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Un partito triste, solitario y final

Favola-triste-per-voce-sola-470x260Può sembrare incredibile, persino perverso, un gioco da dark room, ma l’uomo più vicino a Berlusconi nel Pd, ovvero Enrico Letta, adesso è costretto a tirare fuori il conflitto di interessi del tycoon per difendersi dal nuovo delfino di Berlusconi, Renzi. Proprio quel conflitto di interessi i cui supremi rappresentanti erano di casa nel think tank dell’attuale premier, quel VeDrò chiuso dopo l’inchiesta sui finanziamenti che giungevano persino dalle multinazionali del gioco d’azzardo e che ha quanto pare non hanno mal speso i loro soldi.

Dopo vent’anni di guerra e di guerriglia scopriamo che ciò che sta straziando il Pd è la contesa tra chi si deve appropriare dei voti del Pdl o Forza Italia che sia e più in generale dell’eredità politica di Berlusconi per farne il carburante di una nuova era democristiana. E che solo questa smagliante contesa è in grado di far scendere in campo strumentalmente il tabù del conflitto di interessi da sempre maledetto e assieme protetto.

Non c’è nemmeno il più vago tentativo di uscire dal percorso politico ed etico tracciato dal Cavaliere, c’è solo una rincorsa a chi deve sedere accanto al condannato, a chi ne è il vero continuatore, se il nipote del maggiordomo di gran casa Gianni Letta o il padroncino allevato a tv e nutella con quattro salti in sacrestia. Però si vede bene che questa non dovrebbe essere la storia di un partito di sinistra e men che quella dell’ex Pc uscito fuori dalla tormenta: dovrebbe essere la storia della Dc travolta da quarant’anni di potere, spodestata, ma di certo non confutata da Berlusconi se non sul piano del perbenismo personale.

C’è da chiedersi dove sia finita anche la tintura socialdemocratica, quell’acrilico sparso a piene mani per coprire la consociazione, cosa sia accaduto perché oggi il Pd sia rappresentato da due democristiani che si contendono il corpo e i voti di Berlusconi come l’amante tradita che fa i dispetti e la nuova favorita che si presenta nuda alla porta. E’ tutto qui il Pd, a parte i fantasmi d’apparato che ogni tanto fanno stridere catene, si è consumato dentro questo gioco che sembra un mai più pene né oblio da salotto? Non c’è nessuno che voglia sottrarsi a questa storia democristiana che sta assumendo caratteri paradossali dentro un tentativo oligarchico favorito dai centri finanziari?

Perché se qualcuno esiste, qualcuno che non si sente di essere dentro queste pagine da Osvaldo Soriano, che non voglia essere triste, solitario y final come avrebbe dovuto essere Berlusconi e invece è il Pd, ha ora l’ultima possibilità di farlo. Prima che siano altri a chiudere il libro di questa stagione.

 

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