Mille e non più mille

1546008729_GettyImages-917755276Per molti giorni da quando è iniziata questa storia della pandemia ho tentato di strappare il sipario sul millenarismo che l’accompagna e tentato di mostrare come del resto appare chiarissimo dai dati che abbiamo, la sua assoluta sovrapponibilità a un’ epidemia influenzale che pur essendo altrettanto pericolosa per le persone a rischio del Covid 19, passa di solito sotto silenzio. Per esempio l’epidemia Nord americana del 2009 – 2010, per ragioni che tutti potrete intuire chiamata suina o messicana pur essendo nata in California, fece, sempre per via delle complicanze, un milione di morti in giro per il mondo, di cui oltre 16 mila in Europa. Eppure noi non ce la ricordiamo affatto, non è rimasta nella memoria nemmeno la foto di Obama che si fa vaccinare, né, durante la sua diffusione, qualcuno si sognò di recludere le persone per evitare il contagio. Questa volta il coronavirus viene dalla Cina ed è subito pandemia. L’elemento per così dire culturale ancorché primitivo – e in Zaia con i suoi cinesi che mangiano i topi vivi ne abbiamo un esempio a tutto tondo modellato in materiale organico sulla cui natura non mi pronuncio – ha giocato da moltiplicatore patologico, in accordo  e sinergia  con la gestione geopolitica della vicenda subito sfruttata da Washington e dai alcuni suoi reggicoda europei. Così il governo di Pechino si è subito reso conto che il virus sarebbe stato usato come una pistola contro la nuova via della seta e ha reagito con estrema decisione in maniera da trasformare la minaccia in una vittoria morale.

Ma questa è soltanto una cornice che di per sé non è in grado di spiegare cosa sia successo dopo, ovvero la grande paura del tutto sproporzionata agli eventi o sarebbe meglio dire inattiva di fronte a situazioni sostanzialmente analoghe: la ragione fondamentale sta in parte nell’occasione colta da poteri che si sentono minacciati dopo decenni di pesca miracolosa nelle tasche fisiche e metaforiche dei ceti popolari e tentano per via epidemiologica di ottenere quel controllo totale della società che non sono ancora stati in grado di conseguire in maniera definitiva. Così si è soffiato sul fuoco usando i numeri in maniera scorretta e dolosamente emotiva, soprattutto truccando i numeri riguardanti le statistiche di letalità che secondo le ultime rilevazioni  coreane, le uniche non basate su modelli astratti, ma su screening di massa nelle zone più colpite dal virus, sono fino a 35 volte più basse di quelle correnti. L’azione è stata inversamente proporzionale alla credibilità e alla capacità dei governi in carica e non a caso la massima estensione dell’angoscia si è avuta in Italia dove l’epidemia è servita alla sopravvivenza di un ceto politico ampiamente screditato e asservito ai poteri euro finanziari, tanto da creare un situazione di crollo del Paese al fine di renderlo un boccone più facile. Tutto ciò non sarebbe ancora stato possibile se non ci fosse una diffusa sensazione di fine di  un’era, se non ci fosse la disillusione per un rosario neoliberista che ha impoverito e privato di diritti una grande massa di persone, se non ci fosse un disorientamento totale che in qualche modo alimentano un millenarismo nascosto dietro e dentro la paura. E’ spesso accaduto nella storia che vi fossero eventi divenuti in qualche modo metafora di un passaggio di epoca: e se anche la paura dell’anno mille è una pura invenzione dei secoli successivi,  in effetti in quel torno di tempo il mondo stava cambiando radicalmente, cosa di cui ci si accorse a posteriori; insomma  i “segni” hanno sempre grande importanza. Purtroppo la sensazione o forse la speranza che l’epidemia spazzi via l’invivibile status quo si scontra con l’occasione che quest’ultimo ha di sfruttare il virus innanzitutto per nascondere le magagne di un sistema che sta distruggendo la democrazia per la maggior gloria e potere dell’oligarchia finanziaria e dei sui castelli di carte, ma poi anche la scarsa attenzione alla salute come diritto fondamentale che si concreta con lo smantellamento delle sanità pubbliche.

Ma c’è anche un altro piano da considerare ed è quello che proprio in questa logica così lontana dalle speranze e utopie che sono il sale della politica, diventa fondamentale la capacità organizzativa delle società e quelle occidentali, dove è stato distrutto il senso di comunità e di solidarietà  stanno facendo una misera figura di fronte a quelle orientali dove ancora esiste un altro senso della vita. Non parliamo nemmeno della Cina dove lo sforzo di contenimento è stato gigantesco e reso appositamente visibile in quanto risposta a un atto di guerra economico – psicologica, ma anche di Corea del Sud e di Giappone dove esistono molti contagiati accertati: qui non c’è stato il blocco delle attività e dell’economia, si sono subito prese le misure per trattare i soggetti a rischio, l’infezione per quanto possibile è stata circoscritta con ordine senza alcuna necessità della galera casalinga come in Italia, ma dove anche non ci sono stati i tentennamenti occidentali, ne le invocazioni stupide alla immunizzazione di massa e dove l’epidemia è stata presa a pretesto di favorire ancora di più i poteri forti: valga per tutti  il provvedimento voluto in Usa da Nancy Pelosi, che esonera le aziende di oltre 500 dipendenti dal pagamento di indennità di malattia e diminuisce le stesse del 20 per cento per quelle al di sotto di tale soglia. Siccome il pesce puzza dalla testa si pensi che la chiusura delle scuole è stata oggetto di feroci dibattiti per il fatto che le aule americane servono più come servizio di sorveglianza e di distribuzione di cibo che come luogo di apprendimento: un sempre maggior numero di padri e madri devono avere più lavori semplicemente per campare e non possono badare ai figli. Nella sola area di Los Angeles il 70% di tutti gli studenti è al di sotto della soglia di povertà e fa affidamento sul sistema scolastico per la maggior parte dei pasti. Situazioni che ormai cominciano a verificarsi dovunque nell’occidente, ma i detentori del potere, quelli che hanno umiliato la sanità, non sanno trovare altro che demonizzare la Cina oppure la Russia dalla quale proverrebbero fake news sull’epidemia. Tutta la pena di una fine d’epoca.

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