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La batracomiomachia dell’Europa

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In questi giorni si leggono montagne di analisi, si avvertono i pesi contrapposti di speranze e di rabbia, ma in realtà si vede che è un brancolare nel buio, un vagare lungo i confini di un territorio sconosciuto, fuori dallo scenario di crescita perenne, di scommesse infinite, di bolle scoppiate e in formazione, di consumismo miserabile che sono state per oltre trent’anni lo scenario di latta del pensiero unico. L’epicentro è la vicenda greca sulla quale prevalgono alcune tesi e previsioni sia pure giostrate in maniera diversa, ma che mi proverò a riassumere, scartando ovviamente la frittura mista di idiozie e di volgare propaganda che circolano in rete e in televisione, oltreché sui giornali tanto cari a Umberto Eco, come misura della verità:

  1. Atene sarà costretta ad uscire dall’euro e dopo qualche anno di caos e ristrettezze, liberata dalla moneta tedesca e dai diktat della troika tornerà a vivere e a crescere nonostante la “guerra” che le verrà fatta dagli oligarchi di Bruxelles.
  2. La Grecia sarà lasciata marcire fino al limite del default nella speranza che il blocco di ogni ristoro da parte della Bce e di qualsiasi apertura sulla trattativa faccia saltare Tsipras e instauri un nuovo esecutivo di servi.
  3. Il governo greco messo all’angolo dall’egoismo e dalla cecità dell’Europa si rivolgerà alla Banca di sviluppo dei Brics che proprio oggi comincia la sua vita operativa per poter sopravvivere nell’immediato ed entrare nel medio termine in una nuova e diversa dimensione del cosiddetto ordine mondiale.
  4. L’Fmi proprio in ragione delle questioni geopolitiche implicite nella vicenda  imporrà all’Europa di cancellare una parte del debito, cosa che servirà pochissimo alla Grecia perché conserverà comunque lo strumento di tortura e di declino ossia l’euro, ma darà a Tsipras e al suo governo l’impressione di una vittoria.

In realtà nessuno è in grado di prevedere cosa potrà succedere perché  le variabili che queste ipotesi comportano sono infinite e il futuro è come si dice in mente dei. Nessuno dei protagonisti ha le idee chiare su ciò che davvero vuole, né Tsipras che ancora giace nella contraddizione dell’euro senza austerità, né gli oligarchi europei incerti se punire Atene per aver osato il referendum o evitare un vulnus drammatico per l’Unione con la Grexit che farebbe esplodere una pentola pressione ormai sul fornello dal 2008: significativa la sorprendente vittoria in Austria di una consultazione per proporre l’uscita dalla moneta unica, che è stata completamente censurata dai media. Nè Washington che da una parte teme l’emigrazione di Atene verso il blocco euroasiatico, ma d’altronde non vuole costringere Merkel e Hollande a cedere  ben sapendo che questo potrebbe indurre la destabilizzazione dei suoi maggiori alleati europei e dare indirettamente credito e forza al referendum di domenica.

In effetti il vero scandalo nel mondo a governo finanziario, la vera novità indomabile è proprio la consultazione popolare e la sua schiacciante vittoria nonostante il gigantesco meccanismo mediatico messo in piedi per far passare il sì o quanto meno rendere la vittoria del no risicata.  E lasciatemi aggiungere anche contro le segrete speranze del governo greco, che da numeri più modesti avrebbe tratto spunto per ulteriori e plateali cedimenti. Si è trattato di una vittoria esclusivamente popolare che ha spiazzato tutti, che ha sparigliato le carte e che per la prima volta da decenni è piombato come un oggetto estraneo su trattative, accordi, trattati sempre discussi a porte chiuse tra potenti decisi a contrastare la democrazia, dentro una specie di vero e proprio golpe. Un metodo oligarchico che naturalmente si è risolto in una catastrofe: se si fossero chiamati gli scemi del villaggio a pensare l’Unione, le sue regole e i suoi tempi, probabilmente non si sarebbero commessi tanti e clamorosi errori.

A questo punto credo che sia troppo tardi per pensare che gli stessi personaggi, le stesse forze, gli stessi ambienti, la stessa mentalità che hanno portato a tutto questo possano trovare una via d’uscita dalle forze centrifughe che stanno disgregando l’Unione. L’Europa ha un’unica possibilità di sopravvivere, quella di tornare alla democrazia e affidare ai cittadini la decisione su trattati e istituzioni ormai improponibili, frutto di un’ideologia entrata nella sua fase di declino e perciò stesso portata a sostenersi grazie al puro potere. Solo questo potrà costringere le oligarchie a fare un passo indietro, a proporre soluzioni concordate per uno smantellamento della moneta unica, a varare una vera Costituzione, a riformare gli istituti di partecipazione o al limite stabilire che uno spazio comune di lavoro, di libera circolazione di merci e persone e di regole generali condivise, possa essere la premessa  per una ricostruzione lenta e partecipata della Ue. Insomma un ripartire dalle fondamenta per arrivare al tetto e non una  costruzione elitaria del tetto per far sì che le fondamenta si adattassero in qualche modo. Se non sarà così allora meglio il liberi tutti.

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