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Il sacco d’Italia

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

È ormai entrata perfino nel grande frullatore della banalizzazione la certezza che esiste una “autorità”, autonominatasi grazie al possesso di ricchezze e all’occupazione dei centri di potere, che sta conducendo – e vincendo – una guerra contro la sovranità costituzionale degli Stati, per l’espropriazione delle democrazie in favore di oligarchie sostenute in Parlamenti nazionali sempre più impotenti, da governi incompetenti, assoggettati e servili.

La china è stata intrapresa quando alla Bce è stata preclusa la facoltà di creare il denaro necessario per coprire i disavanzi del bilancio statale, ripagare i debiti pubblici, finanziare la spesa sociale, promuovere l’occupazione. Poi, una volta reso legale lo strozzinaggio, si è introdotto il sistema capestro del patto di stabilità, cinque disposizioni per la sorveglianza economica e fiscale che prevedono misure punitive da comminare ai paesi che non rispettano i limiti “concessi” del deficit di bilancio. Poi nasce il Mes, definito da qualcuno un Frankenstein: organismo finanziario che chiede soldi in prestito alle banche private per prestarli a sua volta agli Stati a un tasso superiore, che garantisca la sua sopravvivenza e il suo funzionamento. Il contesto del Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance,  sottoscritto nel 2012, con il meccanismo di verifica dello sforamento del deficit, con l’imposizione dell’austerità, con la somministrazione di purghe punitive e ammende, si è compiuto il processo di smantellamento delle democrazie nazionali, con la correità dei governi nazionali, con una strategia di menzogne coordinate sull’origine e le cure della crisi, con l’imposizione di “rimedi mortali” da parte di organismi che non hanno alcuna legittimazione o controllo democratico, con il coinvolgimento e l’assoggettamento dei Parlamenti, il nostro dichiarato non costituzionale, che hanno votato repentinamente e senza nessun tipo di pubblicità e misurazione del consenso, il patto politico fiscale.

Il golpe concretizzatosi nell’esproprio delle prerogative dei cittadini e dei parlamenti e materializzatasi con ineluttabili effetti a cascata: smantellamento dello stato sociale, cancellazione delle conquiste del lavoro, erosione progressiva dei diritti, imposizione della precarietà come unico imprescindibile contrasto alla piena disoccupazione, è compiuto. La guerra è stata vinta.

Ma Ucraina, Grecia, focolai in fermento al di là del Mediterraneo, la pressione dell’irriducibile guardiano del mondo, l’assenza di una politica estera, come di qualsiasi politica, suggeriscono all’Ue l’utilità di stravincere, a scopo dimostrativo per popoli ribelli e per sé, per esibire l’esistenza in vita. E cosa c’è di meglio di far ricorso insieme alle armi tradizionali alla più efficace e collaudata arma di distrazione, la più decisiva e la più incisiva, la più indefinita e la più definitiva, una bella guerra fuori per distogliere da quella interna, che prosegue qui da noi stracciando la costituzione liquidata alla svelta  alla pari di un provvedimento di necessità e urgenza, esautorando il Parlamento, svuotando di senso il voto.

Ci pensa il governo (complice un Parlamento non costituzionale), ma, nel loro piccolo,  ci pensano anche comuni e regioni, perseguendo la svendita dei beni comuni, abdicando o spodestando, depotenziando organismi di controllo e la presenza dei cittadini nei processi decisionali.

Orgogliosamente il sindaco di Roma proclama: «Noi ci stiamo occupando in questi giorni di mettere in vendita una serie di immobili del nostro Comune. Il Comune di Roma ne possiede un numero molto alto: 60 mila immobili …. lo stiamo facendo perché vogliamo avere risorse economiche da investire proprio nei servizi ai cittadini e nel disagio sociale. Questo vuol dire nuovi alloggi popolari, che in questa città non si costruiscono quasi più». Ecco, ci voleva proprio un po’ di ammuina:  svendere alloggi di proprietà per costruirne altri, possibilmente lontano dagli occhi, dal cuore e dalle coscienze, a prezzi popolari, per non dire dei materiali. Stupisce poi che esista una emergenza abitativa se il Campidoglio spende circa 43 milioni l’anno. Più le bollette delle utenze, tutti incassati dai costruttori che affittano immobili al Comune, e dalle cooperative sociali come il Consorzio Eriches 29 di Salvatore Buzzi. Per gli 84 alloggi dell’Immobiliare San Giovanni 2005 del costruttore Antonio Pulcini in vicolo del Casale Lumbroso il Campidoglio spende 2.690.753 euro: 2.669 euro al mese per ciascuno. Peccato che gli alloggi venissero assegnati: senza graduatorie e i dovuti controlli sulle situazioni patrimoniali dei nuclei familiari. E che dire degli affitti d’oro, i contratti di locazione stipulati  dal Comune con immobiliaristi privati, per ospitare uffici pubblici. O dei B&B e appartamenti con vista Colosseo o fontana di Trevi affittati dal Comune di Roma a soli 150 euro al mese?

Ma intanto i palazzi storici dell’Eur potranno essere venduti, grazie alla provvidenziale modifica dello statuto di Eur spa approvata  dall’assemblea degli azionisti, composta per il 90% dal ministero dell’Economia e delle Finanze e per il 10% da Roma capitale, passata all’onore delle cronache, nere,   per il coinvolgimento dell’ex ad Riccardo Mancini e dell’ex direttore commerciale Carlo Pucci nelle vicende di Mafia Capitale. L’alienazione –  potranno essere messi all’asta il Museo delle Tradizioni popolari, il Pigorini e il Museo dell’Alto Medioevoera “necessaria” per porre riparo a una situazione finanziaria critica, ma soprattutto  per ultimare la realizzazione di un incubo visionario, la Nuvola, il centro congressi progettato da Fuksas.

A Venezia qualche giorno fa  durante il picco della marea, ondate di imprevedibile altezza hanno allagato una galleria subacquea del Mose. L’acqua è penetrata attraverso la tromba delle scale e si è stabilizzata ad un’altezza di due metri sui tre che misura la galleria.  Evento imprevedibile, si è detto. Eppure i 5 sui 6 miliardi (di 1 immaginiamo la destinazione) spesi per la progettazione e la parziale realizzazione dell’imponente opera, avrebbero dovuto proteggere dal prevedibile ma soprattutto dall’imprevedibile.  Era invece previsto che le 27 pagine di relazione della Commissione di Valutazione di Impatto ambientale che avrebbero dovuto seppellire l’indecente proposta di scavo di un nuovo canale finalizzato al passaggio delle grandi navi in Laguna, possano diventare il suo lasciapassare. Come se da un lato si fosse confermato che  il   progetto fa acqua da tutte le parti e dall’altro fossero state offerte le raccomandazioni per chiudere le falle, con l’aiuto del ridicolo termine di 30 giorni  dopo i quali comunque la Commissione dirà di si a “determinate condizioni”, che il più sarà fatto.   E non lo si potrà commentare passeggiando sotto le Procuratie, visto che il Commissario Zappalorto impegnato a sistemare i conti a tutti i costi a fonte dei 60 milioni di sforamento tendenziale del Patto certificati anche dalla Corte dei Conti, ha deciso di appagare le smanie speculative  delle Generali di realizzazione di “residenze di lusso”, rinunciando all’uso pubblico dei prestigiosi spazi, in cambio di una non ben definita mancia. Prima era stata la volta di Ca’ Corner della Regina (Prada), del Fondego dei tedeschi (Benetton), dell’Ospedale al mare del Lido (Cassa Depositi e Prestiti).

La nuova legge regionale lombarda sul consumo del suolo impedisce ai sindaci che lo desiderano di approvare delle varianti al Pgt che riducano l’impatto sul territorio: è questa l’amara sorpresa riservata ai sindaci di centro sinistra di Bergamo, Brescia e Cremona.

Ma l’indole al sacco del territorio è bipartisan: alla scadenza del termine fissato per impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge 166/2014,  di conversione del decreto “Sblocca Italia”, solo 6 regioni si sono espresse con un no relativo agli articoli 37 e il 38 , che autorizzano  nuove  trivellazioni petrolifere con  elevati pericoli ambientali per aree di pregio naturalistico e paesaggistico, sulla terraferma e nel mare, a fronte di  irrilevanti benefici economici e sociali.   Ma le impugnazioni si basano soprattutto sull’ipotesi che la legge violi le competenze amministrative e legislative delle Regioni stabilite dal Titolo V della Costituzione. Con  l’eccezione della Puglia e delle Marche, le Regioni che hanno sollevato obiezioni  sono  a guida centrodestra: la Campania , la Lombardia, l’Abruzzo, il Veneto,  quelle di centro sinistra  a partire proprio dallaToscana, che ha da poco varato una Legge urbanistica, impugnata dal Governo perchè troppo restrittiva sui nuovi centri commerciali in aree rurali,  hanno detto si signore, Signor Lupi.

E dovremmo avere tanta paura dell’Isis alle porte, quando il nemico l’abbiamo in casa?

 

 

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