Poveri ricchi

perso Anna Lombroso per il Simplicissimus

In forma ricorrente e come se non bastasse quello che ci viene inflitto ogni giorno in perdita di garanzie e diritti, oltre che di beni e di tutele sociali che abbiamo contribuito a creare, siamo anche costretti a subire l’affronto di “datori di lavoro” che lamentano di dover dichiarare fallimento perché nessuno risponde alle loro offerte di lavoro, preferendo di gran lunga quella forma di parassitismo studiata apposta per bamboccioni  indolenti e pigri e flaneurs,  rappresentata dal reddito di cittadinanza.

Proprio in questi giorni ne circolava uno di questi accorati appelli: il gestore di un caffè di Rovigo lamentava di essere costretto a  chiudere i battenti per mancanza di personale. Gli ha risposto dalle colonne del Gazzettino la barista che aveva lavorato nel locale senza contratto, senza assicurazione, senza contributi pagata in contanti di tanto in tanto con la cifra di 300 euro per sei mesi.

Eppure par di sentirli quelli delle varie maggioranze silenziose che di volta in volta si materializzano, i cumenda col cappotto di cammello e le sciure col visone di Corso Vittorio Emanuele di un tempo, gli elettori del cavaliere: “lavoro, guadagno, spendo, pretendo” e oggi molta di quella società signorile, quella cerchia che non si arrende a essere diventata classe disagiata e che gode di una autoproclamata superiorità sociale e anche morale perché è riuscita a conservare qualche garanzie e qualche rimasuglio di benessere e privilegio e che riservano la loro riprovazione alle nuove generazioni, purchè siano frutto di lombi altrui, accusate di essere troppo viziate, poco determinate, troppo esigenti, poco duttili. Quelle che dovrebbero prestarsi a lavori precari, servili, umilianti, malpagati,  per liberare il paese dalla morsa ricattatoria della competizione messa in atto dagli immigrati, disposti, loro sì, a fare di tutto senza lagnarsi, senza esigere, senza pretendere, come è doveroso fare quando c’è la fame.

Ma anche la fame è un concetto relativo, oggetto di statistiche elastiche e fantasiose come quelle sul numero di disoccupati nel quale non rientrano gli scoraggiati che vivono in quella zona grigia ai margini, che il lavoro non lo cercano più perché sono disperati, che non vengono considerati disoccupati ma inattivi o uomini persi, o quelli che invece vengono annoverati tra gli occupati perchè   lavorano un’ora alla settimana.

E infatti ben oltre la media del pollo di Trilussa l’aritmetica degli analisti esclude dalle geografie della miseria chi può offrirsi “consumi eccedenti”  il livello di sussistenza  pari a 500 euro mensili pro capite, sicchè circa cinquanta milioni di italiani sarebbero comunque abbienti  per la semplice circostanza di “vivere sopra la soglia di povertà”. Peccato che il pallottoliere usato per questi calcoli sia quello del dopoguerra e di prima della vittoria della lotta di classe dei ricchi contro i poveri e che gli standard che distinguono chi gode di un certo benessere dai nuovi poveracci, siano quelli di allora, il bagno in casa, l’acqua corrente, il riscaldamento.

Mentre gli indicatori di oggi dovrebbero essere tarati sulla crisi greca, sulla guerriglia dei gilet gialli, sulla nostra incazzatura quotidiana, perché è vero che non facciamo a meno del cellulare, ma è altrettanto vero che dobbiamo rinunciare alle spese mediche, non contribuiamo alle performance delle scuole pubbliche obbligate a dividere gli scolari in gerarchie di merito corrispondente agli investimenti familiari, la tredicesima serve a pagare tasse e mutui arretrati, la pensione di chi ce l’ha è in parte destinata a mantenere gli studi dei nipoti o a foraggiare improbabili iniziative di discendenti che affittano la casetta al paese come B&B, come succede nelle società “dell’arrangiarsi”, dove le dinamiche del benessere appena un poco più su della sopravvivenza non sono più dovute ai redditi da lavoro.

Si è fatta strada una regressione del pensare comune che istiga alla resa e alla rinuncia: quella al riconoscimento dell’esperienza, della vocazione, del talento, della preparazione e quella alla dignità.

Non molto tempo fa Ichino, che in passato si presentò in qualità di penoso caso umano per via della precarietà insita nella funzione di rappresentante del popolo eletto democraticamente che implorava una compassionevole rielezione, invitava l’Italia a copiare la Germania che ha esaltato le opportunità della libera contrattazione decentralizzata, allineando i contratti e dunque i salari alla produttività. Il risultato desiderabile che si raggiungerebbe da noi, sarebbe quello di diminuire le paghe nel Sud, dove il costo della vita è inferiore come anche le pretese e la domande di beni, incoraggiando le imprese a assumere e favorendo l’occupazione.

C’è da giurare che questa modesta proposta, che purtroppo non ha l’intento satirico di quella di Swift, anche se il cannibalismo c’entra, avrà un posto di rilievo nell’agenda delle regioni guidate da Lega e Pd che rivendicano l’autonomia, e anche nelle prossime esternazioni di Prodi in merito all’auspicata riduzione dei sindacati a uno solo, perché corona il sogno liberista di una determinazione dei salari  a livello di ciascuna azienda e senza restrizioni su base nazionale, a coronamento definitivo delle politiche del lavoro del fronte riformista, cancellazione dell’articolo 18, Jobs Act, mobilità e legittimazione del caporalato, come sta avvenendo con il caso degli appalti navali Fincantieri, a Marghera e Monfalcone e il reclutamento e gestione della manodopera straniera sul mercato transnazionale.

La rinuncia, l’accontentarsi, l’abiura dei diritti in cambio della sicurezza aleatoria della paga, che poi si riduce a quella della fatica, fa parte di una vera e propria dottrina che ci insegna che la mobilità è una forma di avventurosa e appagante libertà, che il cottimo ha una moderna qualità di indipendenza se quelli di Foodora vengono considerati dalla piattaforma “lavoratori autonomi” –  contro leggi, regole e anche la Cassazione che ha finalmente stabilito il loro status di lavoratori subordinati.

Con l’arrivo della bella stagione si moltiplicheranno le segnalazioni di stabilimenti, hotel, pensioni, bagni in cerca di personale, proprio in quella pingue Emilia Romagna che ha registrato il successo degli autori della cancellazione definitiva dei valori, delle prerogative e delle conquiste del lavoro, dove da anni si è consolidato un sistema di potere  del PD, delle COOP, dell’Unipol, della CGIL, dei patronati che formano una rete indissolubile  di relazioni politico-clientelari in stretto accordo con la Confindustria, le banche locali, ben visto dagli avventizi dell’antifascismo della “diversamente destra” che ci vuol persuadere che i cantieri della Tav portino pane e lavoro, che la mafia sia un fenomeno calabrese e siciliano,  che ragione e buonsenso indicano che se non sai mantenere al meglio il tuo patrimonio è meglio svenderlo, che se in ospedale non hai l’assistenza che meriti è opportuno rivolgersi alle assicurazioni indicate dalle confederazioni, ormai diventate procacciatrici di fondi.

È triste ma vero, solo la fame, quella vera potrà portare il riscatto, far ritrovare la dignità, muovere la collera verso la liberazione.

 

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20 responses to “Poveri ricchi

  • Anonimo

    “Hanno tenuto in poco conto la strategia, sono stati poco lungimiranti, forse per cinismo ed avidità ( o incapacità e stanchezza?) si sono comportati un po’ come coloro che hanno lascito crollare il ponte di Genova.

    Ricordo bene quando ho iniziato a lavorare negli anni novanta, che parecchi lavoratori anziani a riguardo della progressiva riduzione-discriminazione dei diritti dei più giovani dicevano cinicamente, frasi del tipo: ” beh, tanto questi sono giovani , ce la faranno da soli a riconquistarsi i propri diritti”
    oppure genericamente ” beh , tanto sono giovani, posso per alcuni anni scarificarsi ( sostanzialmente) al mantenimento dei Nostri diritti di “anziani”, in fondo hanno una vita ( squallida?) davanti”.Mo’ gli anziani si lagnano se dei giovani abboccano alla propaganda degli anziani che hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità, ma in parte hanno vissuto sopra il sacrificio dei diritti dei più giovani.
    Un giovane cinicamente potrebbe rispondere ad un anziano ( ormai secondo luogo comune, rimbambito ed egoista…): “ma cosa ha questo vecchio rinco da lagnarsi per la pensione, io forse manco la prenderò, ma per ora la dovrei pagare in anticipo a lui”.”

    Si potrebbe dire, la banalità del cinismo, il butterfly effect.

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  • Poveri ricchi — Il simplicissimus – Revolver Boots

    […] via Poveri ricchi — Il simplicissimus […]

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  • jorge

    spesso definiamo “atomizzati” gli individui, altrttanto spesso si dice che dei poteri piu o meno nascosti provocano rivoluzioni arancioni, rivoluzioni azzurro sardina, e via dicendo, anche gialle di maio

    evidentemente gli individui “atomizzati” non aspettano altro che farsi “riaggregare” da parole d’ordine che in effetti sono pure primitive, talvolta rasentano l’autolesionismo ai danni di chi se ne fa affascinare

    questa contraddizione tra atomismo , ed una aggregazione che per giunta avviene su idee alquanto rozze e triviali oppure da pesce in barile, non viene sufficientemente osservata capita e valorizzata

    l’ostacolo alla comprensione è una certa visione “complottista”, per cui ci si compiace a parlare delle mene di servizi segreti, gruppi di pressione finanziari, o comunque occulti e talvolta neanche tanto, concedendo a questi quasi una patente di onnipotenza

    Ciò fa dimenticare che, un movimento come quello delle sardine, i cui capi sono al soldo di precisi poteri forti, non sarebbe nato senza una massa di giovani magari ingenui, che pur tra mille difficoltà in certe zone d’italia ancora vivono un pò meglio che nel lazio o in liguria, sì da voler difendere la loro identità regionale e da avere quel minimo di serenità per sentire come barbarie l’incipiente salvinismo o giorgiamelonismo

    Ovvero, l’esigenza del giovani alla base di tale movimento è comprensibile e per certi versi anche giusta, determinati poteri la hanno prima individuata e poi strumentalizzata, e con molta faciltà hanno titato fuori quei giovani dalla “atomizzazione” che evidentemente era piu apparente che reale, serviva un detonatore che rappresentasse le loro ansie e la loro preoccupazioni

    Si potrebbe fare il caso delle rivoluzioni dei gelsomini, in Egitto per la crisi mondiale, ed il cessare dei molti miliardi di dollari Usa di aiuto a Mubarak, collegato ai tagli seguenti le eccessive spese belliche di bush, vi fu una delle tante rivolte del pane parallelamente alle lotte di braccianti ed operai delle zone cotonifere, la prima industria de paese.

    Solo a partire da questo, e non per l’onnipotenza dei complotti, i servizi segreti usa poterono dare il loro apoggio a giovani dissidenti borghesi e poi soprattutto all’islam politico, a seguito di ciò si vide che il dividi et impera e la atomizzazione imposte a quelle popolazioni dai loro regimi erano piu apparenti che reali, il ruolo di detonatore e fattore aggregante svolto dall’islam infine fu capace di aggregare lo scontento in egitto ma anche nel nordafrica tutto rovocando ovunque cambi di regime

    E’ quindi sbagliato assolutizzare ed ontologizzare la “atomizzazione”, ciò diviene atresì ridicolo giacchè gli stessi che compiono questo errore poi assolutizzaano la capacità dei servizi segreti e dei poteri occulti di mettere in movimento ovunque ed in ogni momento vogliano qualsiasi movimento sociale di massa, come si vede costoro cadono in una palese contraddizione in termini,

    Ad essi sfugge che dinamiche di cambiamento sociale sono sempre latenti e spesso inizialmente effettive, solo grazie a questo i poteri dominanti hanno imaparato a gestirle così bene, fornendo il detonatore e l’avanguardia aggregante che poi fanno andare avanti la dinamica senza che essa si arresti, dandole la forma di movimenti arancioni gialli azzurri e cosivvia. i quali risultano incompatibili con la presunta atomizzazione ontologica delle masse

    ma tant’è, la mentalità comlottista è assolutamente reazionaria perchè misconosce e svaluta, con grave danno per le classi subalterne, la latenza ed inciipenza dei movimenti di trasformazione sociale di cui invece il potere è consapevolissimo e che per questo si affretta a gestire ed a distorcere, usando quei complotti che senza la latenza di siffatti movimenti sociali autonomi niente potrebbero determinare

    La cecità della visione complottista è però ancor piu profonda ed ignorante della storia, essa non si avvede del fatto che i poteri forti o i servizi segreti, hanno imparato a fare quello che, con maggiore possibilità di successo, aveva sempre fatto la sinistra rivoluzionaria, ovvero mettere in campo una avanguardia capace di fungere da fattore aggregante e da detonatore alla uscita da una atomizzazione che ontologica non è, una avanguarda che crei comunicazione e legami tra le latenti e spesso effettive manifestazioni di antagonismo

    i 5 stelle hanno impiegato almeno una decina se non 15 anni a sviluppare, collegando in maniera reazionaria varie forme di scontento e di antagonismo, una esperienza politica che è stata maggioritaria, una avanguerdia di classe non può avere il supporto di steve bannon e di complotti di varia natura e forma, ma può contare sul superiore vantaggio di fornire visioni e pratiche che non deludono nel giro di qualche anno se non di pochi mesi.

    ovviamente una cosa del genere può funzionare solo se ci si distacca nettamente dalle ideologie della classe dominante la quale attraverso di esse è sempre capace di rimettersi alla testa di ciò che si muove, il collante della classe può essere solo la consapevolezza della condizione oggettiva della classe e non collanti esteriori a tale condizione, mero grimaldello e cavallo di troia della classi dominanti

    la cosa più sbagliata è sposare tutte le tendenze interclassiste reazionarie, e dopo che queste hanno tenuto subalterne le masse in movimenti che contraddicono la loro “atomizzazione”, avere la faccia tosta di accusare le masse deluse e disperse di essere ontologicamente “atomizzate”. Per poi apoggiare il loro successivo movimento subalterno ad una nuova idelolgia borghese , e mai accorgersi di autocontraddirsi prlando ora di atomizzazione ontologica, ora di movimenti da appoggiare

    in riferimento al commento di daniela, il eggioramento di tutto uò causare si una reazone ositiva, ma solo se c’è una avanguardia cosciente che sappia operare leggendo le dinamiche reali, altrimenti non c’è limite alla barbarie

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    • Anonimo

      “ma tant’è, la mentalità comlottista è assolutamente reazionaria perchè misconosce e svaluta, con grave danno per le classi subalterne, la latenza ed inciipenza dei movimenti di trasformazione sociale di cui invece il potere è consapevolissimo e che per questo si affretta a gestire ed a distorcere, usando quei complotti che senza la latenza di siffatti movimenti sociali autonomi niente potrebbero determinare”

      Jorge sembra abbozzare analisi semplicistiche e perciò fallaci, partendo da infallibili (???) teorie marxiste.

      @Jorge, parlando del caso Moro, era un avanguardia
      ( democristiana…) che voleva portare il PCI al governo, oppure era uno che tentava di corrompere il PCI, come individuato dalle BR, che poi ( con qualche aiutino ???)lo hanno ammazzato ?

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      • jorge

        quanto ci potrebbe essere di sbagliato in ciò che dico va argomentato e dimostrato, cosa di cui evidentemente non sei capace, e allora ti aggiungi ai tanti denigratori aprioristici del marxismo, che tra l’altro in questo caso non c’entra neanche

        la tua sarebbe l’induzione di cui parlavi ? L’induzione deve portare a generalizzazioni, leggi o quanto meno regolarità, da cui dedurre il chiarimento del caso particolare, magari quello da cui era partita l’induzione.

        induzione e deduzione devono stare in questo rapporto, la fisica tiene in questo rapporto induzione e deduzione, ed il marxismo , funzionando in questo modo, funziona come la scienza moderna

        la tua induzione, che non porta a generalizzazioni capaci a loro volta di determinare, ovvero di delimitare il particolare affinchè non sia soggettivismo, sogno , ideologia, può essere definita induzione cazzocane

        dopo il femminismo immigrazionista, ci hai chiarito il metodo con cui hai costruito tale teoria, ovvero la induzione cazzocane

        contrapponendo induzione e deduzione, sei entrato definitivamente nella storia, forgiando appunto il metodo della induzione cazzocane

        moro ed il compromesso storico che c’entrano ?? qua non c’entra neanche l’induzione cazzocane, aumenta quindi la dose di purgante, sperando che almeno un po ti purghi anche il cervello

        35 commenti di risposta al mio, roba da elettroshoc

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      • Anonimo

        I tuoi argomenti ad personam sono invece evidenti…ripeto la domanda ( si argomenta quando si è in presenza di argomentazioni e non di sostanziali contorte mistificazioni o deliri…):

        Moro era un avanguardista, o un corruttore del comunismo italiano ?

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      • Anonimo

        Vedo Jorge nervoso e scomposto( alla facci dell’elettro shock che servirebbe a me…)…ho forse messo un dito nella piaga ?

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      • Anonimo

        “L’induzione deve portare a generalizzazioni, leggi o quanto meno regolarità, da cui dedurre il chiarimento del caso particolare, magari quello da cui era partita l’induzione.”

        Lo sfascio veloce di ogni diritto del lavoro conquistato ( e non tramandato ai giovani…) degli eroici comunisti o ribelli italiani,
        Può essere un regolarità ?

        Non le sembra così evidente ?

        Il fatto che il partito comunista ( partito di riferimento dei lavoratori…) avesse all’interno personaggi tipo Dalema, Veltroni e Napolitano, non significa forse che sti ribelli non erano riusciti ad materializzare in politica le loro istanze in modo efficace ?

        Cioè, questi ribelli, avanguardie o meno erano, forse, in buona parte degli ( mitici ed eroici per Jorge…) incapaci ( senza offesa…)?

        Forse seguendo le mitiche teorie marxiste erano troppo audacemente spontanei, un po’ all’ armata Brancaleone ?

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      • Anonimo

        1° “moro ed il compromesso storico che c’entrano ?? qua non c’entra neanche l’induzione cazzocane, aumenta quindi la dose di purgante, sperando che almeno un po ti purghi anche il cervello”

        2° “35 commenti di risposta al mio, roba da elettroshock”

        1° se c’è l’occasione di portare un partito comunista la governo, che almeno ai tempi avrebbe dovuto essere dalla parte dei ribelli, per tradurre più facilmente in diritti le rivendicazioni dei ribelli, per Jorge questo è un fatto secondario…ma cosa conta per lui le sgangherate baruffe chiozzotte spontaneiste che inevitabilmente si traducono in un fallimento ?

        Jorge si che ha la lungimiranza di uno stratega, con gente come lui “stamo so ‘na botte de fero”.

        35 commenti e forse 1/2a argomentazione di Jorge per confutarli…per il resto delirii…

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      • Anonimo

        I lavoratori italiani degli anni ’60-70, hanno conquistato, in una congiuntura storico politico economica favorevole ( si veda anche il pericolo comunista del patto di Varsavia, la Cina, il Vietnam, ecc….).
        Parecchi hanno fruito a piene mani di detti diritti, magari richiedendo anche privilegi, e così si sono passati il tempo senza preoccuparsi di consolidare e manutener l’edificio dei diritti del lavoro, che così, si sono ammallorati sotto la pressione capitalista.

        Hanno tenuto in poco conto la strategia, sono stati poco lungimiranti, forse per cinismo ed avidità ( o incapacità e stanchezza?) si sono comportati un po’ come coloro che hanno lascito crollare il ponte di Genova.

        Ricordo bene quando ho iniziato a lavorare negli anni novanta, che parecchi lavoratori anziani a riguardo della progressiva riduzione-discriminazione dei diritti dei più giovani dicevano cinicamente, frasi del tipo: ” beh, tanto questi sono giovani , ce la faranno da soli a riconquistarsi i propri diritti”
        oppure genericamente ” beh , tanto sono giovani, posso per alcuni anni scarificarsi ( sostanzialmente) al mantenimento dei Nostri diritti di “anziani”, in fondo hanno una vita ( squallida?) davanti”.

        Mo’ gli anziani si lagnano se dei giovani abboccano alla propaganda degli anziani che hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità, ma in parte hanno vissuto sopra il sacrificio dei diritti dei più giovani.
        Un giovane cinicamente potrebbe rispondere ad un anziano ( ormai secondo luogo comune, rimbambito ed egoista…): “ma cosa ha questo vecchio rinco da lagnarsi per la pensione, io forse manco la prenderò, ma per ora la dovrei pagare in anticipo a lui”.

        Sembra che gli adulti abbiano tutti i diritti di abboccare alla propaganda, mentre ai giovani ( soprattutto cesti giovani, quelli NON figli di papà…), sia strettamente vietato farlo.

        Ma prima o poi ritornerà Jorge a rincuorarci con i suoi sermoni marxisti, rallegriamoci.

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      • Anonimo

        ” l’induzione cazzocane, aumenta quindi la dose di purgante, sperando che almeno un po ti purghi anche il cervello”

        guardi già le sue chiacchiere sono delle purghe efficacissime, ma non per il cervello.

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    • Anonimo

      “Ad essi sfugge che dinamiche di cambiamento sociale sono sempre latenti e spesso inizialmente effettive, solo grazie a questo i poteri dominanti hanno imaparato a gestirle così bene, fornendo il detonatore e l’avanguardia aggregante che poi fanno andare avanti la dinamica senza che essa si arresti, dandole la forma di movimenti arancioni gialli azzurri e cosivvia. i quali risultano incompatibili con la presunta atomizzazione ontologica delle masse”

      D’accordo, oggettivamente il potere manipola benissimo le forme di ribellione,si va dagli onestissimi 5S, agli scioperi categoriali dei facchini-corrieri ( che a quanto pare da quel che ci dice anche Jorge sembrano inspirati dal motto : chi ci ama ci segua… e fui così che rimasero soli…), alle strabilianti sardine… il potere manipola i motti di ribellione si diceva, e li fa sembrare grotteschi o ridicoli.

      Confronto seri Francia-Italia: varie riforme delle pensioni ma anche lois du travail, svariati scioperi generali nel decennio, ritiro dei progetti di riforma delle pensioni, più e più volte, strategia della tensione per contrastare la ribellione alla lois du travail.

      Dopo : Gilet jaunes, tipo un anno di proteste settimanale, violenta repressione delle stesse… congiunzione fra gilet jaunes ampi rappresentati delle classi subalterne, con gli scioperanti per le pensioni ( non si è ricorso questa volta alla strategia della tensione, ma solo a repressione).

      Italia: sciopero di categoria di facchini e corrieri con un impostazione poco “ecumenica” e un po’ presuntuosa alla “chi ci ama ci segua”… una anno di proteste e repressione o poco più, qualche vantaggio per la categoria (?),nessuno sciopero generale, fine.

      È un complotto dei poteri forti, o i facchini ed i corrieri erano poco carismatici-coinvolgenti ( erano avanguardie del proprio particulare…),erano troppo settoriali ?

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  • Daniela R.

    Non sono tanto ottimista da pensare che la fame basterà, perché non sempre (vedi Grecia) essa ingenera rivolta.
    Paura, rassegnazione, divisione, perdita di diritti e distruzione non casuale di legami, incapacità non dico di progettare ma anche di immaginare che le cose possano e debbano andare diversamente… E’ finita.
    L’unica speranza possibile sta nel condurre alle estreme conseguenze questa devastazione. Oltre la fame.

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  • Anonimo

    Si può vedere:

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  • Anonimo

    L’attuale (s)governo , si legge, ha intenzione di eliminare e ridurre le aliquote irpef più elevate,ed ha intenzione o di eliminare o ridurre le deduzioni del 19% per spese mediche o per tasse universitarie, ad esempio… in buona sostanza ha intenzione di prvilegiare i benestanti e penalizzare di più poveri-disgiati…

    toh, “””””””””””””””””ma che bel cambiamento”””””””””””””””””” rispetto a Salvini…

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  • Poveri ricchi | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – In forma ricorrente e come se non bastasse quello che ci viene inflitto ogni giorno in perdita di garanzie e diritti, oltre che di beni e di tutele sociali che abbiamo contribuito a creare, siamo anche costretti a subire l’affronto di “datori di lavoro” che lamentano di dover dichiarare fallimento perché nessuno risponde alle loro offerte di lavoro, preferendo di gran lunga quella forma di parassitismo studiata apposta per bamboccioni  indolenti e pigri e flaneurs,  rappresentata dal reddito di cittadinanza. […]

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