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L’ucraina nel baratro? Colpa del comunismo

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E’ quando la narrazione si fa stenta e penosa che comincia ad avvertirsi la parola fine, il limite della fiction nella quale siamo immersi, l’incipiente rottura di un canone che non più essere sostenuto: anche un’informazione e una comunicazione ossessivamente basate sulle reazioni associative ed emotive invece che sul vero -falso, alla fine deve trovare un qualche ambiguo compromesso con la realtà.  Così ad esempio il presidente del comitato norvegese del Premio Nobel per la pace è stato rimosso e degradato al rango di semplice membro per essere stato lo sponsor dell’operazione che assegnò ad Obama il prestigioso premio.

Ma anche un rapporto del congresso Usa è costretto ad ammettere che dall’11 settembre fino ad oggi sono stati spesi dai soli Stati Uniti più di 1600 miliardi di dollari per la cosiddetta guerra al terrorismo provocando la bellezza di oltre 350 mila morti, una proporzione rispetto alle 2974 vittime dell’attentato alle torri e al Pentagono che fa impallidire Kappler e rende le decapitazioni dell’Isis un fatto da dilettanti.

Si tratta però di strappi ancora minimi su una trama che viene tenuta assieme con colla ideologica e rattoppi a colore: non siamo certo alla fine anche se ci si avvia al capitolo conclusivo. Per cui anche le notizie più evidenti non scalfiscono la tesi dell’eccezionalità Usa o vengono seppellite sotto i detriti che questa produce. Una comica conferma viene dal Washington Post che ha pubblicato una lunga articolessa sull’Ucraina in cui si raccontano le condizioni ormai da bancarotta del Paese: si tratta sia la svalutazione monstre della moneta nazionale, la secessione delle regioni più ricche, i sacrifici che l’Fmi chiederà alla popolazione in cambio di 17 miliardi di prestito, ma non si cita la circostanza che il golpe finale per cui gli Usa hanno speso 5 miliardi di dollari, come da dichiarazioni ufficiali, ha sottratto 160 miliardi di dollari l’anno di interscambio con la Russia.  Certo il lettore medio del giornale si potrà domandare come mai l’Ucraina sia in queste condizioni dopo 25 anni di fuoriuscita  dal comunismo e di adesione senza mezzi termini all’economia di mercato, dopo molti anni di rivoluzioni arancioni apertamente sostenute, favorite e finanziate dagli Usa. Ma ecco che la risposta viene pronta all’esuberante eccezionalista di WP: “il comunismo non è mai davvero caduto. L’Ucraina ha sostituito i capi di partito con gli oligarchi. Certo, le privatizzazioni ci sono state così come la creazione di un mercato, ma l’Ucraina non ha mai posto fine all’era Sovietica della corruzione e dell’inefficienza”.

Come noi tutti sappiamo l’occidente è privo di oligarchi e oligarchie, non ha dinastie che si contendono da un trentennio il potere, non ha corruzione e inefficienze e se per caso ci fosse qualche raro caso di questi mali è perché c’è ancora troppo comunismo. Per fortuna che Poroshenko re del cioccolato e dei cioccolatai è stato incoronato da Washington, così come a suo tempo la regina del gas Timoshenko. In tutto questo argomentare da bar colpisce la rozzezza e l’infantilità della tesi che tra l’altro fa nascere il sospetto che persino il comunismo dell’Urss non fosse poi così male se si è perpetuato tanto a lungo pur con il fantastico mercato a disposizione e tanti libertador pagati da Soros e compagnia in nome e per conto del dipartimento di stato.

Ecco che la narrazione si sfilaccia e diventa faticosa, artificiale, stantia come la vecchia propaganda della guerra fredda. Procede a ritroso e impedisce di pensare, mostrandosi come il ritratto di Dorian Gray di una stagione che ormai non ha che il potere nelle sue forme più violente per mantenersi in vita. Anzi per dirla tutta è diventata eccezionalmente stupida e pretestuosa

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