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Bombe sull’ospedale: parte la gara di “disonesty international”

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Le parole sono come pietre e la verità o quanto meno il tentativo di verità dovrebbe essere come una montagna che sbarra il passo al contrabbando delle menzogne. Ma oggi le parole sono sfuggenti, dal significato sempre incerto e la verità è diventata liquida come uno stagno dove le bugie affondano e risalgono a seconda delle occasioni. In queste settimane abbiamo visto foto precedenti l’intervento russo in Siria essere spacciate come effetto dell’attacco dei caccia di Mosca, mentre una bufala già smascherata due anni fa, le immagini del fotografo Caesar, che riprendevano presunte vittime del “tiranno Assad” sono tornate sui media maistream e nella considerazione del potere occidentale.

Anche la memoria è diventata liquida e dopo un mese, dentro una tempesta di informazioni che ci colpisce e diventa già solo per questo assoluta disinformazione, anche le balle più clamorose possono essere recuperate se fa gioco. Lo stagno della verità è ormai colma di liquami. Ma forse il massimo livello lo si è raggiunto con Amnesty international, ormai vero e proprio succedaneo del vecchio Usis, che se ne vien fuori in contemporanea  con la denuncia di stupri di gruppo e di caccia all’uomo a Kunduz, da parte dei talebani. Poco credibile perché lo stupro non fa per nulla parte della cultura talebana e la denuncia puzza lontano un miglio: una cosa che potrebbe attagliarsi molto meglio al signore della guerra uzbeko Dostum, presente anch’egli a Kunduz non nuovo ai massacri e in un rapporto sempre ambiguo con gli Usa e la Nato.

Comunque sia, è davvero straordinaria la coincidenza cronometrica fra la denuncia di Amnesia International e la notizia del bombardamento di mezz’ora dell’ospedale di Medici senza frontiere, sempre a Kunduz. Un evento vergognoso, qualcosa che nemmeno Goering avrebbe osato, ma tutt’altro che frutto di errore visto l’accanimento e la precisione del tiro sul corpo principale dell’ospedale, un avvertimento nei confronti degli operatori umanitari in Afganistan. E infatti il contrasto tra la versione Nato, ovvero Usa, e quella di Kabul rende evidente che non si tratta affatto di una tragica svista, l’ennesima peraltro che in totale porta a 19 mila vittime ufficiale e probabilmente a dieci volte tanto quelle reali: la prima come al solito parla di danni collaterali mentre il governo afgano sostiene che in quell’ospedale venivano curati anche 10 o 15 terroristi, il che avrebbe di fatto giustificato l’attacco aereo. Siamo alla follia e all’idiozia, ma tutt’altro che nascoste visto che già in passato i signori della guerra americani avevano espresso la loro  insofferenza per Emergency e l’aiuto medico umanitario in generale, cercando di sloggiarlo dal Paese quasi che fossero dei complici del “nemico”.

Certo non ci si fa bella figura, specie verso le proprie stesse opinioni pubbliche, abituate a pascersi nella convinzione della loro umanità ed ecco che si aprono i “giacimenti” informativi creati per fare da contraltare: le false fosse comuni nei balcani, le ami di distruzione di massa in Iraq, le stragi col gas in Siria, l’aereo abbattuto in Ucraina, le immagini sospette di fotografi misteriosi che rispuntano fuori quando Assad viene sostenuto da Putin o i report di trepidanti associazioni umanitarie a senso unico, persino le uccisioni girate in studio. Dopotutto i cattivi devono essere sempre gli altri e per questo esistono ampie complicità. Mai che vengano pubblicati i dati embedded di fotografie e riprese (parametri di scatto, data, ora e posizione), mai che si cerchi di operare un qualche controllo, anche di sola verosimiglianza, sulle notizie che giungono dalle fonti “accreditate” le quali vengono decretate vere per definizione. Se non accade è perché semplicemente si fa parte del gioco e non si è spettatori.

 

Il dubbio non ha posto nella modernità e anche l’intelligenza non se la passa proprio bene.

 

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