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Web tax, il manuale Cencelli dell’anacronismo

teatro_PLUTO3Aristofane si rivolta nella tomba per l’impossibilità di scrivere una delle sue commedie prendendo spunto da ciò che è successo sulla Web tax, un immortale intreccio fra Italia, arcaica, confusione, ottusità, interessi sottobanco e infine una soluzione salomonica decisa con il manuale Cencelli del potere. Dunque accade che Francesco Boccia, economista del mio amato stivale ed eminente renziano dell’ultima ora, aveva tirato fuori una grandiosa idea per evitare la gigantesca ‘evasione delle corporation informatiche: una legge che prevedeva l’obbligatorietà di una partita Iva italiana per l’acquisto online di servizi e l’e-commerce.

Non so francamente come si sia potuto pensare a un simile marchingegno, visto che le astute Google, Apple e Microsoft scelgono Paesi della Ue, come l’Irlanda, che Bruxelles, nonostante i debiti ha costretto a tenere bassa la tassazione. Dunque si tratta di qualcosa che l’Ue dei nostri sogni avrebbe bocciato e comunque non impediva certo alle multinazionali di internet di inventarsi qualcosa per addebitare sulle partite Iva italiane i “costi di produzione”. Però la speranza di incassare qualche soldo, metterlo in un fazzoletto e portarlo in Europa, ha fatto andare la proposta con il vento in poppa, nonostante la sua assurdità. E fin qui pazienza., siamo ormai abituati al surrealismo di governo.

Solo che c’è stato una sorta di equivoco ben nascosto nel buio oltre la siepe di questi giorni che non permetteva di capire perché Boccia fosse arrivato a minacciare le dimissioni a Letta se il provvedimento non fosse passato. E non si capiva bene perché il premier nonostante le due palle d’acciaio, il semestre europeo nella testa e persino una lettera dell’ambasciatore americano tendente a dissauderlo, abbia acconsentito a mettere anche questa roba nella legge di stabilità.

Adesso si è capito che il provvedimento piaceva molto a De Benedetti prima tessera del Pd e grande sponsor mediatico del sindaco di Firenze, piaceva tanto che forse lo aveva ispirato. La cosa è venuta fuori quando Renzi, forse ignaro, si è detto contrario alla web tax proposta dal renziano Boccia: un’incidente che ha costretto l’ingegnere a venire allo scoperto.

Così cosa si è fatto in questo tira e molla? Si è pensato di aggiustare le cose approvando il provvedimento per metà come da manuale Cencelli e stabilendo che la partita iva italiana è necessaria, ma solo per l’acquisto di spazi pubblicitari online, link sponsorizzati o la fruizione di un servizio attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili”. Ossia la parte più assurda trattando di servizi extra territoriali per eccellenza.  La legge resta dunque con tutta la sua arcaicità, ma è stata solo dimezzata proponendone solo quella parte che può interessare all’editore De Benedetti. Fatto e approvato in commissione. Così Boccia è contento perché non si dovrà dimettere e può dire di aver avuto ragione, mentre Renzi  in qualche modo troverà modo di cantare vittoria senza perdere il suo sponsor.

Sarà incostituzionale come persino il mistero dell’Economia sospetta, sarà approvata dall’Europa, ha un senso per il Paese o rischia di emarginarlo?  Su, mica ci faremo di questi problemucci di fronte al grande risultato ottenuto.

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