Site icon il Simplicissimus

Omoislamofobi

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Chissà come si comporterà Adinolfi, chissà come reagirà Giovanardi, chissà se si dovranno sedere le sentinelle in piedi alla prospettiva di dover abbandonare la madre di tutte le loro battaglie, quella contro gli omosessuali, per trasformare doverosamente la loro omofobia in islamofobia. Con l’effetto paradossale di essere costretti, nella foga della lotta in difesa della nostra civiltà superiore e delle  nostre radici cristiane, a difendere perfino quei valori e principi morali di libertà che hanno sempre osteggiato e che imporrebbero pari diritti per tutte le inclinazioni, attitudini, comportamenti e scelte che non rechino nocumento agli altri.

Perché è evidente che gli sforzi di polizia, istituzioni e media statunitensi, quindi come è ovvio anche dei nostri, concordano nell’attribuire la strage di Orlando all’esplosione di follia omicida di un fanatico, del quale improvvisamente si sa tutto e si è scoperto tutto anche quello che l’Fbi aveva delicatamente rimosso e la polizia aveva sottovalutato, a cominciare da una forma estrema e aggressiva di “virilismo”, contro le donne e gli omosessuali, più volte segnalata. Così veniamo informati che era stato condizionato da un babbo fan dei talebani, che era influenzato da un predicatore di odio, che era un frequentatore ossessivo del web e probabilmente di siti e profili che propagandano la guerra santa, che si era iscritto a un corso di formazione, una specie di Radio Elettra per kamikaze “virtuali”, promosso da tale Abu Taubah, un ex marine, con precedenti criminali per l’organizzazione di una banda di rapinatori, diventato ciononostante agente dell’Fbi sotto copertura in Egitto, dove si convertì alla religione musulmana. E noto per la sua dichiarata avversione militante per gli omosessuali, particolare scivolato in fondo alle cronache. Perché in un giorno la scelta di compiere un massacro in un locale gay, pare essere diventata una trascurabile coincidenza, che la morte di 49 frequentatori abituali del ritrovo, sia un accadimento, un incidente di percorso marginale, che diventa significativo solo nel caso dia suffragio ulteriore alla tesi del bestiale estremismo, del cieco e ferino fondamentalismo che dell’Occidente vuole colpire soprattutto le sue sorti progressive e le sue conquiste e concessioni di libertà ed egualitarismo, al Bataclan come al Gay Pulse. E quale migliore occasione per riconfermare che la barbarie che si è consumata in quei due luoghi, è congenita alla stessa religione mussulmana, nella quale sono connaturate violenza e irrazionalità, refrattaria alla ragione e inadatta a una società democratica. E che va quindi repressa ed estirpata in quanto incompatibile con i valori della laicità, dei diritti delle donne e degli omosessuali. Non perdo nemmeno un minuto a ricordare quanto questi valori e questi diritti siano ogni giorno oltraggiati nel dinamico esprimersi della superiorità occidentale, negli Usa esportatori di democrazie tramite bombe, nell’Europa che paga il kapò turco perché sbrighi le faccende sporche dei respingimenti, in Italia dove si ricorre alle “leggi” per legittimare la fine della partecipazione, dopo aver decretato quella del lavoro, dell’istruzione, del territorio, del paesaggio, della cultura come beni comuni e inalienabili. Non perdo nemmeno un minuto a ricordare le discriminazioni che si consumano ogni giorno e in ogni latitudine contro chi non rientra in parametri convenzionali, a cominciare da quelli imposti dal profitto e dal mercato, quelle discriminazioni che hanno il loro coronamento simbolico nella proibizione alla comunità omosessuale di Orlando di donare il sangue per i feriti della strage.

Non c’è nessuna utilità nel fare paragoni tra i diversi gradi e le differenti gerarchie di barbarie, nemmeno nel mettere a confronto la pressione formidabile e terribile delle religioni e delle loro estremizzazioni, come dell’uso che ne fa il potere politico e finanziario per offrire finalità superiore ed elevate alla chiamata alle armi del suo esercito. Ma c’è qualcosa che ancora di più non può essere ridotta in segmenti, allineata in graduatorie di merito o di praticità: è la verità, senza la quale la luce della ragione si spegne.

Exit mobile version