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Un Macro(n) all’Eliseo

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Grazie Isis. Se fossi in Emmanuel Macron il candidato dei circoli reazionari della finanza e dell’atlantismo, semi sconociuto fino a qualche mese fa, ma improvvisamente divenuto il salvatore della patria bancaria (leggi qui) e della Nato, manderei una scatola di cioccolatini al Califfo e una cassetta di buon vino al 14 di rue Saint Dominique, sede ufficiale dei servizi di intelligence.  Lo strano attentato della settimana scorsa è stata la ciliegina su una campagna elettorale dove, a parte il solito terrorismo finanziario, i media a voci unificate hanno esaltato il candidato di Rothschild, mettendo in secondo piano tutti gli altri. Così, fatto fuori il vecchio gollista Fillon che si era permesso di criticare le sanzioni alla Russia, esecrata in ogni momento la Le Pen, offerto solo il silenzio a Melenchon, sono riusciti nell’intento di portarlo al ballottaggio e quindi a una battaglia con La Pen da cui uscire come trionfatore vista la conventio ad excludendum che pesa sul Front national.

Il piano era semplice e ha avuto solo due settimane di suspence quando si è constatata la grande e inaspettata ascesa della sinistra radicale di Melenchon e della sua campagna fortemente critica contro i trattati europei, la moneta unica e la Nato: ci voleva poco, un pungo di voti per trasformare una battaglia vinta in una disfatta epocale nel caso i due contendenti finali fossero stati Melenchon e la Pen. Ma buona informazione e buona paura non mentono: alla fine l’ha spuntata, è arrivato appena davanti alla Le Pen, è di fatto all’Eliseo, visto che il fronte repubblicano e quel poco che rimane dei socialisti, voteranno certamente per lui.

Ma forse le cose non saranno così facili come sarebbe stato appena qualche anno fa e non solo perché l’atmosfera è cambiata ma anche perché i quattro candidati sono arrivati sostanzialmente sullo stesso livello di voto, quindi i giochi divengono fatalmente più complessi dentro una Francia che appare spaccata in due fra i sostenitori dello status quo e chi non ne può più di questa governance a conduzione finanziaria e atlantica. A questo punto occorrerà vedere quanto i due candidati rimasti riusciranno ad attrarre il voto che gli è mancato al primo turno anche grazie a una rida di anomali candidati minori con la funzione di acchiappa voti e quanto verrà perso del consenso ottenuto in una situazione ancora magmatica. In poche parole conterà non solo la simpatia verso un candidato, ma anche se non di più, l’ avversione ad esso. C’è da notare a questo proposito che tra i due contendenti formalmente contrapposti come Le Pen e Melenchon ci sono certamente più punti di contatto che con Macron e i poteri che in pochissimo tempo lo hanno elevato da speculatore di Rothschild ad enfant prodige della politica. Cosa faranno gli elettori, visto che il secondo turno propone ad essi una geografia politica completamente diversa da quella iniziale?

A questo punto tutto sta nell’abilità di Marine Le Pen di lasciar cadere le caratterizzazioni politiche che hanno creato le pregiudiziali nei suoi confronti e presentarsi semplicemente come l’alternativa al governo delle  banche. Ma più ancora di questo si vedrà se l’elettorato si orienterà ancora sull’asse formale destra –  sinistra oppure giudicherà in base ad altri criteri, ad altre discriminanti che si sono sovrapposte a quelle classiche, man mano che esse perdevano di efficacia sociale. Insomma decideranno per la destra reazionaria e cosmopolita di Macron o per quella nazionale e popolare di Le Pen? Il successo di Melenchon e del suo programma ci dice che questo processo è in corso, che certi tabù rituali più che intellettuali sono stati infranti. Potrà bastare? Chissà. Di certo contro Le Pen e in favore di Macron si scatenerà tutto il sistema mediatico – politico francese, europeo e atlantico come già stamattina possiamo vedere sui giornali italiani che presentano Macron come il nuovo (è un format, si ripete nei salotti alti di Parigi ciò che è accaduto nella provincia cafona e dominata dallo spirito di clan con Renzi) mentre è l’esatta e più propria incarnazione del vecchio nelle sue forme peggiori. Tuttavia questo meccanismo si è inceppato tre volte l’anno scorso, in Gran Bretagna, Italia e Usa e quindi non dà garanzie assolute. Ma lo sforzo sarà eccezionale perché l’elezione di Marine le Pen sarebbe una tragedia per le oligarchie di comando e se per caso i sondaggi volgessero al brutto consiglierei al Califfo di non dormire sugli allori.

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