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Sottosegretari, la bad company di governo

governo-renzi-sottosegretari-e-viceministri_22882Anna Lombroso per il Simplicissimus

Suona davvero incongruo, per non dire grottesco, mentre soffiano minacciosi venti di guerra, l’Europa sbuffa come fosse una spettatrice annoiata, i partiti cosiddetti socialisti si riuniscono per ribadire la devota ubbidienza all’imperialismo finanziario, dimentichi dell’incarico dato loro dalla storia e dell’obbligo di lealtà nei confronti degli sfruttati che hanno creduto un tempo in loro, sentire il piazzista di riforme in 4 comodi mesi sproloquiare in tre lingue come i venditori di souvenir davanti a Palazzo Vecchio o come Rutelli, fiero di aver risolto con il suo proverbiale dinamismo futurista una vertenza che durava da anni, su dove mettere seduto un partito che non c’è in un sodalizio che non c’è se non per l’unico elemento unificante: una moneta di princisbecco.

Può star tranquillo il Renzi, socialismo è un’espressione politica come l’Italia è un’espressione geografica e nessuno tra i partiti fratelli coltelli, che hanno dismesso da anni ogni pretesa ideologica,  si sogna di rivendicare un’appartenenza alla sinistra. Altrimenti non starebbero là, altrimenti avrebbero costituito una qualche formazione senza santini cresciuti sotto il Partenone o nell’alveo dei salotti e della stampa di regime per abbattere l’edificio di disuguaglianze e iniquità che si chiama Ue, dalle fondamenta, la moneta, la totale consegna al sistema finanziario, le imposizioni scorsoio comminate come un ergastolo ai paesi, cui è stata via via tolta la sovranità.

 Si suona davvero grottesco doversi occupare del governuccio a termine di un calato che raccoglie consensi ecumenici per non dire plebiscitari, perché si direbbe che sul mercato della politica non ci sia altro da proporre, perché è considerato giovane in un paese regressivo un quarantenne democristiano fin da piccolo, perché il vuoto di convinzioni e di principi si presta a qualsiasi interpretazione, soprattutto a rappresentare gli autori della sconfitta che adesso commentano con il plaid sulle ginocchia ma irriducibilmente in Tv, in consigli d’amministrazione, in fondazioni, in giornali sempre più influenzati e e sempre meno influenti.

Si, è tragicomico ma tocca anche parlare della composizione di questo governo, leggiadramente adornato di quote rosa di indubbia incompetenza nel migliore di casi, perché laddove c’è invece attenzione a certi contenuti si può star certi che si tratta di interesse privato o privatistisco come nel caso della ministra Giannini entusiasta dell’uguaglianza:  “Statale e non statale devono avere stessi diritti”, e che per soccorrere le scuole private, che negli ultimi 5 anni hanno visto un significativo calo di studenti,  ipotizza un maggiore contributo alle scuole non statali o, in alternativa, aiuti alle famiglie che iscrivono i loro figli nelle scuole private.  O rafforzato da uomini di mondo già ampiamente collaudati, in  quell’amalgama di interesse pubblico e interesse personale o familiare , in modo da non farci rimpiangere il passato. O guidato da tutor decisionisti messi là a dare i veri indirizzi, come è dimostrato dalla prima performance fiscale del governo.

E adesso la squadra è completa. Anche in questo caso gli attempati osservatori, ben contenti di tirare giù il pince-nez e guardare da lontano la catastrofe dalla quale sono largamente immuni, grazie a privilegi consolidati e trasmissibili ai figli e nipoti, ci diranno che bisogna tenersi quel che passa il convento, che non ci sono più le Frattocchie, che in fondo sono ragazzi, che devono maturare che qualche leggerezza e qualche intemperanza sono solo frutto dell’inesperienza.  Perché appunto guardano a loro come ai loro figli mandati in costose scuole all’estero, aiutati in acrobatiche carriere accademiche, destinatari di lettere edificanti sull’opportunità di scappare da qui.

Invece non è marginale, non sono peccatucci veniali quelli dei quali di sono macchiati non tanti alcuni dei viceministri e sottosegretari, quanto i giocatori al tavolo delle trattative che li hanno scelti dopo una selezione a dir poco incauta. C’è il sottosegretario Cosimo Ferri, magistrato non comunista, onnipresente in molte intercettazioni da P3 Agcom-Annozero, commissario Figc in tempi oscuri.    C’è il viceministro Enrico Costa,  già primo firmatario nel 2012 di un emendamento che prevedeva la drastica limitazione della divulgazione delle intercettazioni, relatore del lodo Alfano che si schierò contro la legge anti corruzione dopo averla votata inveendo:  “È una legge contro Berlusconi”.

Alle Infrastrutture e ai Trasporti c’è il senatore Antonio Gentile ex Pdl che ha seguito  Alfano nella scissione da  Berlusconi, un vero ingrato visto che era stato scelto dallo stesso Cavaliere per sostituire Nicola Cosentino al ministero dell’Economia, dopo le inchieste anticamorra.  Ma ci guadagnerà il comparto delle Infrastrutture  occupato a tutti i livelli territoriali dalla famiglia:   hanno le stesse deleghe suo fratello assessore in Regione e sua figlia vicesindaco a Cosenza.  

Ma per non sbagliare, nel catalogo compaiono anche alcuni indagati. Alcuni per inchieste sui rimborsi dei gruppi consiliari nelle loro rispettive regioni: la renziana Barracciu quella esclusa dalle elezioni sarde, ma idonea a fare la sottosegretaria, dove non occorre il gradimento del pubblico,  c’è Umberto Del Basso de Caro, anche lui indagato per i rimborsi del consiglio regionale in Campania. Così come  Vito De Filippo, neo sottosegretario alla Salute sempre nel mirino delle rimborsopoli, in questo caso lucana, . In passato è uscito indenne da almeno due indagini l’ex saggio Filippo Bubbico, confermato al Viminale, anche lui indagato per abuso d’ufficio in un altro procedimento.

E restano alcuni che avevano già lasciato un’impronta incancellabile, la supercotonata Borletti Buitoni, la madre di tutte le sponsorizzazioni, o quel Baretta irriducibile ed entusiasta promotore della svendita delle spiagge, o quel Mario Giro che imperturbabile rivendica come unica referenza l’appartenenza alla Comunità di Sant’Egidio e l’amore per i poveri del mondo , così chissà se si accorge di quelli interni, come fu a suo tempo costretta a fare la Presidente della Camera.

Eh si, sembra una battaglia di retroguardia, quando spirano venti di guerra, occuparsi delle mediocri figure che comunque ci rappresenteranno in un contesto internazionale nel quale non godiamo di alcune autorevolezza. Ma il fatto è che saranno nuovi, saranno inesperti, saranno crudi, ma, c’è da temere, siano della stessa pasta sciapa ma cinica, insapore ma  indifferente di quelli che ci hanno portati in altre guerre con gli stivali di cartone. E l’unica differenza sarà nella griffe, magari Tod’s.

 

 

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