Site icon il Simplicissimus

Ultimo natale a Tsingau

Annunci

Che devo dire se non buon Natale a tutti visto che siamo conciati per le feste? Anzi sheng dan kuai le, per evocare qual tanto di cineseria che circolava nei primi natali di cui mi ricordo e che si fonde poi con qualche immagine di cielo stellato dietro presepi montagnosi, con  le lucette dell’albero a forma di Sputnik, con gli incantesimi della leggenda del pescatore dentro il grigio appannato della scatola televisiva o con le piogge alluvionali su grandi foglie scure di E’ mezzanotte dottor Schweitzer.

Ma ricordo anche una foto che venne a turbare la rassicurante essenza della festa, quella dell’ultimo natale a Tsingau (Qingdao in mandarino) del mio bisnonno di stanza da 15 anni in quel remoto porto cinese. Era il 1913, esattamente un secolo fa: l’anno successivo, lui che aveva scattato la foto e anche tutti quelli ritratti intorno a uno stento e quasi invisibile alberello, sarebbero morti nella battaglia delle Falkland dopo un’epica navigazione e scontri per l’intero Pacifico. Tutte cose che avrei saputo dopo, ma che anche senza bisogno di comprendere i particolari bastavano a darmi il senso della fragilità e della precarietà della vita.

Lo dico perché riguardando casualmente quella foto che probabilmente esiste ormai solo in bit ho sentito tornare le suggestioni infantili: il contrasto fra la sicurezza espressa nei volti e il destino in agguato, la sindrome dell’ultimo natale a Tsingau. Non come vicenda personale che anzi sembra uscire da un lungo tunnel di talpa, ma come senso del destino collettivo, come visione della corda che tiene sospesa un’epoca e che si va spezzando.

Buon Natale.

Exit mobile version