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I complotti del capitalismo totalitario

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Non mi sono mai piaciute le teorie cospiratorie che tendono a sostituire con qualche facile succedaneo logiche complesse e che inevitabilmente finiscono per diventare facile preda dei cecchini mediatici anti post verità. Tuttavia nella complessità delle cose esistono anche i complotti, di quelli proprio a tutto tondo grazie ai quali le logiche di fondo fanno balzi in avanti,e servono  per giunta chiarirle a stesse. Uno di questi, risalente al secolo scorso, probabilmente la madre di tutti i complotti liberisti è stato recentemente svelato dalla giornalista  Nancy MacLean in un libro pubblcato un mese fa da Penguin: “Democracy in chain: the deep history of the radical right’s stealth plan for America”.

Nel 2013 la MacLean si è imbattuta in una casa deserta nel campus della George Mason University di Virginia, una di quelle università destinate a fabbricare classe dirigente più che a creare conoscenza, nella quale giacevano gli archivi di un uomo morto inquello stesso anno e che ai più è sconosciuto: James McGill Buchanan. Probabilmente non avrebbe fatto troppo caso alla scoperta se per prima cosa non avesse trovato una pila di lettere riservate riguardanti milioni di dollari trasferiti all’università dal  miliardario Charles Koch, noto per essere tra i fondatori di una fondazione ultraliberista e uno che ha dichiarato di esssere tra i più grandi finanziatori dei repubblicani più destra e le cui numerossisime industrie, assieme a suoi altrettanto numerosi amici, spendono centinaia di milioni di dollari ogni anno e per azioni lobbistiche (dai 300 ai 400 milioni secondo dichiarazioni ufficiali solo per la riforma fiscale che abbassa le tasse dei ricchi) .

Ma andiamo per ordine. Chi è o meglio chi era Buchanan? Un economista, ovviamente dotato di falso Nobel (il premio è in realtà conferito privatamente dalla banca di Svezia e non c’entra proprio nulla col Nobel vero)  che è stato uno dei tanti estremisti del neo liberismo: sulla scorta di Hayek e von Mises, ma anche del suprematista della proprietà John C Calhoun, ha sostenuto che l’unica libertà consiste nel diritto assoluto di utilizzare la proprietà e che ogni istituzione la quale colpisce questo diritto è un agente di oppressione, sfruttando i proprietari ovvero i ricchi per conto delle masse non meritevoli. Il tutto si condensava poi nella teortia della scelta pubblica per la quale una società non può essere considerata libera, a meno che ogni cittadino non abbia il diritto di veto sulle sue decisioni. Ciò che intendeva con questo era che nessuno dovrebbe essere tassato contro la propria volontà. Disgraziatamente i ricchi sono sfruttati da persone che usano i loro voti per esigere soldi che altri hanno guadagnato, attraverso imposte involontarie per sostenere la spesa pubblica e il benessere generale. Permettere ai lavoratori di formare sindacati e imporre imposte sul reddito graduali sono forme di “legislazione differenziale o discriminatoria” nei confronti dei proprietari di capitali. Perciò egli sosteneva  che “il dispotismo può essere l’unica alternativa organizzativa alla struttura politica che osserviamo”.

Insomma un vero cretino e proprio e proprio per questo estremamente pericoloso come dimostra anche il fatto che fu tra i più assidui consiglieri di Pinochet, provocando con i suoi consigli il disastro economico del Cile nell’ ’82. Però in questa desolante storia dell’idiozia occidentale cosa c’entra il complotto? C’entra perché queste teorie parvero oro colato a Charles Koch (il settimo uomo più ricco degli Usa) che cominciò a versare milioni di dollari perché il lavoro di Buchanan alla Madison fosse il più proficuo posibile e si servì di lui per creare i quadri di una rivoluzione antidemocratica. I documenti che Nancy Maclean ha scoperto mostrano come Buchanan abbia affrontato questo delicato compito espressamente conferitogli dal miliardario, partendo dal principio che “il segreto conspiratorio è in ogni momento essenziale”: così ha costruito un programma nel quale, anche ai collaboratori, ai complici e ai comprati, non doveva venire mai rivelata la destinazione finale, ma occorreva procedere passo per passo e in maniera tale da confondere: per esempio, nel cercare di distruggere il sistema della sicurezza sociale, si sarebbe sostenuto di volerlo salvare dal fallimento attraverso una serie di “riforme” radicali, cosa che come sappiamo è ormai moneta corrente in ogni proclama della politica politicante subalterna. Insomma il piano era quello di costruire una “controintelligenza”, alleata ad una “vasta rete di potere politico” che avrebbe dato origini a nuove istituzioni.

Tutte cose che erano realizzabili attraverso la rete di thinktantk che Koch e gli altri miliardari sponsorizzano, attraverso la colonizzazione dei partiti, dei media, delle amministrazioni possibili grazie alle deregulation e alla diponibilità pressoché inesauribile di denaro. E che dagli Usa si sono propagate al resto dell’occidente con tesi pressoché identiche, anche se dette e agite da facce diverse, comprese quelle ebetiformi nostrane. Dunque un complotto per una sorta di capitalismo totalitario c’è eccome e se lo si vuole riassumere in poche parole è la lotta di classe alla rovescia, la battaglia tra due visioni pressocchè incompatibili tra libertà economica e libertà politica, tra la stagnazione storica e l’evoluzione, tra la civiltà e il suo degrado.

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