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Tanko you, Europa

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Il raccolto è abbondante e vario anche se per ora non si vedono che i germogli della malapianta: pensiero unico, berlusconismo, scomparsa della politica, rimbambimento via mass media stanno cominciando a vedere il frutto della loro semina e si preparano alla trebbia. La vicenda del “tanko” veneto, pur nel risibile bricolage che dovrebbe trovare posto su Dmax, lo dimostra chiaramente, assieme al referendum on line: la caduta dell’occupazione nella regione del miracolo con 195 mila disoccupati, le 20 mila imprese chiuse negli ultimi cinque anni, il reddito medio caduto di 600 euro solo nel 2013, invece di suscitare una reazione politica rispetto al modello che viene imposto dal capitalismo finanziario via Bruxelles e Roma, suscita il desiderio di rifugiarsi nell’unica muffita e inutile tana di pensiero di rimasta e cioè quella dell’indipendentismo di giornata. Come se davvero il problema fosse quello delle tasse che ritornano solo al 50% sul territorio.

Una persona di minima intelligenza politica si chiederebbe come mai nelle medesime condizioni, anzi forse anche peggiori, il veneto abbia potuto avere il suo boom, pur se retto da una classe politica locale, ancor più ottusa e ladra di quella nazionale con i suoi Rumor e Bisaglia, per non parlare di quella attuale talmente inesistente e corrotta che soffia sull’unico fuoco che trova. E magari si chiederebbe se una piccola regione non finirebbe per essere governata ancor più ferreamente da altrove, magari da qualcuno che non chiude un occhio sull’evasione fiscale e che comunque imporrebbe le stesse regole draconiane e anti sociali. L’Austria che aumenta la tassazione per tappare il buco fatto dalle sue banche nell’est europa dovrebbe essere una severa maestra: si preparino a trasformare il tanko in panzer, perché sarà l’unica variazione sul tema.

Ma il fatto è che l’intelligenza politica collettiva è completamente scomparsa, anche nei valori minimi per cui ciò che prevale non sono idee e prospettive, pensiero del futuro, ma solo uno sciatto e ipocrita istinto identitario applicato tra l’altro non a una vera regione storica ma a territori non omogenei, spesso in conflitto, legati solo dal fatto di essere man mano divenuti l’entroterra di sfruttamento intensivo della Serenissima. E questo non riguarda solo il Veneto, ma l’Italia intera che formalmente non può chiedere l’indipendenza e dove questi processi di  illusorio rifugio sociale cominciano ad essere visti come un salvagente. Invece di agire politicamente perché l’Italia possa avere più peso e sottrarsi così alla spada di Brenno delle politiche liberiste e dall’impoverimento, dal’iniquità che esse impongono, si cerca di fuggire alla spicciolata per essere catturati più facilmente. Forse perché questo conviene a chi si sente dalla parte dello sfruttamento. E certamente perché è stata cancellata la capacità di pensiero politico.

Del resto, diciamolo, è davvero impossibile combattere con qualche speranza di successo in un Paese dove la classe politica e il ceto dirigente hanno il solo obiettivo di ubbidire all’Europa della finanza e grazie a questo costruire una solida arca della salvezza dentro un regime oligarchico. In un Paese dove persino quelli che dovrebbero rappresentare un pensiero alternativo sembrano accettare il massacro pur di mantenere intatta l’immacolata e astratta concezione internazionalista. Un’ambigua via d’uscita per le piccole elite formali e informali di conservare il commercio marginale col potere. Non aver compreso che proprio grazie alla complicità della deviata governance continentale che si sta finalmente realizzando il progetto autoritario di Gelli e Berlusconi, sarà l’epitaffio finale. E forse l’inizio di un nuovo cammino, sempre che non sia troppo tardi per fermare i tanko. Quelli messi insieme con la lamiera e quelli costruiti dalla finanza come Renzi: entrambi ridicoli, entrambi letali.

 

 

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