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Che culo che abbiamo

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In questi giorni si riparla di Tsipras e purtroppo semplicemente per un po’ di sedere messo in mostra dalla responsabile della comunicazione della lista, presa chissà in base a quali criteri, una bella figliola di nome Paola Bacchiddu, altrimenti anche questo espediente sarebbe stato poco efficace. La foto è solo uno scatto al mare, niente di pruriginoso o di scandaloso, ma come già Esopo spiegava se usi gli stessi mezzi che hai condannato finisci per sembrare doppiamente colpevole anche se lo sei per un decimo.

La signora Bacchiddu spiega il suo gesto con l’impossibilità di far apparire sui media  più di un trafiletto o di una notiziola parlando dei punti programmatici della lista Tsipras e del vago fumoso progetto di fare qualcosa di nuovo e magari di “moderno” con qualche altra resa al liberismo, non un’ennesima ammucchiata della sinistra radicale. Di qui l’estremo sacrificio di postare una foto delle vacanze per palesare l’esistenza di questa opzione di voto. Ognuno avrà la propria opinione sull’opportunità del beau geste da lato B. e probabilmente se ne potrebbe discutere per giorni, perché la cosa un sapore di resa intellettuale, ma è anche assolutamente vero che i media mainstream trascurano tutto ciò che sa di eresia rispetto all’ortodossia europeista. E quando non possono tacere di fronte ai numeri e ai sondaggi già di per sé ampiamente ritoccati, sono costretti a demonizzare. Per di più ci sono anche gli spaccaballe come me che fanno le pulci a un progetto che almeno in Italia è del tutto “telefonato”, calato dall’alto e che finirà – se tutto va bene – per eleggere, con i voti della sinistra residuale candidati dell’area massonico liberale. Così il suicidio sarà completo.

E questo ci riporta al lato B e ai media. Che essi siano in mano ai padroni del vapore non c’è alcun dubbio, ma forse la poca voglia di parlare della lista Tsipras ha a che fare non solo con una censura di base, ma anche con la poca attrattiva della lista stessa che non va oltre le buone intenzioni, guardandosi bene dal contestare gli strumenti con cui le cattive fanno massacri, anzi considerandoli indispensabili. E che proprio per questo finisce per scomparire nella canea ambigua e strumentale di tutti quelli che gridano contro l’austerità, proprio mentre la preparano e la potenziano o vi si arrendono. Tutto questo forse corrisponde alle strategie dello stesso Tsipras che è l’unico leader di sinistra in Europa che ha concrete possibilità di governare nel suo Paese e che per questo non può prendere di petto le questione dell’euro e dei trattati esponendosi a conseguenze di tipo ucraino. Anzi a dirla tutta non credo affatto che queste circostanze siano estranee alla sua scelta come leader di una “sinistra europea”  accettata nella misura in cui rimane nel vago. Qualcosa che va in rotta di collisione con l’esperienza di Syriza.

Anzi Tsipras viene comodo, come attenuatore simbolico delle profonde fratture che ci sono tra una sinistra che ha riconosciuto il ruolo dell’euro e della governance continentale come strumenti di distruzione della democrazia e del lavoro e quella che invece non ha il coraggio o la visione per farlo, nonostante le dichiarazioni esplicite degli economisti di parte neoliberista e persino del presidente della commissione europea uscente Barroso ( vedi qui). Syriza stessa, come la Linke, come la sinistra spagnola sono spaccate su questi temi. E purtroppo l’unità sembra possibile solo sui programmi minimi, commettendo il tragico errore di farsi scippare dalle destre i temi forti.

Insomma la lista rischia di essere come l’esposizione del lato B della Bacchiddu, un banale ricordo. Di vacanze o di idee.

 

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