Intrigo al Quirinale

1423142030716_medium_150205_135029_to050214cro_0064Come probabilmente già sappiamo tutti ieri sera mentre il Paese era in trepida attesa del discorso del presidente, un tizio che un po’ gli rassomiglia, ma anche truccato da essere pressoché identico a lui è riuscito ad infiltrarsi al Quirinale, giocando proprio sulla rassomiglianza con Mattarella. Si è nascosto nei meandri del palazzo e al momento buono ha addormentato il presidente con il cloroformio (nessuno se ne accorto al momento perché pare che questa sia la normale condizione del Capo dello Stato) ed è riuscito a registrare al suo posto il discorsetto di Capodanno senza che nessuno se ne accorgesse. Dopo l’impresa il sosia stava per uscire indenne dal Quirinale quando alcuni corazzieri hanno notato un’insolita vitalità nei suoi movimenti, si sono insospettiti, lo hanno avvicinato con il pretesto degli auguri e hanno scoperto l’inganno anche perché l’uomo travolto dalla tensione del momento tradiva una pronuncia dell’italiano non proprio perfetta.

Adesso sappiamo che si tratta di un cittadino francese, Serge Lapalisse che secondo i servizi segreti di Parigi si era già da tempo radicalizzato nell’europeismo ed era sospettato di far parte del gruppo di azione Adolf Juncker. I militanti questa fazione sono noti  per un’azione dimostrativa organizzata  alla fine dell’estate nei dintorni di Colombey les deux eglises: avevano dato l’assalto a una casa di riposo, rubando i soldi custoditi in cassaforte e facendosi consegnare dal numeroso personale precario o in nero e dagli ospiti orologi, gioielli, bancomat e carte di credito, insomma qualunque cosa,  per poi consegnarli alla sede parigina della banca Rothschild che li ha incamerati e trasformati in futures. In virtù di quest’ultima buona azione il presidente Macron aveva esortato le forze dell’ordine a non arrestare i membri del commando perché non era chiaro se avessero voluto rubare o costringere i derubati all’investimento. La discussione giuridica è ancora in corso, ma da quanto è possibile sapere dalla stampa transalpina, il Consiglio costituzionale è propenso a stabilire che le benefiche finalità dell’azione siano prevalenti rispetto al reato di furto.

Ad ogni modo ci sono volute molte ore per identificare il sosia di Mattarella che tra l’altro nel sottofondo di una valigetta scoperta poi nella sua auto nascondeva tutta una serie di documenti di identità appartenenti a cittadini di origine nordafricana e a banchieri della “city” di Francoforte. Tutto questo però è avvenuto nel corso della notte: il momento più drammatico è stato l’accorrere dei medici per risvegliare il presidente Mattarella e sostenerlo farmacologicamente per  consentirgli di tenere il discorso visto che il tempo il tempo stringeva. Il capo dello stato ha voluto prima per curiosità ascoltare la registrazione fatta dall’impostore e a quel punto ha fatto sapere al suo staff che si era verificato un fatto inaudito: Lapalisse aveva integralmente copiato il discorso che Mattarella si apprestava a pronunciare davanti agli italiani. Così mentre si avviavano le indagini per scoprire come fosse potuta accadere una cosa del genere, se insomma ci fosse una talpa al Quirinale, il presidente stesso ha deciso di mandare in onda il discorso registrato dal sosia visto che era identico al suo e l’aspetto era assolutamente uguale all’originale. Pare che il presidente abbia esclamato: se non fosse lui sarei io.

Dopo la messa in onda del discorso sono giunte molte attestazioni di consenso e di stima, ma da quanto è filtrato finora dalle indiscrezioni (gli inquirenti ostentano il massimo riserbo) il gruppo di azione Adolf Juncker  ha diffuso un documento in cui accusa di tradimento del proprio affiliato Lapalisse: la ragione sta nel fatto che dopo aver detto che la sicurezza nasce dalla difesa dei “valori positivi della convivenza” come era stato convenuto nel covo del gruppo in via Marechal Mortier nel XX arrondissement, egli si è preso la libertà di aggiungere  anche  “ dalle garanzie di lavoro, istruzione e attenzione per giovani e anziani”. Una cosa inammissibile per i radicalizzati che la ritengono un’offesa ai valori dell’occidente contemporaneo, ma che ha quanto pare non è piaciuta nemmeno al vero Juncker in carne ed ossa. Tutto però è stato chiarito quando Mattarella ha spiegato al presidente della Commissione europea che “c’etait pour rire” che in italiano equivale a si fa per dire. E in effetti una bella risata non guasta a Capodanno.

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