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C’è un giudice a Sebastopoli. Sapir e il grottesco occidentale

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Dibattito tra Jacques Sapir ( a sinistra) e Jean-Luc-Melenchon

Credo che nessuno meglio di Jacques Sapir, direttore della Scuola superiore di studi sociali di Parigi, nonché economista di sinistra, esiliato dalla sinistra stessa in quanto portatore insano di critiche all’assetto dell’euro – abbia spiegato più chiaramente perché è grottesco il rifiuto di Usa ed Europa di riconoscere il referendum popolare in Crimea e la pretesa di considerarlo illegale. Mi limito a tradurre dal suo blog, tra i più frequentati in Europa ( chi vuole leggere direttamente in francese può andare qui).

“Il risultato del referendum ha confermato la volontà della maggioranza della popolazione della Crimea di unirsi alla Russia. Ha anche confermato l’incapacità dei leader, sia francesi che europei e degli Stati Uniti, di capire la natura di questo voto. Qui di seguito ricordiamo alcuni punti importanti:

1 . La Crimea è stata assegnata amministrativamente dalla Russia all’Ucraina nel quadro dell’Unione Sovietica nel 1954. Questa assegnazione non è stata subordinata al voto della popolazione interessata. Dopo la dissoluzione dell’URSS nel 1991, è stato concordato che la Crimea sarebbe rimasta all’Ucraina, con il riconoscimento del suo status di repubblica autonoma e il rispetto per la Costituzione.

2 . Dopo il 21 febbraio 2014, in Ucraina c’è stata un’interruzione dell’ordine costituzionale. Questo è riconosciuto dai paesi occidentali nel momento in cui qualificano il governo come “rivoluzionario”. Ciò deriva principalmente dal fatto che nessuna autorità competente (visto che la Corte costituzionale è stata sciolta dal nuovo governo) ha constatato il vuoto di potere. Il nuovo governo è ben lungi dal rappresentare tutti gli Ucraini, come logicamente ci si sarebbe potuti aspettare. È quindi un’autorità de facto.

3 . In seguito a questo le autorità della Repubblica Autonoma di Crimea hanno considerato che si era creata una nuova situazione in cui i diritti della Crimea non erano più garantiti, e hanno deciso di tenere il referendum il 16 marzo. La loro decisione è stata una reazione alla rottura dell’ordine costituzionale a Kiev. Non è né legale né illegale, in quanto l’ordine costituzionale non esiste più. Qualificare il referendum illegale dal punto di vista della legge Ucraina è una solenne sciocchezza e rivela una totale incomprensione dei principi del diritto da parte dei leader che utilizzano questo argomento.

4 . Dal punto di vista del diritto internazionale sono in conflitto due principi, l’inviolabilità delle frontiere e il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Se i paesi che ora si oppongono al referendum avessero fatto pressioni sul governo di Kiev perché cedesse il suo potere a un governo di unità nazionale, che riunisse tutte le parti coinvolte, avrebbero ora dei diritti per far valere il principio di intangibilità. Ma avendo scelto di riconoscere unilateralmente un governo che rappresenta solo una parte della popolazione, non possono utilizzare questo argomento senza violare direttamente il secondo principio, sul diritto dei popoli. L’argomento della illegittimità dal punto di vista del diritto internazionale viene quindi a cadere a causa del fatto che i paesi che lo sollevano non hanno essi stessi fatto valere la necessità di un governo di unità nazionale in Ucraina, il quale soltanto, con un’assemblea costituente, sarebbe stato in grado di offrire una soluzione legittima a questa crisi.

5 . In queste condizioni, l’unica posizione possibile sarebbe stata quella di richiedere per il referendum la presenza di osservatori ufficiali. Questo non sembra essere stato fatto. Gli osservatori (membri del Parlamento europeo) erano presenti a titolo personale. Dicono di non aver visto nulla di scandaloso. Tuttavia, questo fa sorgere un dubbio sulle condizioni del voto, ma dato che questo dubbio deriva dallo stesso atteggiamento dei paesi occidentali, deve andare a vantaggio delle autorità della Repubblica Autonoma di Crimea. Questo voto, nei fatti, sembra essersi svolto secondo le modalità consuete in Ucraina.

6 . Si noterà nel caso della Francia che i leader che oggi contestano il referendum in Ucraina sono gli stessi che non volevano riconoscere i risultati del referendum del 2005 e l’hanno sostituito con il Trattato di Lisbona, che non è stato sottoposto al vaglio popolare. Questi stessi leader hanno accettato il referendum che ha separato Mayotte dalle Isole Comore e ricollegato l’isola alla Francia. Questi due fatti indicano che la legittimità della posizione di questi leader sulla questione del referendum in Crimea potrebbe essere facilmente messa in discussione.

7 . Ora dobbiamo guardare al futuro. Non c’è dubbio che la Russia riconoscerà il referendum, anche se – in teoria – può sempre rifiutare l’adesione della Crimea. Il problema che si porrà nelle prossime settimane è quello delle province orientali dell’Ucraina, dove incidenti mortali sono in aumento. Qualsiasi tentativo di imporre una soluzione con la forza potrebbe portare a una guerra civile. E’ quindi indispensabile che tutte le parti interessate in questa crisi, e questo vale per i paesi europei come per la Russia, esercitino una pressione congiunta sulle autorità di Kiev perché costituiscano un governo di unità nazionale che riunisca tutti i partiti, disarmi i gruppi estremisti e indica le elezioni per un’assemblea costituente. La firma di un accordo internazionale da parte del governo non impegna che il governo stesso. L’Unione europea andrebbe contro la legge se firmasse col governo un qualsiasi trattato”.

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