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Eja Eja Eja distanziamento

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Viviamo in un tempo e in una società in disfacimento nella quale per sopravvivere come esseri umani decenti dobbiamo attaccarci ai brandelli di civiltà rimasti dopo il lento naufragio, trasformare in retorica di cartone le idee di un tempo e prendere per buona ogni tipo di menzogna mentre ce ne raccontiamo altrettante: capire ci spalancherebbe il baratro davanti ai piedi ed è ciò che evitiamo perché fino a che il funambolo non vede il vuoto rimane in equilibrio. Insomma il nostro sforzo maggiore è di non sapere, qualcosa che per esempio emerge prepotente davanti a casi come quello di Silvia – Aisha nel quale i termini delle normali equazioni sono stati rimescolati  così che Islam, terrorismo, occidente, libertà, cooperazione, ostaggio e via dicendo non hanno potuto essere ricomposti nei modi consueti provocando una scossa cognitiva, non elaborata, ma  subito archiviata.

Soprattutto accettiamo le parole che vengono sparate nel discorso pubblico proprio per smorzare la comprensione e in questo compito  la lingua del tecno  banale universale ossia l’inglese è insuperabile: trasformare la segregazione forzata in un anodino lockdown non è una scelta di linguaggio, è una scelta politica. Al contrario altri termini legati alla epidemia narrativa non sono stati usati per nascondere la sostanza delle cose, ma anzi sono stati enfatizzati rispetto alla realtà concreta e utilizzati per evocare metaforicamente  la condizione a cui il potere vuole tendere. Per esempio distanziamento sociale è un’epressione del tutto assurda, per indicare la distanza di sicurezza fra persone. Si distanza di sicurezza, misura peraltro da malati di mente, sarebbe stata l’ideale sia per descrivere il fatto in sé, sia per favorire la comprensione e invece si è scelto un termine che fa riferimento diretto a una teoria sociale, nata nell’ambito del capitalismo e della nascente teoria economica del mercato formulata per la prima volta da Georg Simmel. Secondo questa visione la stessa costruzione dei gruppi sociali  e delle relazioni che tra essi si instaurano sono il risultato di processi di distanziamento (culturale, linguistico, spaziale) che poi determina l’ordine stesso della società. Forse non è un caso che questa teoria – fondata poi sul denaro che crea spersonalizzazione e mercificazione – abbia conosciuto la sua maggior fortuna non in Germania, ma a Chicago, dove in seguito si è sviluppato anche il dogma neoliberista nelle sue forme attuali: Milton Friedman e George Stigler che ne furono i padri si sono formati in quella università proprio mentre la scuola sociologica di Chicago era al suo apogeo. Hanno semplicemente trasformato in meriti assoluti i mali insiti nel mercatismo e nel  monetarismo.

Oddio mi sono lasciato prendere la mano, anche perché di certo non si potrebbe immaginare niente di più distante da un governo paucisintomatico rispetto all’intelligenza e in preda alla confusione più totale, ma certamente in quel “distanziamento sociale” così lontano dal distanziamento fisico che si voleva intendere,  si sentono gli echi di visioni e suggestioni  che poi hanno suggerito alle maggiori lobby mondiali  di trasformare una sindrome influenzale in peste. Impedire col pretesto di un virus i contatti ravvicinati tra le persone e dunque le interazioni sociali e politiche, gli incontri fra amanti così come le manifestazioni, le riunioni, le conferenze, i contatti fisici, ovvero la vita civile e libera nel suo complesso, sarebbe il paradiso dei reazionari folli e rincretiniti alla Bill Gates oltre che dei ceti politici afferenti a questi poteri miliardari che sono riusciti ad infestare anche l’Onu. Del resto più si è distanti, meno ci si può ” assembrare”  e più verrà ritardata la reazione contro chi ha devastato il Paese  per insipienza o per disegno o ancora per l’inevitabile e sinergica mescolanza fra le due cose. Per questo bisogna dichiarare il distanziamento politico da tutto l’arco costituzionale, anzi ormai apertamente incostituzionale, che ci ha portato ad una situazione che ancora in molti fanno fatica a riconoscere nella sua devastante gravità. Ma non si può più stare stare al gioco della pandemia, delle segregazioni e dei distanziamenti, di fronte a cifre risibili, ancorché manipolate perché non vengano intese nella loro realtà  e quando drammatiche come a Bergamo non certo a causa del coronavirus, ma di clamorosi errori, di omissioni, disorganizzazioni, fondi insufficienti, di panico. Tutto questo non è più solo credulità, non è solo drogaggio paura, è piuttosto fascismo mimetizzato da virus.

 

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