Nunzia, la zarina lazzarona

nunzia-girolamo-pancione-161900Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma perché non sognare? Perché accontentarsi della cosiddetta gogna mediatica, invece di quella vera coi fori per mani e piedi e le natiche dell’infamona prese a scudisciate per la gioia dell’intemperante  e plebeo popolino. Peraltro non più plebeo del linguaggio e delle espressioni dell’infamona che rivendica il passaggio da lazzarona alla zarina della Campania inaugurando una nuova dinastia familiare dopo quella dei Mastella o forse aspirando ai fasti casalesi.

Ormai sappiamo tutto delle telefonate intercettate tra la signora Di Girolamo in Boccia e i suoi interlocutori restii a riconoscerne l’autorità e il diritto inalienabile ad usarla  a fini privati che, trattandosi della licenza di uno zio, non esitiamo a definire nepotistici.

Abituata a ben altro, anche territorialmente, la Guardia di Finanza non rileva nessun illecito e nessuna irregolarità. Abituati a fette di mortadelle che volano e a ben altre telefonate, Parlamento e Governo sono riluttanti a farne un “caso”, salvo possa servire a erodere ancora un po’ della forza già indebolita della compagine delle larghe intese. Insomma non esiste il reato di inopportunità, tollerata come un peccatuccio veniale. E nemmeno quello di maleducazione, interpretata solo come una esuberanza giovanile di una generazione dinamica e sbrigativa più che come gli infantiglioli di ragazzini in piena coprolalia “culo culo cazzo cazzo”.

Tanto per non sbagliare sia il burbanzoso maritino che ha lanciato messaggi intimidatori al suo partito, che invece di difendere la famigliola modello ne vorrebbe costituire di meno ammissibili e regolari, che l’allenatore vernacolare Cicchitto si sono esposti con una invettiva contro l’arcaico bon ton, antiquato rimasuglio di secoli passati e sepolte ideologie. E visto che ci sono, per non perdere l’occasione, anche contro le intercettazioni in quanto tali, incresciose e illecite invasioni nella privacy di integerrimi cittadini che “mentre allattano”, non stanno tanto a controllare toni e parole, che in fondo si stanno  rivolgendo a sottoposti, portaborse, sbriga faccende al loro servizio, ancorché pagati da noi, esattamente come loro.

Allora senza nemmeno entrare nel merito di quella feroce commistione tra familismo, clientelismo e corruzione che è davvero il male poco oscuro della nostra società, vorremmo sommessamente ricordare che quello che loro chiamano bon ton altro non è che un indicatore nemmeno troppo marginale del livello di civilizzazione di un sistema sociale, parla di primato della ragione e dell’istruzione che la esalta, sulla condizione forastica, animale, e irrazionale. Che l’educazione è stata un’aspirazione e un obiettivo di generazioni di sfruttati che vedevano in essi uno strumento di riscatto e affrancamento e che sapevano costituire un utile mezzo per restringere divari, colmare disuguaglianze e ridurre pregiudizi. Che il parlare con proprietà, non ricorrere a forme dialettali, non usare parolacce vernacolari, non piacerà a luddisti, 5stelle,fondamentalisti della pizzica o integralisti della polenta taragna, ma in compenso si è rivelato almeno per un po’ un vantaggioso collante in un paese troppo lungo e troppo diviso, anche grazie magari alla tv cattiva maestra e al suo maestro Manzi.

È che un regressivo ritorno all’ignoranza non può non piacere a questo ceto, così ci fa assomigliare a loro e alle loro confuse nozioni agrarie, fisiche, etologiche, e aeronautiche: lontre per uccelli e F35 per elicotteri, è un male di famiglia, perché così è più facile riportarci allo stato servile, anche quello affine a chi per il troppo ubbidire si riscatta facendo la voce grossa con chi sta sotto.

Si, preferiremmo sferruzzare in Place de la Concorde, ma anche una bella e robusta gogna eretta in Piazza Montecitorio potrebbe darci delle soddisfazioni.

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