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Da Assange alla corte internazionale: il medioevo è tra noi

Julian-Assange-immagine-via-WikiLeaks-FacebookForse è l’ora di dire basta, ma non  soltanto di scriverlo, di sentirlo dentro di noi, di dichiarare senza alibi, sconti e ipocrisie la fine di un certo mondo, di scrollarci dalle spalle tutte le suggestioni accumulate in decenni di neoliberismo e neo infantilismo di massa, di leggende, riti, paure e di pigrizie tutte appositamente coltivate: l’arresto di Assange costituisce l’esatto contrario della scenografia nella quale abbiamo vissuto e di cui è molto difficile decostruire le concrezioni. Difficile dentro di noi intendo. Per questo dopo il post di ieri oggi mi accingevo a parlare di nuovo del fondatore di Wikileaks e delle trappole di un potere che si mostra come un medioevo mascherato, ma un’altra notizia, sempre parte dello stesso panorama, mi induce a cambiare leggermente rotta e nel tempo stesso a suggerirvi caldamente la lettura di questo articolo, Le 10 rivelazioni di Assange che hanno cambiato la visione del potere  (in spagnolo, ma facilmente comprensibile) nel quale vengono riassunti tutti i segreti rivelati, capitolo per capitolo, e, cosa non trascurabile, vengono forniti tutti i riferimenti per andare a vedere direttamente su Wikileaks. Com’è noto i giornali giurarono suo tempo di riferire tutto e invece dopo le prime e più innocue rivelazioni hanno chiuso tutto nei cassetti e fatto da tappo all’informazione sensibile: quindi questa lettura può essere un salutare bagno antisettico con i fatti nudi e crudi, quelli che peraltro sono esplicitamente vietati ai militari americani e ai civili che lavorano per il complesso bellico a riprova per la loro pericolosità per la narrazione ufficiale.

Io mi occuperò di una notizia collaterale, ovvero del fatto che sotto pressione degli Usa, i giudici della Corte Penale Internazionale, hanno rinunciato a condurre un’inchiesta sui crimini contro l’umanità commessi in Afganistan con tre motivazioni assolutamente incredibili che contraddicono il ruolo di qualunque giudice o qualunque tribunale; la prima è che passato molto tempo dalle indagini preliminari iniziate nel 2006 e dunque le cose sono probabilmente cambiate, la seconda che probabilmente una inchiesta approfondita non sarebbe consentita da Washington e dunque sarebbe meglio occuparsi di indagini che abbiano più probabilità di successo e infine che  “che un’indagine sulla situazione in Afghanistan in questa fase non servirebbe gli interessi della giustizia”. Questo dopo aver ammesso che c’erano tutte condizioni per credere che fossero stati commessi crimini.  Mi chiedo che cazzo di giudici siano costoro, con quale faccia rimangano al loro posto e prendano il loro sontuoso stipendio. Ma questa resa senza condizioni si è avuta dopo una settimana dopo che gli Stati Uniti hanno revocato il visto del procuratore capo della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, per indagare sugli eventuali crimini di guerra commessi dai militari Usa nel martoriato paese asiatico così mirabilmente riportato alla civiltà hollywoodiana. Un segnale inequivocabile alla corte di togliersi dai piedi, che tuttavia risale in maniera più generica già a oltre un mese fa quando il Segretario di Stato Mike Pompeo, aveva avvertito che Washington avrebbe negato  i visti di ingresso in Afganistan a chiunque facesse parte della Corte penale internazionale proprio per impedire ogni indagine sulle violazioni dei diritti umani delle truppe Usa nel Paese asiatico così come in qualsiasi altro luogo e aveva anche associato a questa impunità anche Israele. Insomma essi sono al di sopra di quei diritti umani che vengono invece utilizzati come pretesto in decine di situazioni e per giunta vietano ai militari .

Ancora una volta dobbiamo constatare che nel mondo occidentale la denominazione di internazionale è una pietosa ipocrisia che sta per nazionale statunitense o a guida statunitense, dunque qualunque organismo a cominciare dall’Fmi, passando attraverso questi tribunali di facciata voluti per fornire giustificazioni e impunità al padrone, per finire ai più ambigui think tank, se è “internazionale” sappiamo a chi fa riferimento. Che è tutto fuorché un luogo dove si incontrano diverse visioni e volontà e men che meno buone volontà.  D’altra parte questa è proprio la conclusione a cui si arriva quando si leggono i documenti “rubati” di Wikileaks ed per questa ragione che gli Usa vogliono una punizione esemplare per Assange che distolga chiunque per il futuro dal rivelare la trama degli arcana imperii.

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