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I videovendoli

zoro brinda al nuovo governoL’altro giorno risalendo lo Stivale in auto con la radio accesa ho assistito a un imperdibile siparietto: in una delle più note radio commerciali si sono messi a parlare dell’hotel di lusso che non so quale società, ovviamente americana, vorrebbe costruire in orbita attorno alla terra per far godere ad ipotetici clienti miliardari il brivido dello spazio. Vabbè l’ennesima cazzata per gli omnipotisti, ovvero quelli che si bevono tutto come fosse acqua cristallina, ma nel citare la notizia il conduttore, che dalla voce pareva un trentenne stagionato, si è chiesto come mai questo hotel immaginario si sarebbe dovuto chiamare von Braun nome mai sentito e cosa c’entrasse con lo spazio. Poi tentando di spiegare che l’albergo avrebbe avuto una forma a ciambella rotante su se stessa in modo da simulare una gravità uguale a quella che c’è sulla luna ovvero tre volte quella della terra: insomma Galileo, Newton, Einstein e la corsa allo spazio azzerati nel giro di nemmeno 20 secondi da un tizio che probabilmente fa ascolti a cinque zeri e sul quale la scuola deve essere passata come acqua sull’impermeabile di Humphrey Bogart.  Mentre costui continuava il discorso ho capito: il suo bagaglio culturale riguardo alla cosiddetta conquista dello spazio che è poi solo l’occupazione, in parte militare dei primi 36 mila chilometri sopra la superficie del pianeta, non nasce dalla conoscenza anche minima delle circostanze e delle ragioni che hanno dato l’avvio a questa corsa e men che meno dalle conoscenze fisiche che l’hanno resa possibile, ma dalle saghe  cine televisive, tipo star trek e guerre stellari, ovvero quelle più infantili di una fantascienza ormai ben lontana da Asimov, Dick o Bradbury. Egli sa tutto del dottor Spock, ma Werner von Braun gli è sconosciuto. E opportunamente ignora che  lo stesso personaggio è stato l’organizzatore della missilistica di Hitler come di quella americana.

Ora è pur vero che la conquista della luna ha buone probabilità di essere solo un film, ma questo rende ancora più grave il fatto che da adolescenti ingenui si passi ad essere degli adulti rincoglioniti che vedono il mondo reale con gli occhi, i criteri e l’animus di una serie televisiva producendo un inversione cognitiva . Il problema è che anche la politica e tutto ciò che concerne la struttura della società viene passata attraverso questo filtro che funziona al contrario facendo passare le cose più grossolane e trattenendo ogni esprit de finesse. Così per anni, grazie al berlusconismo e alla reazione di rigetto che ne derivava si sono affermati personaggi della clientela piddina che pretendevano di fare politica non grazie a concetti, ma al più banale luogomunismo basato sul feticismo parolaio. E infatti adesso salta fuori un cazzo buffo in arte Zoro il quale  ha la faccia di dire che quattro ministri del nuovo governo sono comunisti e precisamente quell’avanzo di Bce di Gualtieri, Speranza che dopo aver finto una qualche opposizione si piegò ad approvare il job act e tutti gli altri provvedimenti contro il lavoro dei Governi Renzi e Gentiloni, un tale Amendola renziano di ferro e lo sconosciuto Provenzano di cui si sa solo che alle scorse politiche rifiutò di candidarsi perché era stato messo al secondo posto invece che al primo ed è uno che ha sempre vissuto neo sottobosco della spesa pubblica.

Ora non so dove questo Zoro abbia abbia avuto cognizione del comunismo, forse sull’albo di Topolino, ma non c’è niente di più lontano da quella grande speranza che personaggi di questo tipo. Ma ciò che qui ci interessa non sono le parole e i pensierini di questo rugantino di partito per mantenere lo spazio grazie al quale ha campato e anche bene nell’ultimo decennio, quanto il fatto che  esiste un pubblico che lo pensa come uno de sinistra e non uno che sta nella pancia del potere con lo specifico ed unico talento di non farlo capire a un pubblico estasiato dal finto coatto di lusso. E che magari può davvero concepire  che quattro ministri del nuovo governo neo liberista siano “comunisti”.  Del resto il successo di personaggi come questo che hanno invaso i media sotto diverse fattispecie  si spiega col fatto che esprimono lo stesso infantilismo politico di chi li segue in un orizzonte di primitivismo politico nel quale si può considerare comunista un renziano. Si  chiude così il corto circuito cognitivo che ha un resistenza critica prossima allo zero e un valore di tensione politica nullo: niente altro che un po’ di fumo mentre la luce si spegne.

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