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Storia di Natale

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Bene, oggi che è Natale non ho voglia di scrivere delle miserie che ci circondano e tanto meno  ho voglia di imbastire un edificante racconto natalizio, secondo la tradizione anglosassone. Mi attira di più fare una brevissima storia di questa festa che nei secoli ha attraversato varie fasi dalla sua creazione a stampo su feste pagane fino a Babbo Natale la cui iconografia mondiale è legata a quella inventata a suo tempo della Coca Cola. Quasi un ciclo che si apre nel paganesimo agricolo e si conclude in quello industriale.

Sono cinque le fasi principali che ci portano alla festa come la concepiamo oggi: la creazione, l’incoronazione di Carlo Magno, il culto nordico di San Nicola, la riforma protestante e l’economia di mercato. Ma andiamo per ordine a districare il nodo. I giorni delle nostre festività lo erano anche nell’antica Roma nella quale si celebravano i goderecci Saturnali, ossia il rinnovo della vita, segnato dalla rinascita della luce  e del ciclo solare che proprio in quei giorni tornava a crescere dopo un lungo declino. Dal momento che si trattava di un un culto legato al ciclo nascita – morte aveva riscontro in tutto il mediterraneo e anche tra quei germani che intorno al 300 dopo Cristo costituivano ormai magna pars della macchina militare dell’impero. Non può stupire se a Roma e  in ampie aree dei suoi domini fin dai tempi di Nerone fosse andatasi diffondendo la religione mitralica, di origine indiana, che sostituiva con la morte e la resurrezione del Dio Mitra (peraltro nato da una vergine) quella del sole. Esoterismi, culti misterici e maghi di caldea si intrecciavano alle fedi tradizionali: così che i Saturnali e la festa mitralica del sol invictus che si celebrava il 25 dicembre divennero praticamente un tutt’uno.

Per questo i cristiani, prima contrari a tali festeggiamenti, appena sdoganati e messi in posizione di privilegio da Costantino, trovarono opportuno non cancellare queste feste che coinvolgevano tutto l’impero, ma sostituirle con una loro. Così inventarono la nascita di Gesù il 25 di dicembre in maniera da appropriarsi della data e stroncare la concorrenza, conservandone tuttavia i caratteri fondamentali e proponendo Gesù Cristo come “vero sole divino” che nasce di notte da una vergine. L’innesto riuscì soprattutto perché i cristiani erano ormai in posizione di potere e si apprestavano a diventare la religione di stato.

Tuttavia il Natale, così artificialmente creato, non divenne subito la più importante delle festività cristiane, anzi dopo la fine dell’impero e durante i secoli bui, ritornò quasi alle origini di culto agricolo -astronomico: la festa centrale del periodo era quella dell’adorazione dei magi che in termini più terreni si trasformò nello scambio di doni per la Befana il cui nome è la storpiatura di Epifania e si riferisce ai fantocci di pezza che venivano esposti alla finestra in quei giorni. Fu dopo l’incoronazione di Carlo Magno a imperatore, il giorno di Natale dell’800 che questa festività ricominciò a trovare smalto, ancora una volta su spinta del potere terreno, per così dire. Parecchi altri re si fecero successivamente incoronare in quel giorno, ma ci vollero ancora quattro secoli prima che San Francesco inventasse il presepe e testimoniasse della nuova centralità del Natale, con il trasferimento di tutti gli elementi per così dire profani sul capodanno. Del resto anche la letteratura testimonia di questa marginalità del Natale e che solo nel 1800 torna ad essere un tema di qualche rilievo.

L’altro passo fu  la riforma protestante che abolì il culto dei santi. In tutta l’Europa del Nord, era San Nicola, immaginato un po’ come il dio Saturno, un po’ come Odino con la sua barba bianca e la capacità di volare, a portare doni ai bambini  il 6 dicembre. Si pose quindi il problema di sostituire questa ricorrenza e si scelse Gesù bambino e il giorno di Natale come quello adatto ai regali, perfetto per essere una festa dedicata all’infanzia. Solo che il Gesù in culla, posto al freddo e al gelo non era molto credibile come portatore di doni e soprattutto non poteva avere caratteri negativi come quello di San Nicola che puniva i bambini cattivi. Fin da subito gli fu affiancato un robusto aiutante in grado di svolgere un compito così gravoso e al tempo stesso in grado di incutere timore. Nel mondo germanico nacquero così alcune figure ambiguamente a cavallo tra il folletto e il demone, come testimoniano i Krampus, aiutanti di san Nicola e successivamente trasformati in elfi. Il Santo stesso subisce una trasformazione in questo senso divenendo persino Aschenklaus (Nicola di cenere) o Ruklaus (Nicola il rozzo).

Il panorama generale a questo punto è pronto alla trasformazione attuale, sebbene tra i puritani il Natale non fosse in pratica celebrato, anzi fosse osteggiato e in molte aree della Gran Bretagna della Scandinavia e dell’ America, la festa fosse dedicata soprattutto alle bevute, alle gozzoviglie e avesse ripreso i suoi caratteri pagani. Intanto però ferveva la rivoluzione industriale e trovò in Usa e in Inghilterra terreno fertile per la trasformazione del Natale nella festa dei doni e di San Nicola nel bonario Santa Klaus che solo nel suo oh oh oh ricorda qualche meno gradevole carattere. Testimoni e in molti casi stimolatori della mutazione sono racconti e romanzi che hanno il loro culmine in Dickens. La crescita in Gran Bretagna dell’ Oxford Movement e in seguito dell’anglo cattolicismo, la rinascita in America di riti natalizi, sprezzati dai Puritani, soprattutto in Pennsylvania abitata per la quasi totalità da immigrati tedeschi, favorirono la trasformazione del natale in un rito familiare e bonario nella quale una ritualità religiosa tiepida se non spenta e più volta al magico, si mescola man mano al consumismo che fa fare molti affari.

Nascono così le celebri cartoline e nel 1885 il Natale diventa in America un giorno festivo federale. Ma Santa Klaus ha ancora molti aspetti diversi: talvolta è magro e con indosso le pelli di un cacciatore, altre volte è piccolo e grasso, altre ancora vestito come un vescovo. Solo nel 1931, grazie a una campagna della Coca Cola, il disegnatore Haddon Sundblom, crea il babbo natale che conosciamo. Tutto questo in Europa è arrivato dopo la guerra, compresa la Gran Bretagna dove molte attuali usanze natalizie, albero compreso, sono state appannaggio solo delle classi dominanti, tanto che fino al 1961 la posta è stata regolarmente consegnata anche il 25 dicembre.

In effetti possiamo dire che la maggiore festa cristiana, segnata tuttavia da un suo peccato originale, è tornata ad essere molto simile ai saturnalia, mutatis mutandis ovviamente. Un ciclo si è chiuso.

Vabbè sono stato fin troppo lungo. Alla fine buon Natale in ogni modo possibile.

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