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Impara a torturare e diventerai ricco

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C’è un nuovo mestiere che va forte e che forse potrebbe appagare gli ottusi idolatri delle start up: quello della tortura. L’indagine del senato Usa sul “servizio sevizie” della Cia è stata resa nota solo in minima parte, quella meno compromettente per Washington e per l’amministrazione Obama in particolare, riguardante 119 casi in cui sono state effettuate massicce “sedute di condizionamento”. E da questo pozzo di nequizie emerge un particolare curioso e desolante: i due supervisori del “programma” iniziato nel 2002, tre anni dopo si misero in proprio, costituendo una società commerciale, la Mitchell Jessen & Associates grazie alla quale hanno intascato fino al 2010 81 milioni di dollari per studiare i migliori metodi di tortura e condizionamento per i prigionieri, peraltro in gran parte basato sull’esperienza di sventramenti e annegamenti che l’agenzia aveva accumulato in Vietnam.

Era un modo munificamente pagato con soldi pubblici per privatizzare le responsabilità e allontanarle dai vertici, come accade quotidianamente con i contractor e accade in tutt’altro contesto in Italia dove i partiti ingaggiano ex tesorieri e portaborse per rimanere formalmente estranei al sistema politica -affari. Si tratta insomma di un sistema cool che promette di avere in futuro un grande sviluppo. I metodi di tortura infatti non servono solo a far confessare ciò che si vuole, ma venivano e vengono usati soprattutto per condizionare le persone e indurle ad accreditare una realtà artificialmente costruita.

Nel caso specifico la Cia si è adoperata – non si sa quanto autonomamente o sotto indicazione politica – ad accreditare la responsabilità di Al Quaeda negli attentati dell’ 11 settembre, presentando “confessioni” che contrastano assolutamente ciò che si è potuto accertare per altra via, così che tutti gli interrogativi sulla dinamica dell’attacco alle torri rimangono tuttora insoddisfatti. Anzi il ricorso alla tortura per costruire una realtà lascia la sensazione che si sia voluto nascondere qualcosa di oscuro. Ma è fin troppo ovvio che una volta dato l’assenso a questi metodi perché non si dovrebbe poter pensare a una loro estensione contro l’opposizione sociale? E di certo l’affermazione di Obama di non voler perseguire ideatori e manovalanza della tortura non lascia molto spazio all’ottimismo. Non si può escludere che le recenti e inaspettate manifestazioni contro le uccisioni a bruciapelo della polizia, talvolta messe in atto anche in ambienti conservatori, riflettano un germe di consapevolezza.

Quindi si può ritenere che la tortura sia uno dei pochi settori in crescita. Un’occasione da non perdere per fare soldi veri. Altro che job act.

 

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