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Fate ‘a carità, rinviate ‘o referendùm

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Canta il gallo, raglia l’asinello: l’ultima trovata della corte dei miracoli renziana è ridicola e patetica insieme: rinviare il referendum per “ragioni umanitarie”. Uno pensa che ci si riferisca all’incerto destino del guappo, delle sue pulzelle, dei suoi clientes, alla probabile damnatio memoriae del vero burattinaio della manipolazione costituzionale ., ovvero Napolitano, nel caso di una vittoria del No e invece si tratterebbe di accorata attenzione ai terremotati il cui voto ( che in questo caso si svolge sotto ricatto) sarebbe molto difficoltoso. Certo non hanno ancora abbastanza container e roulotte, molti sono sfollati sull’adriatico, le casette di finto legno in via di fabbricazione da parte delle coop piddine (chiamarle rosse sarebbe ormai un insulto) sono di là da venire, ma insomma la protezione civile che vuole occuparsi di tutto e controllare tutto come se le zone terremotate fossero una caserma, non dovrebbe avere difficoltà a rintracciare gli aventi diritto, né vi sarebbero problemi a farli votare altrove come avverrebbe in qualunque Paese del mondo.  E come di fatto è avvenuto anche nelle zone terremotate dell’Emilia.

La paura di essere sconfitti quando pensavano di poter ottenere una facile vittoria grazie al potere di persuasione e distrazione dei media, la prospettiva di un allontanamento dal potere perpetuo gli stanno facendo perdere la testa: sanno che proporre direttamente un rinvio sarebbe un segno di debolezza  e allora pretenderebbero che la proposta di rimandare il voto a primavera per ragioni sismiche venisse addirittura dalle opposizioni: “sarebbe un gesto da prendere in altissima considerazione” dice Alfano dall’alto della sua acuta intelligenza e specchiata dirittura morale.  Ma in realtà non c’è modo legale e legittimo di rinviare la consultazione popolare, a meno che la Corte costituzionale non accetti di esaminare il ricorso presentato dall’ ex presidente della Consulta, Valerio Onida che riguarda il quesito referendario, ovvero la pochezza e ambiguità propagandistica della domanda di fronte a complessi cambiamenti. Debbo confessare di essere piuttosto compiaciuto per aver supposto , quando venne diffuso il facsmile della scheda truffaldina e bugiarda ( Scheda referendum: colpo di mano del regime ), che proprio questa natura al limite della legalità e della presa in giro elettorale, avrebbe potuto essere sfruttata dal regime renziano per rinviare  o invalidare un risultato. Adesso ci stanno davvero provando, svelando fino in fondo di che pasta sono fatti questi sguatteri di cucina del potere finanziario.

Però quello che sfugge davvero è la ragione di un rinvio nell’attesa fideistica e ottusa di tempi migliori che comunque non arriveranno: la situazione si va degradando e dovrebbe saperlo per primo chi sta dando il colpo di grazia al Paese. Non ci sarà nessuna ripresa come ingenuamente e ideologicamente speravano i seguaci del renzismo, così come non c’è stata quella proclamata con rullo di tamburi per il 2016: anzi le conseguenze delle politica di svendita e di privatizzazione selvaggia, di massacro delle pensioni e dei salari si faranno sentire più forti sulle spalle dei cittadini. Mentre le regalie annunciate giusto per far passare il volgare pestagggio della Costituzione, dovranno essere ritirate. Se oggi il No può vincere, in primavera stravincerebbe: in realtà quelli che si sono presentati come il nuovo dagli anni ’90 in poi non erano che epigoni dell’ultima ora di un sistema che si sta rivelando insostenibile e che ormai occhieggia alla guerra globale come sua ultima spiaggia. Prima diciamo No ai servi sciocchi, rinviandoli per sempre da dove sono venuti, prima potremo sperare di uscirne.

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