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Aleppo, la vendetta della verità

Questo breve filmato non lo vedrete in Tv, né i suoi fotogrammi compariranno  sulla stampa mainstream e persino in molta parte della rete: si tratta della popolazione cristiana di Aleppo che festeggia con un enorme albero di Natale la liberazione dai suoi presunti e propagandati liberatori. Un fatto particolarmente imbarazzante per l’informazione italiana che deve tacere sulla gioia dei cristiani in Siria, qualcosa che lacera le sue animucce tutte Usa e Chiesa. Ma anche fonte di grande imbarazzo, ipocrisia e menzogna per tutte le cancellerie occidentali che da una parte hanno pianificato e pagato il grande massacro anti Assad, ma per ragioni di consenso derivanti dalla guerra di civiltà che essi stessi hanno usato per ragioni interne, devono far finta di tenere in gran conto i cristiani di Siria. Il governo francese, uno dei maggiori responsabili del reclutamento e addestramento dei “ribelli”, ovvero di terroristi in gran parte fatte affluire dalla Libias, è arrivato ad allestire una sorta di babbonatalata con doni per i bambini della comunità cristiano caldea presente in Francia.

Ci sono stati ovviamente anche molti altri festeggiamenti (vedi foto sotto) dopo la definitiva fuga dei seimila  mercenari dalla città e persino i bambini sono scesi in strada ad onta del fatto che secondo i racconti bugiardi dell’informazione occidentale non ce ne dovrebbero più essere, sterminati nelle decine di ultimi ospedali distrutti dalle bombe. Si tratta di uno fra i capitoli più oscuri della storia occidentale, di un’offuscamento globale di verità, che si concreta non solo attraverso i media, ma anche con la sistematica uccisione di attentatori, rintracciati grazie alla mania di questi ultimi di lasciare documenti sui luoghi delle stragi. Alla totale mancanza di intelligence che porge cittadini inermi ai camion o alle pallottole segue una straordinaria, magmatica e a quanto pare ottusa efficienza che evita la cattura di personaggi che invece sarebbero utilissimi per smantellare le reti del terrore. Forse è venuta l’ora di vederci chiaro e di lavorare per un cambiamento radicale.

 

 

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