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Ucraina, la strage da manuale

Flight-PathIeri avevo supposto ( vedi qui) che non sarebbero passate nemmeno 24 ore prima che Obama annunciasse che sono stati i separatisti ad abbattere l’aereo malesiano: è la fin troppo scontata verità imperiale che verrà ripetuta per giorni e settimane da tutti i media fino a che diventerà una verità che non si discute. E tanto perché la cosa non sembri sospetta visto che casualmente è una verità che va a tutto vantaggio di chi la impone, ecco che compare un video fabbricato a Kiev nel quale due individui incappucciati, spacciati per separatisti, asseriscono la propria responsabilità nell’abbattimento di un aereo che non si sa nemmeno quale sia se il boeing malese o il Su 25 abbattuto poche ore prima. Peccato che il video nella sua versione russa e inglese differisca quanto ai tempi in cui tali conversazioni sarebbero avvenute. Ma certo l’Ucraina degli oligarchi e dei nazisti non è nuova a questo tipo di “prove”. Questo per non parlare delle foto di un cingolato senza alcun missile che vengono però spacciate come prova certa che i filorussi possiedono l’arma dell’abbattimento, certo dovendoci costruire poi tutta una serie di scatole cinesi di supposizioni su supposizioni. Ma che significa? il governo di Kiev, ovvero l’erede della strage di piazza Maidan attribuita alla polizia, ma realizzata da cecchini nazi, li possiede senza alcun dubbio oltre ad avere con certezza il pelo sullo stomaco per usarle.

Dall’altra parte si risponde con l’ ipotesi abbastanza romanzesca secondo la quale l’aereo malese sarebbe stato abbattuto per errore dal governo golpista ucraino perché scambiato con quello su cui volava Putin di ritorno dal viaggio in Sudamerica. Ora anche ammesso che l’aereo del presidente russo abbia pensato di sorvolare un territorio così pericoloso questo implicherebbe che Kiev sia stata informata del volo e della sua rotta (un’identificazione visiva è impossibile a 10 mila metri di quota) dai servizi segreti occidentali: troppo compromettente, troppo scoperta la complicità e troppo pericoloso in questa fase anche se la crisi ucraina ha aperto un nuovo scontro geopolitico.

Ci sono però interrogativi ben più consistenti ed evidenti che anche in base alle fonti informative occidentali lasciano trasparire la possibilità che si sia fatto di tutto per costruire un incidente. Nell’immagine sopra si vedono riportati sulla cartina i tracciati radar dei voli della Malaysian Airline da Amsterdam a Kuala Lumpur : per dieci voli precedenti a quello maledetto i velivoli si sono mantenuti su una rotta ben lontana dalla zona degli scontri, mentre quello del 17 luglio è stato guidato dalle autorità ucraine proprio sopra i territori di guerra. Come mai visto che Kiev sostiene che i filorussi sono in possesso dei missili Buk, gli unici nel teatro di guerra capaci si abbattere un aereo alla quota di diecimila metri? E perché – come riferisce la Reuters, fonte non certo sospetta di parzialità filorussa – al Boeing malese non venne permesso di sorvolare il Paese a 35 mila piedi di altitudine come aveva richiesto, ma fu fatto scendere a 33 mila, vale a dire entro il limite massimo di azione dei Buk?

In realtà è assai difficile che queste armi siano realmente utilizzabili dai filorussi, visto l’impiantistica,  la logistica e l’addestramento che richiedono e la loro totale inutilità nel quadro degli scontri per l’indipendenza delle regioni orientali. In ogni caso l’incertezza non può far dimenticare che le due ipotesi sono totalmente asimmetriche: mettono a confronto un possibile e disgraziato errore dei filorussi che pesa enormemente sulla loro stessa causa e una strage fatta intenzionalmente da Kiev & C proprio per poterne addossare la colpa agli avversari. Anche il 10% di possibilità che siano state le truppe di Kiev a tirar giù il Boeing  malese dovrebbe pesare assai più per le sue implicazioni.

La triste verità, quella sassi più probabile, è che il regime ucraino, indebitato fino al collo, guidato da un oligarca che si appoggia a milizie nazifasciste, costretto ad infierire sulla popolazione per mantenere in vita il pretesto del golpe, ossia l’entrata nella sfera europea, abbia architettato o creato le condizioni per un tragico incidente destinato a far rialzare le proprie azioni. Il problema è se queste funeste intenzioni abbiano preso corpo solo a Kiev o non abbiano avuto qualche suggeritore: sono ben noti i malumori che si manifestano dappertutto in Europa contro le sanzioni imposte alla Russia, così forti da mettere in crisi i governi amici e da suscitare aperte disubbidienze come avviene per Austria e Slovenia. E’ probabile che l’incidente non faccia comodo solo al cioccolataio ucraino che anzi, alla fine è destinato a raccogliere solo gli spiccioli.

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