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Grecia, libera nos a malo

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Stamattina è stata confutata, almeno ai miei occhi, la tesi della finitezza dell’uomo: in realtà sfacciataggine nella bugia, cialtroneria intellettuale e servilismo dedito al maccarone, in alcuni sono senza limite come l’Apeiron di Anassimandro. Stamattina, dopo aver ricevuto la conferma in diretta dall’Onu, che la marcetta guerresca inscenata dal governo, era stata suonata per far passare gli F 35 e gli altri programmi di riarmo, ho sentito che i soliti noti dei talk mattutini si sono guadagnati il loro pourboire da sei, settecento euro, parlando di ricatto della Grecia nei confronti dell’Europa.

Avevano una faccia felice e distesa perché con la tracotanza mattutina degli ottusi potevano anche dire che il ricatto non funziona, che i mercati se ne fregano della piccola economia di Atene la quale dunque non potrà che tornare all’ovile costruito dal buon pastore della troika. Tanto ormai le banche sono state salvate. E’ un po’ come dire che il torturato ricatta il suo boia se appena appena tenta di liberarsi dalla ruota. Il discorso naturalmente è fatto a nuora perché suocera intenda: anche l’Italia che detiene ormai  la gran parte del proprio debito pubblico e che con la nuova manovra di Draghi dovrà comunque garantire attraverso la Banca d’Italia gli eventuali titoli sovrani comprati dalla Bce, è in una situazione abbastanza simile: quattro anni fa poteva mettere sul piatto della bilancia, per evitare i ricatti di Bruxelles ed eventualmente cambiare i termini della cattività berlinese, la spada di Damocle del proprio debito. Ma intervenne la campagna spreadista ad evitare una simile possibilità, con la conseguente teoria dei governi fantoccio. Ora l’arma è spuntata o comunque assai meno efficace.

In effetti però tutto questo era immaginabile già da prima e forse nei dirigenti di Syriza, come d’altronde in gran parte della sinistra continentale, è prevalsa l’idea che la governance europea conservasse un fondamentale carattere positivo e che alla fine, nella prospettiva di uno strappo sull’unità monetaria,  sarebbero riusciti a spuntarla. Così non è perché questo non fa parte della logica di Bruxelles e tanto meno di quella dell’euro che stabilisce la cessione di sovranità monetaria e di bilancio alla Bce la quale ha sempre il coltello dalla parte del manico attraverso vari modi e strumenti di intervento. Tsipras, nella prospettiva di conservare ha l’euro ha chiesto ciò che non è possibile nell’ambito della moneta unica: cioè di poter attuare una politica diversa da quella dei massacri sociali, cosa impossibile senza un’autonomia finanziaria.

Adesso – al di là dei compromessi momentanei per prendere tempo – non c’è altra prospettiva che la resa a Bruxelles o l’uscita dalla moneta unica e non so quanto Tsipras e il suo gruppo dirigente sia preparato a gestire sia l’una che l’altra situazione, in mezzo, tra l’altro, a una nausaeabonda corrente di bugie, scaricata senza nemmeno la depurazione, come ad esempio la favola dei 40 miliardi prestati dall’Italia alla Grecia. Come ho già detto l’atto politico migliore che Tsipras potrebbe fare in questa situazione e nell’abbandono in cui è stato lasciato da Paesi come l’Italia che avrebbero invece tutto l’interesse ad appoggiarlo,  è quello di dare le dimissioni dalla moneta unica, senza aspettare il licenziamento che Bruxelles sta preparando in caso di resistenza. Dire basta non solo ai ricatti, ma anche alle illusioni è davvero l’ atto di liberazione dal pensiero unico.

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