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Croce uncinata su Hong Kong

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Qualche giorno fa nel post Gas illuminante  mi sono occupato dell’inaugurazione del grande gasdotto Russia – Cina che costituisce il concreto atto di nascita del grande blocco continentale euroasiatico che si contrappone all’impero americano. E forse non è un caso che il Washington Post proprio nei giorni segnati da questo avvenimento abbia pubblicato, grazie anche alla documentazione resa disponibile sulla base del Freedom of Information Act, una complessa indagine sulla guerra Afghanistan con oltre 400 testimonianze fornite da diplomatici americani, generali e dirigenti della Nato che mostrano come i rapporti  i rapporti sul conflitto sono stati regolarmente falsificati per ingannare il pubblico sulla reale situazione. Certo il tutto arriva 18 anni dopo l’inizio del conflitto, viene presentato in funzione anti Trump che è ormai letteralmente prigioniero di una guerra che è già persa da un decennio ma dalla quale potrebbe effettivamente ritirarsi solo con l’aiuto della Russia di Putin, insomma più che una rivelazione fa parte dell’ipocrisia occidentale che si identifica prima con la bugia e infine con la verità fuori tempo massimo.

Ma cosa c’entra questo con il gasdotto? In pratica tutto perché anche da questo, come se non bastassero le vicende irachene e siriane, emerge che gli Usa ( con l’aiuto dei Paesi europei più attivi in questo campo come la Francia), non hanno mai davvero attuato la famosa guerra al terrore, che anzi hanno creato, usando questa giustificazione per occupare o destabilizzare aree strategicamente importanti per mantenere l’egemonia e ostacolare  le politiche energetiche e la vita dei paesi rivali come la Cina, l’Iran e la Federazione Russa. L’Afganistan è stato scelto come area strategica per la destabilizzazione dell’Asia centrale, cruciale per i progetti dell’integrazione sino-russa come l’Unione economica eurasiatica e la nuova via della Seta così come il rovesciamento del governo siriano avrebbe garantito a Israele una maggiore capacità di espandere i propri interessi in Medio Oriente, nonché di indebolire il principale alleato regionale ovvero l’Iran. Non c’è alcun interesse verso i cosiddetti diritti umani o alla democrazia, ma solo il tentativo  di mantenere indefinitamente l’ egemonia globale. 

Questo modus operandi è ormai entrato in crisi perché ha suscitato impreviste reazioni immunitarie  che hanno spesso portato ad ottenere il risultato contrario a quello voluto: le campagne in Iraq si prefiggevano di allontanare l’influsso iraniano che invece oggi è di gran lunga aumentato e la stessa cosa dicasi della Siria, il golpe Ucraino fu studiato per impadronirsi della strategica Crimea e adesso questa è direttamente in mano russa, l’Afganistan non ha fermato nulla, ma anzi ha accelerato i processi di contrasto all’egemonia statunitense. Tuttavia l’insieme di questa strategia che si muove sottopelle  alle tesi di facciata, lascia le sue tracce con la globalizzazione dei gruppi e delle forze usate per le operazioni di destabilizzazione: vediamo i terroristi spostarsi dalla Libia alla Siria, poi formare l’Isis, poi infiltrare altre aree come ad esempio le Filippine e adesso possiamo persino vedere le formazioni neonaziste che spadroneggiano su ciò che resta dell’Ucraina, sbarcare a Hong Kong per sostenere il tentativo di destabilizzazione  di questa antica porta della Cina portato avanti grazie alle mafie locali. Sono impegnati nell’addestrare i manifestanti  su come lanciare correttamente sommosse  come hanno fatto durante la “Rivoluzione di Maidan”.

Fanno parte del gruppo Gonor e hanno tatuaggi sulla parte superiore del torso con innegabili simboli di supremazia bianca e neonazismo quando non con la croce uncinata. Uno dei suoi membri è Serghiei Sternenko che ha diretto la sezione di Odessa di Right Sektor in Ucraina quando ha dato fuoco alla Camera dei sindacati il ​​2 maggio 2014, uccidendo 42 persone e ferendone centinaia nella violenza di strada. Un altro membro, è  Serghei Filimonov, una volta a capo della sezione di Kiev del battaglione Azov, il quale  ha condiviso un video di se stesso e di altre figure dell’estrema destra ucraina a Hong Kong e ha pubblicato “Hong Kong ci ha accolto come parenti”. Il video mostrava anche che uno dei suoi soci aveva ottenuto misteriosamente un passi da giornalista. Naturalmente godono di coperture di facciata: Il Free Hong Kong Centre, un progetto pro-Unione Europea chiamata Liberal Democratic League of Ukraine, che ha pubblicato una dichiarazione che descrive i neofascisti come “semplici attivisti”.

L’arrivo ad Hong Kong di questi baldi giovanotti nazisti segue alle trattative che alcuni oscuri settori della città aperto col governo cinese, facendo temere la fine prossima ventura dei tentativi di destabilizzazione ed ecco che compaiono questi nuovi personaggi per non far esaurire la rivolta. Insomma l’osmosi è a tutto campo e non si preoccupa nemmeno più di mostrare una qualche coerenza o plausibilità: Imperium non olet anche se è merda.

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