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Giochi di prestigio: il trucco delle Olimpiadi

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Chissà perché gli italiani si ostinano a non guardare i trailer. Eppure quasi sempre basterebbero quelli per sapere tutto del film che li aspetta, al cine o nella realtà.

Così incurante di quello che successe ad Atene, di quello che è accaduto in Brasile, Renzi, che aveva all’uopo inaugurato la fase dell’annuncio degli annunci: tra due giorni vi rivelerò una grande sorpresa per Roma, ha comunicato ufficialmente la candidatura della Capitale per le Olimpiadi del 2024. E dire che l’unica decisione non riprovevole attribuibile a Monti fu proprio la scelta di rinunciare ai giochi del 2020, motivata oltre che da ragioni economiche, dalla preoccupazione di “governarne” gli effetti collaterali: impatto ambientale, infiltrazioni criminali negli appalti, corruzione.

Ma per lo zerbinotto di Rignano, già appagato di stare al fianco di campionesse e bellocci del Gotha sportivo,  sono apprensioni irrilevanti, remore da gufi, allarmi da perdenti, che l’importante è vincere, anche a costo di barare e di truccare i conti, prima e dopo, come d’altra parte successe appunto in Grecia, come avvenne in Brasile, come accade con le grandi opere nazionali, presenti e future, progettate, iniziate, infinite.

Quelli brasiliani sono stati i mondiali più cari della storia, le cattedrali del pallone inquinanti e megalomani cadranno presto in rovina, a cominciare dallo stadio di Rio, con 70 mila posti a perdere, o da quelli di  Manè e Garrincha di Brasilia costati circa 600 milioni di euro, in “sicurezza” sono stati investiti altri 600 milioni per prevenire e fronteggiare turbolenze più che legittime. Che le Olimpiadi abbiano contribuito non marginalmente alla crisi greca con i venti miliardi di debito rimasti sul groppone dello Stato, come d’altra parte quelle di Vancouver hanno determinato una perdita cospicua di benessere per la collettività canadese, come la Gran Bretagna che sti

a scontando la sua vanità nazionale ferita dai costi dei Giochi del 2010, quadruplicati rispetto ai preventivi,  pareva essere convinzione condivisa da tutti, ma non dal nostro governo di provinciali che pensano di riguadagnare autorevolezza, credibilità e competitività messe in discussione dalla mafia a Roma, dalla corruzione a Milano e Venezia, dalle piogge genovesi, promu0vendo orge di orgoglio nazionale tramite fiere paesane di salsiccia e zucchero filato, ospitando kermesse che non ci possiamo permettere, promettendo che Grandi Eventi portino Grande Ricchezza e Felicità.

Ma senza andare lontano, senza dar retta ai trailer di Grecia, Brasile, Canada, bastava riguardarsi il film di casa nostra, ricordare per gli smemorati, prevedere per chi avesse ancora dei dubbi. Il sistema è stato collaudato con i Mondiali di calcio e poi replicato con successo in innumerevoli altre occasioni: quando le “emergenze” non sono causate da calamità naturali e altri eventi sedicentemente impre­vedibili, se ne creano di nuove, manifestazioni sportive, esposizioni, celebrazioni, esigenze di ordine pubblico, immigrazioni, acque alte che si ripresentano con regolarità, autostrade da lasciare deserte, ponti sdrucciolevoli, scavo di canali superflui e dannosi.

Eh si, tra le “emergenze inventate” merita il podio  la calamità territoriale dei Mondiali di calcio del 1990, aggiudicata nel maggio  1984 , ma che ebbe bisogno di un decreto d’urgenza nel 1987 che stanziava in libertà, introduceva deroghe alle procedure sia degli appalti che  urbanisti­che, consentiva “necessari” sforamenti della previsione di spesa, passata da 3.550 a 7.320 miliardi di lire, in virtù della “eccezionale urgenza
derivante da avvenimenti imprevedibili”, come venne detto per designare probabilmente appetiti insaziabili, corruzione diffusa e generalizzata, complicità e correità, trionfi di templi alla superfluità mai finiti, di infrastrutture muscose e cadenti,  allora promosse grazie all’istituto straordinario della “conferenza”, oggi largamente superato grazie allo  Sblocca Italia, che sancisce il primato della anormalità, dell’atipicità, dell’emergenza lungimirante e preventiva.  Se la storia anche recente insegnasse, varrebbe la pena di ricordare che, tanto per fare un esempio, . degli 87 interventi di viabilità previsti solo 33 furono ultimati, che  ben 17 opere programmate pur essendo approvate dalla confe­renza dei servizi, vennero appena avviate e poi abbandonate, che più d’una impresa era sotto inchiesta ad opera dei giudici milanesi di Mani Pulite, che lo stadio Marassi venne definito la Caporetto del Calcio, che altri stadi denunciarono problemi di sicurezza, impianti fuori norma, allagamenti,  che ristrutturazioni e ampliamenti assorbirono risorse triplicate rispetto ai preventivi. Per non parlare della Corte dei Conti, per non parlare della percezione che quella sia stata una prova generale per nuove Tangentopoli.

Ma i grandi eventi hanno buona stampa, anche il più mediocre dei dittatorelli vuole lasciare un’impronta con la sua piramide, cordate di speculatori, immobiliaristi, cementificatori si fanno la bocca prevedendo profittevoli spartizioni. Come i greci dissero a suo tempo “i giochi pagheranno i giochi” . oggi “l’Expo pagherà l’Expo”, domani le Olimpiadi pagheranno le Olimpiadi, senza mettere nel conto i meccanismi di ricatto e intimidazioni esercitati sui candidati, costretti via via ad aumentare la posta per accrescere le loro probabilità di successo,  così come le garanzie di Stato che le amministrazioni coinvolte sono chiamate a risarcire in caso di mancata realizzazione degli incassi previsti.
Altro che De Coubertin, altro che Renzi: l’importante non è partecipare, l’importante non è vincere. L’importante è  evitarle.

 

 

 

 

 

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2 responses to “Giochi di prestigio: il trucco delle Olimpiadi

  • anna lombroso

    Due anni e mezzo di lavori, oltre 200 milioni di dollari e altrettante polemiche per cancellare (oltre al museo e a una scuola pubblica) quello che fu il Maracanã, che ospita ora non più di 78mila persone, «una vetrina a uso esclusivo delle élite: la ristrutturazione ha fatto aumentare il prezzo dei biglietti, quindi i poveri non potranno più andarci. E per un brasiliano, privarlo del calcio è come togliergli il pane», sostiene l’avvocato Andrè de Paula, rappresentante di una delle organizzazioni popolari contro la privatizzazione del Maracanã. Si tratta di un nuovo stadio al posto di quello vecchio, la cui proprietà era condivisa fra la prefettura di Rio de Janeiro e la CBF, la federazione brasiliana di calcio mentre ora sono iniziate le pratiche di vendita ai privati. Che comunque vantano un regime privilegiato: 20 000 posti coperti del primo anello (le cosiddette «cadeiras perpetuas») furono venduti in anticipo nel 1948 come abbonamenti speciali per finanziare la costruzione dell’impianto, danno tuttora diritto ai possessori degli stessi ad assistere gratuitamente a tutte le partite giocate al Maracanã fino al 16 giugno 2050. A questi si aggiungeranno i nuovi “finanziatori” del progetto di privatizzazione. In tutto questo non vedo nulla di epico, nulla di glorioso e nulla di “popolare”. Grazie per l’attenzione.

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  • tulliox

    Signori di Simplicissimus vi stimo molto ma per favore non sparate cazzate. Lo stadio di Rio, con 70 mila posti a perdere, di cui parlate e’ il Maracana rimesso a nuovo !!! Un monumento !!! Pensate forse che non lo useranno ????? Scherzate ??? Magari lo stadio di Manaus dove ha giocato l’italia non lo useranno ma il Maracana per favore !!!! Siccome vi stimo e mi sono piaciuti molti dei vostri articoli e li ho anche postati su facebook vi invito caldamente a argomentare bene i vostri articoli senza sparare cazzate!!! E scusate la pochezza dell’argomento nazional popolare, ma e’ proprio per questo che la cazzata risalta di piu.

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