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L’importanza di non chiamarsi Giachetti

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Dovevo immaginarlo, ma dopo i post di ieri apparsi su questo blog si è attivato il telefono amico, anzi potremmo chiamarlo soccorso salotto: invece delle offerte commerciali che mi costringono ogni settimana a bloccare almeno tre numeri, una serie di persone si è attivata per dissuadermi dal votare cinque stelle, qualora ne avessi l’ intenzione. C’è grossa crisi e il vero incubo di un ambiente che ama definirsi progressista, almeno fino a che non c’è pericolo di progredire davvero, è che possano cambiare o  perdere di  influenza le reti di potere e protezione che finora hanno operato in simbiosi con il milieu politico tradizionale e consueto. Per questo se avessi fatto intendere di voler votare per i fascisti invece che per i radical palazzinari della nuova alleanza santa e sinistra, avrei ricevuto deplorazione, ma non lo sconcerto per aver indirettamente e vagamente suggerito il suffragio alla Raggi che è un corpo estraneo a questo status quo e che anzi potrebbe rappresentare l’immissione di nuove, incognite e voraci leve in zona grigia che si aggira attorno al potere.

Me lo aspettavo, ma sinceramente mi sarei atteso anche argomentazioni più interessanti e incisive rispetto al solito la Raggi non ha esperienza, oppure non facciamo il gioco del populismo. Si tratta, perdonatemi il termine, di cazzate allo stato puro visto che la capolista cinque stelle è stata consigliera comunale, dunque ha svolto un compito certamente più concreto rispetto a quelli puramente d’immagine ancorché formidabilmente retribuiti di Giachetti. E inoltre nella vita ha preso persino una laurea e ha svolto un’attività come avvocato civilista, al contrario del suo avversario che il temine lavoro lo ha incontrato solo sul vocabolario. E si sa che con certe parole non ci si sporca quando ce lo si può permettere.  Ora io della Raggi non ne so proprio nulla, potrebbe essere straordinaria o cretina, potrebbe aver fatto tesoro delle esperienze o essere una irredimibile cialtrona come certe ministre del governo, ma di sicuro gode di un assoluto vantaggio sul suo avversario: non è Giachetti.

Parlo del  neo liberista Giachetti , uno di sinistra come io sono la regina di Saba, uno che per parte della sua vita ha giocato a fare il radicale, tentando di imitare Pannella nei digiuni, ma quando ne ha avuto convenienza si è fatto margheritino, tenendo persino la segreteria romana di un partito di osservanza vaticana. Due tessere, due vite in una. Come esempio di trasformismo, di confusione, di opportunismo ce ne sono pochi come lui: tanto che dopo aver svolto la sua più nota battaglia per la cancellazione del porcellum e il ritorno al proporzionalismo temperato del mattarellum, adesso è un fan dell’Italicum, così come è stato l’agevolatore del job act.  Sembra che l’importante sia comparire e Giachetti come sa come fare, come impegnarsi ad assumere un aria trasandata e patita che sa tanto di griffe e di artificio. Per di più lui stesso non si considera in grado di fare il sindaco di Roma e lo ha detto papale papale ( è pur sempre politicamente un devoto) tre anni fa, quando poi vinse Marino:  “Non mi candido perché fare il Sindaco di Roma è una cosa seria, ci vogliono qualità che io non ho”. Giusto essere una persona seria sarebbe importante, ma vedo che che è molto difficile riuscirci.

Ed è per costui, divenuto prestanome e garante della promessa delle olimpiadi che non si faranno mai , ma che aprono il cuore alle speranze di un gigantesco magna magna in lieta compagnia di Montezemolo, Caltagirone e Bertolaso, che ora sibila in sottofondo il richiamo della giungla in favore di Mowgli Giachetti :   “non guardiamo al PD ma a chi stiamo consegnando la città”,  “votare per Roma non contro Roma” e anche “l’odio per Renzi non facciamolo pagare ai romani”. Insomma un qualunquismo a basso rilievo della peggior specie, privo di qualsiasi significato generale e specifico, che non riflette alcuna posizione politica, ma solo l’allarme di chi si è accomodato nel sistema Roma e i suggerimenti della nuova cricca renziana che come si sa utilizza suggestioni invece di argomentazioni. Sono parole illuminanti, non si può votare per il candidato di chi le pronuncia: alle volte, se non si ha niente da dire, tacere porta più voti.

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