Le “grida” del caos

E’ praticamente dalla caduta del muro di Berlino che si è cominciato a sentire l’insistente ritornello secondo cui  non esistono più destra e sinistra, all’inizio come un rivolo sgorgante dalla vacua destra bottegaia berlusconiana, poi come fiume in piena che coinvolgeva tutti i protagonisti e infine come verità assodata e universalmente sostenuta: in realtà ciò che è scomparso non è certo l’esistenza di due modi radicalmente diversi di concepire la storia e l’evoluzione sociale, ma è la cultura e la capacità politica di distinguerle, totalmente dissolte  dentro l’immondo pastone ideologico del neo liberismo. Posizioni che quarant’anni fa sarebbero state considerate di destra estrema sono oggi patrimonio di quella che senza vergogna si fa chiamare sinistra e viceversa istanze di sinistra si ritrovano della destra, come se un terremoto avesse cambiato le mappe, disarticolato il territorio. E oggi più che mai questa confusione è chiara, per dirla con un gioco di parole: vediamo una sinistra tetragona nell’asserzione della narrazione pandemica messa assieme se non interamente creata da ambienti e poteri nemici  della democrazia e della rappresentanza, il cui scopo è mettere in crisi le libertà costituzionali, ultimo ostacolo verso un dominio assoluto, con il pretesto in gran parte inventato e la copertura morale di salvare vite; d’altro canto vediamo destre che si aggrappano invece alla resistenza in nome della libertà conquistate e contrarie al fascismo sanitario.

E tuttavia il disorientamento è talmente grande che queste destre pur consapevoli dello zampino che i poteri globalisti hanno nella elefantiasi della questione virale, finiscono per accusare della situazione sinistre non più esistenti da tempo se non per sedicenza e persino fantomatici comunisti ripescati da chissà quale memoria. Non possono nemmeno lontanamente ammettere che proprio la riduzione dello stato, l’odio innato verso la redistribuzione dei redditi, la visione integralista del privato come soluzione ad ogni problema,  abbia portato marxianamente all’accentramento del capitale in sempre meno mani, in poche mega imprese mangiatutto che consentono a queste ultime di pianificare e gestire l’accumulazione di capitale dell’intero sistema economico e dunque anche il potere politico. Una vita a parlar male di Marx per dovergli dare ragione: è davvero troppo, ci si rende conto che è la mega impresa, la multinazionale che ormai minaccia da vicino il piccolo, vuole eliminarlo e tuttavia si continua ad abbaiare nella direzione sbagliata non riuscendo com’è ovvio a coagulare una risposta politica coerente all’attacco. Non parliamo della sinistra ormai completamente aliena dal concetto di stato sociale e di libertà sociali, a tal punto preda della narrazione globalista che ormai riconosce solo diritti individuali e risponde solo ai sintomi del male senza mai chiedersi da dove nasca, così che – tanto per fare un esempio – ha come tema cardine del proprio discorso politico l’accoglienza, peraltro predicata e praticata con ampiezza di finanziamenti proprio da quei centri che poi sono all’origine della migrazioni, sia perché hanno imposto assurde privatizzazioni attraverso la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale decretando l’esclusione di milioni di persone dai servizi essenziali e persino dall’acqua; sia perché sostengono regimi corrotti fino all’osso per poter meglio sfruttare le risorse, sia perché suscitano guerre di carattere economico e/o geopolitico che distruggono interi Paesi. L’ accoglienza acquisisce perciò gli stessi caratteri morali dell’elemosina che è solo un mettersi a posto la coscienza, è al massimo empatia senza un reale valore politico.

Tutto questo caos, tutto questo disorientamento fa sì che il nuovo autoritarismo non trovi alcuna opposizione in un Parlamento in stato confusionale che si lascia benevolmente esautorare purché corrano gli stipendi e gli affari, nei corpi intermedi dello stato aggrappati unicamente ai residui privilegi e a una popolazione che è facile spaventare con i media., mentre “gride” manzoniane del tutto assurde assoggettano le persone “al volere arbitrario d’esecutori d’ogni genere”, come viene detto magistralmente nei Promessi sposi. Purtroppo Manzoni non conosceva il canagliume idiota dei governatori regionali e quindi non poteva immaginare fino a che punto si possa arrivare su questa strada. La resistenza alla manipolazione mediatico sanitaria con la quale si intende farla finita con ciò che rimane della democrazia reale è affidata a ristrette pattuglie peraltro escluse dal mainstream della comunicazione che cercano di sottrarsi alla servitù volontaria e alla fase terminale dell’ occidente, ma senza una reale efficacia, rimanendo sempre un progetto che non si traduce in realtà, una promessa non mantenuta  mentre si sta letteralmente demolendo la scuola pubblica e la stessa sanità sulla quale si è costruita la narrazione distruttiva.

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4 responses to “Le “grida” del caos

  • Persio Flacco

    In effetti c’è un gran caos in giro, e questo mi fa pensare a una tipica scena da film western, coi mandriani a cavallo che tra spari, urla e fischi spingono la mandria verso la direzione desiderata.
    E quale è questa direzione? Ma è chiaro: spingono la mandria imbizzarrita dei cittadini a travolgere lo Stato come istituzione.
    Infatti i cittadini che protestano per i motivi più vari contro le restrizioni per il contenimento del COVID non protestano contro uno specifico governo, dal momento che qualsiasi governo, di qualunque ispirazione politica, sarebbe costretto ad adottare provvedimenti del tutto simili, essendo quelli specifici per questa patologia.
    Dunque la protesta non è contro un governo ma contro l’autorità che emana direttive, cioè lo Stato in quanto tale e da chiunque rappresentato.
    E allora diventa chiaro da chi sono stipendiati i mandriani: da chi considera lo Stato un ostacolo da abbattere.
    E quali sono oggi le forze su piazza che considerano lo Stato un ostacolo per i loro interessi se non le multinazionali globalizzate, che non tollerano confini, dazi, tasse, limiti, contingentamenti, che solo lo Stato nazionale è ancora parzialmente in grado di applicare?
    Il paradosso è che molti cittadini-manzi sono convinti di caricare quelle forze globalizzanti, e invece gli fanno un favore investendo il loro unico avversario.
    Del resto, avendo soldi a sufficienza, di specialisti nella manipolazione psicologica delle masse umane o bovine se ne possono ingaggiare di molto bravi.

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    • Anonimo

      “E quali sono oggi le forze su piazza che considerano lo Stato un ostacolo per i loro interessi se non le multinazionali globalizzate, che non tollerano confini, dazi, tasse, limiti, contingentamenti, che solo lo Stato nazionale è ancora parzialmente in grado di applicare?”

      Lo Stato e le multi nazionali, saranno pure avversari, Ma Entrambi fanno danni alla classi subalterne, in vario modo.

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  • Anonimo

    Si può vedere:

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  • andrea z.

    Un’intervista interessante sulla Fabian Society ovvero sulle origini del grande progetto globalista, gestito da una illuminata elite aristocratica anglosassone. Obiettivo ultimo: una società di uguali dominata da un ristretto gruppo di banchieri e industriali

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