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Sala dei Raggi

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Roma e Milano. Da una parte la sindaca a 5 Stelle della capitale, la Raggi, che si è incautamente e superficialmente appoggiata prima alla Muraro  subito “avvisata” dopo un decennio di fasti incontrastati con l’amministrazione cittadina  e poi a Raffaele Marra arrestato oggi per corruzione, entrambi cresciuti a dismisura sotto il regno di Alemanno, confermati, anzi promossi da Marino (Marra è stato suo capo di gabinetto, anche se nessuno adesso lo ricorda esplicitamente) e nei guai per vicende risalenti all’epoca del sindaco nero. E’ un infortunio nel quale si potrebbe persino scorgere lo zampino di una guerra senza quartiere ma di quartierino (olimpico) contro la Raggi, più che contro i personaggi citati che mai prima erano stati toccati in tutti i sensi dalla giustizia. Dall’altra il sindaco della ex capitale  morale che si è autosospeso dopo aver appreso di essere indagato nell’ambito di un’inchiesta che riguarda i lavori principale per l’Expo ( di cui Giuseppe Sala era commissario straordinario e dunque decisore ultimo anche sugli appalti) fatti dalla Mantovani, la stessa del Mose e del terzo valico, dei venti milioni di fondi neri per compensare i politici e corrompere funzionari ( vedi qui), tanto per non farci mancare niente.

Mettendo nell’ordine razionale vediamo più chiaramente le cose:  da un lato un neo sindaco che appare un po’ disorientato, poco accorto e sotto schiaffo che inesplicabilmente ha concesso fiducia ai marpioni allevati dalle precedenti amministrazioni, dall’altro un marpione legato al partito degli affari e della nazione, candidato dal milieu politico del renzismo alla carica di primo cittadino anche grazie ai contorsionismi  giuridici del Tar, che deve rispondere in prima persona di gravi accuse su fatti  corruttivi dentro un Expo verminaio oltre che laboratorio di pratiche sociali schiavistiche, come ad esempio il lavoro gratuito, che egli stesso ha guidato. Ma vediamo – ed è questo il nocciolo della questione – che  il primo fatto porta i media a stracciarsi le vesti e a reclamare la testa della colpevole, mentre sul secondo sono molto restii ad armare labbra o penne e mettono invece in grande risalto le dichiarazioni di stima sperticata dello stesso milieu complice prima e fiducioso ora, Pd in testa ovviamente. Persino sui siti più critici la autosospensione del sindaco di Milano sembra in qualche modo marginale allo scandalo Roma, testimoniando così della forza di trascinamento che ha il mainstream anche nei confronti di chi vi si oppone. A prescindere da qualsiasi considerazione politica, giudizio e pregiudizio si tratta di due eventi molto diversi, ma trattati subdolamente come se fossero sullo stesso piano, come se Marra e Muraro fossero due creature allevate dalla Raggi, mai comparse in Campidoglio prima di allora e come se invece il caso Sala non fosse in tutti i suoi aspetti l’espressione emblematica del mefitico spirito del tempo dove politica e appalti,  cialtroneria e mafie, emergenza e inefficienza, consenso e denaro si legano in un nodo inestricabile.

E’ possibile, è probabile che i cinque stelle abbiano scelto male il loro candidato al comune di Roma, puntando su un personaggio che fin da subito non ha voluto fare il repulisti necessario in Comune, il che mette in luce le difficoltà di un movimento che rimane ancora magmatico, ma è certo che Pd e berlusconiani abbiano invece scelto benissimo il loro sindaco a Palazzo Marino. La differenza morale prima ancora che politica sta nel palese errore dei primi e nel non errore dei secondi.

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