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Ttip, la battaglia comincia ora

091314043-fc0ca1b5-465d-417f-8e00-3a649d2af489Qualcosa si è inceppato nel meccanismo del trattato transatlantico, tanto da indurre ministro dell’economia tedesco Sigmar Gabriel ad annunciare, sia pure in un intervista televisiva e non nelle sedi ufficiali, il fallimento delle trattative del Ttip. Certo è singolare che un negoziato svoltosi sempre nell’ombra e nel segreto, visto che si trattava di svendere alle multinazionali dei pezzi di democrazia, trovi il suo epilogo e il suo epitaffio in un estemporaneo talk, tanto singolare da essere poco convincente o meglio da sembrare una mossa all’interno delle negoziazioni piuttosto che un de profundis sulle stesse.

Non c’è dubbio che l’ uscita televisiva di Gabriel subito accolta in Francia, faccia balenare qualche immagine oltre il sipario e in pratica faccia capire che  i grandi gruppi europei rimasti, temono di essere risucchiati dagli Usa, di trovarsi preclusi i mercati nemici di Washington o non sono stati accontentati in alcune richieste, la più nota delle quali era il passaggio di Monsanto alla Bayer che di certo l’amministrazione non vuole concedere visto il ruolo di aiutante coloniale della  multinazionale in molte aree del terzo mondo, dell’ America latina e persino nel nostro continente. Ma è anche evidente che questi scontri di potere reale non sarebbe stati sufficienti a coagulare un annuncio di fallimento se non ci fosse stato il Brexit e se l’opinione pubblica europea, quella tedesca in primo luogo anche per ragioni geopolitiche, non fosse così ostile al Ttip: le migliaia di manifestazioni svoltesi ovunque tra cui una imponente a Berlino, del tutto ignorata dai media (vedi qui), testimoniano la residua volontà di non volersi arrendere alla scomparsa definitiva del modello europeo, trascinato dalle sue scelte ultraliberiste e monetarie, verso l’assorbimento in un’area di cosiddetto libero scambio, dove è appunto lo scambio stesso il punto focale di tutto, con il sacrificio sul suo altare di ogni limite giuridico, sociale e politico che possa creare difficoltà alle multinazionali di ogni tipo.

La natura del Ttip di sedicente trattato commerciale, ma reale strumento per una trasformazione politica in senso autoritario  è del resto testimoniata dalle stesse cifre date e ovviamente gonfiate dai centri di potere europeo quando con trionfale faccia tosta dicono che il Trattato transatlantico farà aumentare addirittura di 100 miliardi dollari  il Pil complessivo dei Paesi Ue e degli Usa, anche se non viene spiegato come visto che i dazi sono già praticamente inesistenti. Ma facciamo finta di crederci: bene quei cento miliardi non sono che lo 0,20 per cento scarso del Pil Usa più Ue, una quantità così piccola da non determinare alcun cambiamento pratico e da rientrare nel margine di errore statistico per cui non è nemmeno dimostrabile. In pratica ci dicono, facendosi beffe di noi, che il Trattato serve a poco o nulla in vista della famosa crescita. Ma ovviamente è necessario al nuovo ordine mondiale multinazionale, guidato dai grandi gruppi attraverso Washington che ormai hanno conquistato da tempo.

Quindi si vedrà a settembre come andrà finire, dato per scontato che comunque a questo punto si attenderà l’entrata in carica del nuovo presidente Usa e può anche darsi che vista l’ostilità delle popolazioni nei confronti di questo sedicente accordo commerciale, si preferisca non prendere per la collottola le opinioni pubbliche e ottenere gli stessi risultati attraverso un trattato analogo, il Ceta ovvero l’accordo con il Canada, che ha gli stessi contenuti, ma fa molta meno paura. E l’inconsulto assist di Oscar Farinetti nei confronti del grano canadese (vedi qui) fa venire i brividi a questo proposito perché costituisce un “tradimento” non solo del gusto, ma anche della filiera agroalimentare italiana che sarebbe praticamente spazzata via in Canada. Del resto firmare il Ceta sarebbe come firmare il Ttip poiché anch’esso contempla la facoltà delle grandi imprese di fare causa ai governi che dovessero danneggiare i loro interessi attraverso leggi a tutela dell’ambiente, della salute, del lavoro, dei cittadini e per di più in Canada c’è la sede ufficiale di molte multinazionali Usa, mentre il Paese stesso è a sua volta vittima di un Trattato nordamericano che si basa su questi medesimi presupposti: si avrebbe quindi un Ttip per osmosi.

Qualcosa mi suggerisce che la battaglia contro il Ttip non è finita, ma comincia ora e visto che siamo in Italia, sarebbe meraviglioso se la prima mazzata arrivasse sulla testa di uno dei più fieri, servili e ottusi sostenitori del trattato, ovvero Renzi, praticamente un drone politico telecomandato che ci incita a dire Sì ai suoi pasticci per trasformarci in una sorta di Nicaragua europeo. Un bel cambiamento non c’è dubbio.

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3 responses to “Ttip, la battaglia comincia ora

  • Monsanto e Bayer, i nuovi signori del cibo | Il simplicissimus

    […] contento di aver anticipato di un mese i progetti di fusione tra Bayer e Monsanto ( vedi qui e qui ) perché l’operazione al di là del suo gigantismo finanziario, elimina uno degli ostacoli […]

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  • diderot39

    Accordi ‘TTIP’, ‘NAFTA’ etc. sono specie di Olimpiadi del totalitarismo finanziario e ideologico. Dove il vincitore, invece di un paese o paesi, e’ una cabala opaca, oscura, inafferrabile e invisibile al volgo profano. Conseguentemente, fregare il cosiddetto popolo, non solo e’ facile (come gia’ adesso del resto), ma diventa quasi il primo comandamento della nuova bibbia post-moderna ultraliberista, “Non avrai altro obiettivo che metterlo in c. al prossimo.”
    NAFTA docet. E’ stato il veicolo ufficiale per la de-industrializzazione degli Stati Uniti e per la de-agriculturizzazione del Messico. Per cui negli US e’ stata cancellata una grossa fetta della cosiddetta classe media. E invece di ridurre l’immigrazione illegale dal Messico, l’ha convertita in una transumanza.
    Alla fine i vincitori visibili (quelli invisibili sanno, appunto, come nascondersi) sono i mammasantissima della droga. Perche’ alla fin fine – anche se non bisogna dirlo – la droga e’ l’ultimo rifugio e metodo per dimenticarsi di vivere in un mondo di m.

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