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E’ tempo di sjob act, parola dell’Inps

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I dati c’erano già, erano usciti i primi di febbraio poi a marzo: crollano le assunzioni a tempo indeterminato perché la riduzione degli sgravi previsti a fronte di una formula contrattuale ormai svuotata del suo sento dal job act, rende meno conveniente o lucroso trasformare in tal senso posti “a tempo”. Nel mio piccolo avevo parlato di questa debacle del lavoro il 10 aprile (vedi qui) a cui rimando per le cifre e i concetti di fondo, ma al di là di articoli nelle pagine specializzate tutto questo non era venuto alla luce nell’informazione per il grande pubblico. Solo ieri l’Inps si è degnato di rendere pubblici i dati di febbraio, già disponibili da tempo, dando conto di un calo del 12 per cento nelle assunzioni, in particolare quelle a tempo indeterminato, che segue il -39% di gennaio. E questo guarda caso questa rivelazione arriva  solo all’indomani del referendum.

Sono anni che ci prendono in giro con cifre manipolate, previsioni sballate, cifre gestite ad orologeria, anticipate o posticipate a seconda delle necessità. Ma questo a mio giudizio è il meno, fa parte della narrazione mediatica della inesistente ripresa che viene spacciata un po’ dappertutto anche se con metodologie diverse dell’inganno: per esempio negli Usa i dati escono a date fisse , non alla cazzo come da noi, salvo essere regolarmente rivisti al ribasso qualche mese dopo, quando diventano trafiletti. Il più è dato invece dalla pessima qualità del governo (e ahimè anche dei cittadini che fanno di tutto per non sapere) il quale non solo vive e sguazza in questo paradiso di bugie, ma lo dice pure apertamente fidandosi del fatto che l’opinione pubblica non ci farà caso, distratta dal ronzare continuo e fastidioso dell’informazione mainstream.

Infatti non appena l’Inps ha tirato fuori il drammatico dato sul lavoro, l’apposito ministro Poletti si è affrettato a dire:  “Era prevedibile che il boom dei contratti a tempo indeterminato a dicembre 2015 assorbisse assunzioni normalmente previste per i mesi successivi”. A parte che si è trattato soprattutto di variazioni contrattuali e non di lavoro nuovo, Poletti dice esattamente quello che hanno sostenuto i critici del job act, ossia che le assunzioni sono state drogate da giganteschi sgravi per le aziende che costeranno più di 20 miliardi da qui al 2019. Che insomma si tratta di un effetto immediatamente venuto meno non appena, col gennaio 2016, gli sgravi e le esenzioni sono diminuite, che il job act non ha fatto che creare una bolla la quale  non ha niente a che vedere con l’economia reale, la competitività delle aziende e le loro prospettive, ma è correlata soltanto all’elargizione di denaro pubblico. Naturalmente non ci sarà nessuno che proverà a mettere in risalto le parole di Poletti e a svelarne il significato concreto, a dire che questo maligno Falstaff delle tigelle ci sta prendendo in giro e ci sta dicendo esattamente ciò che dicono i suoi critici.

Non si tratta certo di polemiche inutili: se la crescita del tempo indeterminato è solo una bolla da sgravi come ormai i dati dimostrano abbondantemente e non un segnale della mitica ripresa, la contemporanea Araba Fenice che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa,  vuol dire che gli assunti i di oggi fra due o tre anni, allo scadere dei benefici, saranno licenziati e, ben che vada, ritrasformati in precari puri.  E c’è  da giurarci che lo sjob act funzionerà alla perfezione.

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