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Minibot e botte da orbi

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Come ci si poteva ampiamente immaginare a Bruxelles è scattato l’allarme rosso minibot: l’approvazione di questo strumento, in sé quasi banale, da parte del Parlamento italiano è stato come un pugno sul naso per l’oligarchia eurista che in esso vede il declino in primo luogo del suo potere di ricatto. Il meccanismo è semplice ed è peraltro già stato proposto da anni in varie forme, soprattutto a sinistra:  lo Stato trasforma in titoli di credito gli enormi debiti che ha verso le aziende e queste ultime li utilizzano per pagare allo Stato tasse, contributi o quant’altro. Dunque non è affatto nuovo debito come si è affrettato a dire Draghi, né è di per sé una moneta parallela ma è solo un espediente, si spera efficace, per immettere liquidità nel circuito economico, liberando risorse. Come si vede si tratta di uno strumento puramente interno che non viola alcun trattato e che anzi nei trattati non è nemmeno preso in considerazione.

Tuttavia esso ha degli effetti assolutamente deleteri per il potere eurista: prima di tutto permette allo stato di emettere più titoli interni e meno titoli esterni trattabili sul cosiddetto mercato facendo diminuire così il ricatto dello spread che, val bene ricordarlo, ha valore sui titoli da immettere sul mercato e non su quelli già emessi ; in secondo luogo può permettere un aumento della spesa anche al di fuori dei diktat di Bruxelles che vengono espressi nella moneta ufficiale e infine  allontanano le mire, nemmeno tanto nascoste, anzi apertamente dichiarate dell’Eu, di gestire direttamente la fiscalità, per strappare allo stato ogni residua capacità di autonomia. Insomma i minibot non costituiscono una moneta alternativa, ma sortiscono molti degli effetti che potrebbe avere una moneta parallela. Basta ricordare che Varoufakis stava lavorando proprio in una direzione simile quando il governo di cui faceva parte fu strangolato dalla troika  che voleva evitare a tutti i costi che la Grecia ritrovasse un minimo di autonomia. Quindi non c’è affatto da stupirsi se a cominciare da Draghi per finire a molti analisti economici di sistema, si parla di minibot come una di una divisa parallela, per non parlare di tutta la cialtroneria di rete con rimborso spesa a piè di lista. Per certi versi è come se lo fosse  e alle brutte potrebbe davvero costituire il nucleo di un’uscita dall’euro se dovesse diventare uno strumento di pagamento universale al di fuori del mero meccanismo fiscale.

D’altronde in nessuna parte dei trattati europei viene evocato il divieto di titoli come quelli di cui stiamo parlando e le interpretazioni speciose che arrivano dalla Bce, dalla Banca d’Italia e dai loro sicofanti sono giuridicamente ambige perché il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (art. 128) e il Regolamento EC/974/98 (art. 2, 10 e 11) stabiliscono che le banconote e le monete metalliche in euro sono le uniche con corso legale nell’unione monetaria, mentre i minibot che comunque sarebbero espressi in euro avrebbero un valore solo in Italia e in ambiti limitati, dunque non violerebbero alcuna regola esattamente come accade per le monete celebrative con valori in euro stravaganti che vengono stampate a milioni. Inoltre corso legale significa solo che un creditore è costretto ad accettare il pagamento in quella divisa, non che debba o possa essere pagato esclusivamente con quella moneta: se lo desidera o lo trova conveniente può essere pagato con qualsiasi divisa o con qualsiasi valore alternativo. Togliere questa libertà al creditore farebbe cadere tutto l’impianto dell’economia capitalista. A parte queste considerazioni  è nella prassi di parecchi Paesi dell’Unione, compreso quello che fa la parte del leone, allestire una moneta sostanzialmente parallela: non è forse in qualche modo indebita creazione di denaro interno il fatto che  gli stratosferici debiti dei Länder tedeschi, equivalenti alla metà del debito pubblico italiano, non entrino nel bilancio federale, ovvero quello di cui si tiene conto nell’Unione eue considerazioni su debito – pil, oppure che la Francia crei euro sottobanco approfittando della gestione del franco Cfa delle sue ex colonie africane o che anch’essa espunga dal bilancio voci regionali che ne dovrebbero far parte? Ma tutto questo avviene sottobanco senza alcuna esplicita contestazione della delirante politica austeritaria visto che essa è opera degli stessi secondini della dottrina ordoliberista ai quali interessa continuare l’opera di rapina senza però pagare alcun dazio. Proprio perché i minibot italiani sono un segnale di ribellione la parte eurista del Parlamento farà in modo di impedire la loro nascita  effettiva dopo averla votata, semplicemente perché non aveva compreso di cosa si trattava, visto tra l’altro che l’intelligenza non è cosa necessaria e men che meno gradita ai poteri continentali: del resto già Tria e Conte hanno fatto sapere di essere dalla stessa parte di Draghi, riuscendo fin da subito a fare in modo che i minibot non possano essere usati nemmeno come strumento di pressione per resistere alla letterina di Bruxelles che di fatto chiede un nuovo grande massacro sociale .

Senza che ce ne accorgessimo siamo arrivati di fronte a uno snodo fondamentale della politica e della vita del Paese che ha poco a che vedere con miserabili appartenenze di comodo e che certo non si può affrontare con un  governo duale nel quale fra l’altro il premier e ministro dell’economia sono i principali rappresentanti del fronte avverso. Altro che rimpastino o rimpastino, qui al minimo ci vuole un rimpastone, anche perché se Salvini e Di Maio accettano le letterine della Ue e il cappio che esse rappresentano sono politicamente finiti qualunque mossa anguillesca possano inventarsi.

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