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La jihad americana

C_2_fotogallery_3010703_0_imageIeri mi sono preso la briga di mettere in luce la figuraccia delle armi americane nella tentata distruzione dell’aeroporto siriano di Al Sharyat, sul quale sono caduti solo 23 dei 59 missili lanciati, provocando danni del tutto marginali in rapporto alla forza usata. Una cosa che non si accorda certo con la tesi mediatica ex post dell’attacco “simbolico” e dimostrativo visto che solo un pugno di idioti avrebbe pensato di ottenere questo scopo mettendo in forse l’efficienza del gigantesco apparato militare a stelle e strisce e la vantata precisione dei Tomahawk, mostrando che non è tutto oro quel che riluce. Ma che questo “incidente”  sia stato dovuto alla vetustà dei missili in questione, a imperfetta manutenzione, a superficialità produttive o  magari più plausibilmente a contromisure elettroniche russe di insospettata efficacia o all’intercettazione non prevista dei missili o infine a tutti questi fattori collegati, credo che sia importante in questo momento prendere le esatte misure della effettiva potenza americana e dei suoi limiti in conflitti che non siano ad alta dissimetria.

Cullarsi su questa idea di potenza assoluta e inscalfibile è molto pericoloso soprattutto per  le colonie europee le cui opinioni pubbliche sono indotte a sottovalutare i venti di guerra, a non pensarsi a rischio dietro il fantomatico scudo Usa e a non allarmarsi per la tendenza dei loro governi ad assecondare gli stranamore d’oltreoceano.  Proprio pochi giorni fa il principale di questi, ovvero il generalissimo Joseph Votel, comandante in capo del Pentagono,  ha sostenuto davanti alla commissione forze armate del congresso che: ” si devono cercare le opportunità di destabilizzare l’Iran, sia attraverso  strumenti militari che di altri tipi” poiché in questa visione ormai delirante Teheran rappresenterebbe “la più grande minaccia a medio termine per la stabilità”. Si buttano insomma a mare gli accordi del 2015 e si ricomincia a parlare strumentalmente del pericolo nucleare iraniano nonostante il fatto che tutte e 17 le agenzie di intelligence a cui può far riferimento il Pentagono neghino l’intenzione iraniana di dotarsi di armi nucleariE’ fin troppo chiaro che siano di fronte a una sorta di paranoia e di delirio di onnipotenza, che non ha bisogno di nessun confronto con la realtà e che in effetti rappresenta un’infinita jihad degli Usa timorosi di perdere l’egemonia mondiale e assieme ad essa anche quella monetaria ed economica che provocherebbe la caduta delle elites di comando, di quel feudalesimo democratico che è il tratto distintivo delle istituzioni americane, se appena si esce dalle mitologie.

Ma siccome nel delirio non mancano mai aspetti paradossali ecco che la rinnovata belligeranza anti iraniana dello stranamore di Washington, viene anticipata di qualche giorno da un grottesco video dell’Isis, inviato a Khamenei  nel quale il Califfato dichiara guerra all’Iran colpevole non soltanto di perseguire l’eresia sciita, ma anche di ” tollerare gli ebrei”. Certo questi vaneggiamenti fanno impressione, ma non sono poi così diversi da quelli del dipartimento di stato che considera Putin alla stregua di Hitler, demonizza i rapporti commerciali e gli scambi tecnologici fra Mosca e Teheran, sembra davvero credere alle proprie stesse favole dell’aggressione russa  in Ucraina e nell’Europa dell’Est. E’ una situazione pirandelliana  nella quale non si distingue più il confine tra finzione e follia bellica e, come nell’Enrico IV, il ruolo focale passa dal protagonista agli amici e alla servitù del personaggio che ne possono determinare la guarigione o la dissoluzione: finché daranno corda alla follia, essa continuerà a svilupparsi e a produrre sempre nuovi deliri, mentre solo se resisteranno, se avranno la forza di contraddirlo e sostenere la realtà potranno sperare di allontanare concretamente deflagrazione di un conflitto globale che tra i suoi effetti assolutamente certi avrà la distruzione del continente.

Ma con l’Europa di Bruxelles che si rivela sempre più una creatura della finanza sorretta non dal consenso, ma dalla Nato, tutto questo è fantascienza: continueremo a dire di sì alla jihad americana cullandoci in illusorie certezze, confidando che gli 8 milioni di Tomahawk  siano invincibili.

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