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Fantascienza e politica: il Matrix finanziario

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Non credo ci sia un genere narrativo più ermeneutico della fantascienza nel delineare l’inconscio collettivo di un’epoca, il suo zeit geist o la sua immaginazione produttiva, se vogliamo impropriamente tirare in ballo Kant. Marginalizzando la psicologia personale per immetterla nella trama dell’assolutamente altro o delle immaginazioni di futuro, essa è in parte libera dal bon ton della narrazione del potere proprio grazie al suo apparente evitare il presente concreto e finisce per restituire, depurate dalle sovrastrutture del discorso “serio”, gli incubi e le pulsioni del presente insieme alle loro futili razionalizzazioni a la carte..

Naturalmente mi riferisco alla fantascienza di livello non agli insopportabili cliché della fantasy o alle modestissime saghe da cassetta per adolescenti brufolosi. Fatto sta che da alcuni anni il cinema così come i romanzi e i racconti ci presentano dapprima un mondo virtuale- reale creato da macchine pensanti che diviene una metafora del potere, come in Matrix e compagnia, poi un mondo degradato e disumanizzato, afflitto da enormi disuguaglianze, sottoposto a ineluttabile destino di morte, cui non si può sfuggire o al quale ci si può sottrarre solo  andando verso un altro pianeta vergine o una stazione spaziale separata dalla terra. Melancholia, Elysium, Interstellar  o District 9, per citare solo qualche titolo cinematografico, in forme diverse, raccontano molto sul presente e compartecipano dell’ideologia subliminale che è stata innervata negli ultimi trent’anni: ossia l’impossibilità di cambiare il mondo, costruito sulla matrice capital – finanziaria, nonostante la distruzione di umanità, dignità e persino spazio vitale che essa comporta. Si può solo cambiare pianeta o attendere la distruzione finale o “conquistare” l’ingresso nell’eden dei ricchi – come se questo potesse esistere in mancanza di sfruttamento – bandendo definitivamente l’idea di  progresso e trasformazione sociale, nel migliore dei casi barattando l’ottimismo tecnologico dei viaggi verso pianeti lontani , con il pessimismo politico. E badate, parliamo di cose molto più concrete di quanto non si immagini se è vero che ormai gli economisti liberisti (Andrew Lilico, presidente di Europe economics, sul Telegraph, ha aperto in maniera inequivocabile le danze nel nostro continente, qui) sostengono che ormai è impossibile evitare il riscaldamento climatico e che l’unica cosa da fare è adattarsi ad esso. Il che, in parole diverse, significa che i profitti non si toccano, che su di essi non si può mettere più un centesimo di tasse, nemmeno di fronte alla catastrofe per miliardi di persone. Che il denaro vale molto più degli uomini.

E allora ecco la ragione di questa pappardella probabilmente troppo lunga e apparentemente così distante dal discorso politico quotidiano e dai suoi abissi di bugie e cecità. In realtà stiamo già preparando Elysium perché è evidente che l’1% della popolazione non risentirà per nulla della catastrofe che ha deliberatamente preparato, prima facendola ambiguamente negare dai suoi cani da guardia, salvo nei casi in cui poteva farci business e oggi presentandola come inevitabile. Non può certo ingannare  la sceneggiata indegna di presunti accordi sulle emissioni che le elite pretendono dai loro rappresentanti e sceneggiatori per evitare un risveglio troppo brusco nel mondo Matrix.

Questo significa però anche un’altra cosa: che ogni opposizione a questo stato di cose non può che essere radicale nel senso proprio della parola, che il contesto novecentesco dove è cresciuta la socialdemocrazia ha perso di senso essendo venute meno le regole stesse del contratto sociale informale e tumultuoso sulla quale era basata e l’idea di trasformazione sociale. Non a caso la mediazione si rivela da vent’anni a questa parte, irrimediabilmente perdente, di fatto una resa a una realtà che si ritiene di non poter cambiare e che nemmeno più si vuole cambiare. Un modo per evitare le scelte forse nella speranza che prima o poi qualche alieno misericordioso si decida ad invaderci.

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