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La versione di Varoufakis

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A circa 15 giorni dalla debacle greca siamo alla terza versione dei fatti data da Varoufakis: in un primo momento l’ex ministro delle finanze aveva sostenuto l’impossibilità di un piano B in maniera chiaramente poco credibile addebitandole addirittura a difficoltà tipografiche, in deguito aveva fatto trapelare il suo disaccordo con Tsipras e la parte moderata di Syriza, ieri in fine rileva che la messa a punto di ujn piano B era stata presa in considerazione ancor prima delle elezioni, anzi lo aveva formulato, ma che poi non se ne è fatto nulla. E di certo qualcosa deve esere successo se Tsipras ha affidato alle pagine di un domenicale di centro destra una versione grottesca dedgli eventi imputando la mancanza di un piano alternativo al diniego di Putin di un prestito da dieci miliardi.

Comunque siano andate le cose è chiaro che la mancanza del mitico piano B e di un minimo di direttive attuative per il medesimo è stata la ragione per cui la Grecia si è trovata completamente disarmata nei confronti degli oligarchi europei ed èstata costretta ad accettare qualsiasi condizione, compresa la terribile punizione per aver osato il referendum. Questo è finalmente un dato acqisito che dovrebbe evangelicamente dividere il grano dal loglio: il grano di chi si rende conto che l’euro è il machete con cui si fa avanti la reazione finanziaria e che quindi, sia pure a livello di difesa va impostata l’ipotesi di un uscita e il loglio che invece venera la moneta unica come la madonna di Medjugorie, un combinat di cui fa parte la classe dirigente interessata ai massacri sociali ma anche la sinistra del consenso e quella che non consente né dissente, come surgelata in un punto zero.

Varoufakis sembra che si voglia mettere alla testa non solo di quella parte di Syriza che si è sentita tradita da Tsipras, ma anche di quella parte finora molto minoritaria di sinistra europea che ha strappato il velo di maia di un’Europa irriformabile se non altro fino a che non verranno tagliate le unghie monetarie alle oligarchie dominanti di Bruxelles. Non so su quali proposte concrete l’ex ministro greco voglia strutturare il movimento che ha annunciato di voler creare: il nome di Galbraith che compare a fianco dell’ex ministro farebbe pensare a una qualche variante dell’Open Spciety e dunque va preso con cautela. Ma non credo possa sfuggire l’importanza a sinistra di fare uscire dalle nicchie e dai solitari personalismi le posizioni che individuano nell’euro e nella sua gestione il cuore della malattia europea: queste posizioni sono state fino ad ora appannaggio delle destre che hanno cavalcato la realtà in funzione delle razze padrone locali come appare evidente dal programma del Front national o dalle proposte fiscali ultra liberiste del leghismo. C’è da sperare che una volta creato un punto di riferimento visibile su scala continentale e nato dal cuore del dramma greco, molte incertezze verranno infrante e molti timori di isolamento verranno abbandonati. Varoufakis diventa così un pericolo non solo per Tsipras, ma anche per i Vendola, i Civati, gli stessi Ferrero, insomma per chi ha conservato solo la retorica dell’antagonismo, senza osare la sostanza.

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