prigionieri in una fiaba maligna costruita contro ogni evidenza scientifica su una sindrome influenzale tra l’altro nemmeno tra le più forti. Ma è prima di tutto l’informazione stessa che è chiamata a far passare in secondo piano il suo ruolo di cane da guardia del governo e del potere contro i cittadini, di essersi impegnata in un compito di censura delle verità scomode e di inflessibile lapidatore di chi osa la minima critica alla narrazione della pandemia. Pian piano cominciano a virare e in questo senso va inteso un pezzo sul Corriere di una bounty killer dell’ euro-globalismo domestico come la Gabanelli che davvero lascia sconcertati: solo adesso scopre l’acqua calda, ovvero che i grandi ricchi e le loro multinazionali  hanno moltiplicato le loro ricchezze grazie al Covid, solo ora, dopo, anni si accorge che pagano tasse irrisorie rispetto ai loro guadagni, ma che pagano stipendi anche più irrisori ai loro dipendenti, che grazie alle fondazioni e al meccanismi finanziari di cui esse vivono, stanno privatizzando il welfare. Ma attenti che adesso viene il bello: infatti nel pezzo si dice che il miliardo della Gates Foundation dato all’Organizzazione mondiale della sanità, consente di fatto al vaccinista ossessivo Bill Gates di orientarne le decisioni di politica sanitaria globale. Ma non è proprio questo che tanti complottisti facevano notare guadagnandosi non il lauto compenso della Gabanelli, ma la gogna?  Certo l’articolo si ferma ad elencare gli addendi non arriva a ipotizzare la somma e a mostrare che 2 più 2 fa quattro, ma intanto mette in fila le cose che tanto sdegno suscitano tra i cultori della pandemia.

In poche parole si cominciano a saggiare strade laterali per uscire dal racconto e riverginarsi in vista di un dopo pandemia agitato dallo scasso economico e nel quale potrebbe anche saltar fuori un briciolo di verità sulla drammatizzazione del virus: l’importante è che se qualcuno dovrà pagare qualcosa siano gli uomini delle task force e gli esperti a pagamento, non i principali responsabili.

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