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Bollettino di guerra N° 1: operazione Diciotti

10301-1-750x443Ce la si aspettava da un giorno all’altro, ma ieri la dichiarazione di guerra da parte dell’ oligarchia europea al governo Conte, anzi all’Italia, è finalmente arrivata dando così inizio con un certo anticipo alla battaglia d’autunno. Si comincia dai migranti e dalla decisione di Bruxelles di non procedere più al loro ricollocamento approfittando in maniera strumentale della vicenda Diciotti. Un’ operazione evidentemente preparata in anticipo visto che sulla nave è comparsa come  d’incanto la signora Boldrini, una radical milionaria che è andata sul campo solo rarissime volte è che è come una procellaria per la sinistra: dove appare lei questa scompare, lasciando alghe morte e conchiglie vuote come dopo la marea. Ma comunque  l’ineffabile ex presidente della Camera è andata lì con un nutrito seguito per cercare di assoldare la sinistra chic e choc nella prossima battaglia facendosi forte della pseudoumanità di chi scaccia la gente con la guerra, lo sfruttamento intensivo e i regimi sanguinari tenuti  in piedi per permetterlo, per poi “accoglierla” nei lager e magari consegnarla ai caporali.

Si tratta per ora di una scaramuccia in attesa delle divisioni corazzate della finanza e dello spread, ma prima di entrare nel vivo del conflitto è meglio analizzare le forze in campo che forse presenteranno qualche sorpresa. Dunque da una parte abbiamo i Cinque Stelle, una parte della Lega la quale pur essendo eurocritica rimane collegata al breviario neo liberista emanato dai poteri oligarchici e una grande sfera di opinione pubblica che non ha ancora fatto il salto verso la contestazione aperta della razza padrona, ma che esprime un malessere profondo. Dall’altra ci sono i piddin berlusconiani, la destraccia fascista sempre disponibile a da dar via il didietro al potere sia esso oligarchico, natista  o clericale, Confindustria e l’area clientelare del Paese, quella che vive sulla e sotto la politica. In questo schieramento bisogna poi contare le truppe pesanti formate dal complesso burocratico, finanziario, lobbistico di Bruxelles e di Berlino che non vede l’ora di ridurre l’Italia alla Grecia. A contrastare questo fronte ci sono le nuove sinistre francesi e tedesche di Melenchon e Wagenknetch oltre al labour di Corbyn che ha buone probabilità di infrangere il cartello conservatore in Gran Bretagna.

Non c’è alcun dubbio che il governo Conte non deve farsi illusioni: qualunque resa a Bruxelles non servirà comunque a far galleggiare il governo che è troppo sospetto come amico, così come sarà vano il tentativo di risolvere il conflitto dentro il Palazzo: occorre una mobilitazione popolare anche di quelle parti di opinione pubblica critiche nei confronti del governo, ma contrarie a seguire la strada che porta ad Atene. Questo forse spaventerebbe i leader politici (si fa per dire, ovviamente) in difficoltà del centro Europa per la possibilità di contagio, ma soprattutto metterebbe in moto meccanismi molto più ampi che hanno a che fare con le trasformazioni planetarie: su questo campo di battaglia in formazione è piombato come un missile la notizia ripresa dal Financial Times, secondo la quale durante i colloqui di un mese fa tra Conte e Trump, Washington si è offerta di assistere l’Italia per l’acquisizione dei suoi titoli di stato. E’ vero che ltale disponibilità si collega alla fine della politica di acquisti della Bce, imposta dalla Germania e prevista per l’anno prossimo, ma il fatto che la notizia sia uscita ora, a ridosso della battaglia d’autunno, è chiaramente un segnale molto chiaro che contrasta la pressione sui nostri bond  a causa delle preoccupazioni per le promesse fiscali del nuovo governo, per la possibilità di rinazionalizzazione di certi settori e per il pericolo che questi provvedimenti violino i diktat europei, più ancora nelle prospettive e nel senso che nei conti .

Al di là di come potrebbe funzionare nel concreto questo meccanismo di acquisto dei nostri titoli, visto che la Federal reserve è teoricamente autonoma, si tratta di un chiaro appoggio contro le manovre speculative tendenti a riportare al potere il renzusconismo. C’è poi la Cina, ormai il più importante snodo economico e manifatturieri del pianeta che si avvia a diventare anche quello tecnologicamente più avanzato, che avrebbe tutto il vantaggio a investire in titoli non denominati in dollari, proprio perché ormai la vera posta geopolitica mondiale è il biglietto verde. Anzi è probabile che l’offerta trumpiana sia arrivata proprio per anticipare questa possibile evenienza. Però bisogna giocare di anticipo, agire con fermezza e con una visione delle cose che permetta di vedere alternative dove la narrativa del pensiero unico le nega e le nasconde, ancorché siano visibilissime. Audaces fortuna iuvat, mendaces luere poenas.

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