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E il mostro Marino ride…

ROMA: BAGNO DI FOLLA PER MARINO, GRANDE RESSA IN PIAZZAAnna Lombroso per il Simplicissimus

Intervistato per la prima volta in tv da una perplessa Gruber il sindaco Marino ha sbalordito perfino Damilano che pure è uno aduso ai più sconcertanti incontri ravvicinati con leader e potenti. Forse l’avevano dissuaso dell’opportunità di mostrarsi nelle vesti inappropriate di testimonial di cliniche dentali, con quel sorriso inossidabile a innumerevoli denti,  i ben 13 componenti del suo staff per la comunicazione, che costano, è vero, la metà di quelli al servizio di Alemanno, ma a giudicarne le performance in occasione della rivoluzione viaria,   lavorano probabilmente anche la metà del tempo.

La giocondità secondo agiografia, letteratura e iconografia, è virtù cristiana, che accomuna fratacchioni festosi e santi intrepidi pronti al martirio col sorriso sulle labbra. Si si, sono giocondi quei pretini, un po’  allocchi, che aggiungono un posto a tavola, giocano a pallone al patronato, insomma popolano le soap edificanti, con la spontanea innocenza di bambini e la generosa grullaggine dei semplici di cuore.

Ci provava perfino Damilano, che non passa per essere un giornalista incalzante, a sedare  l’entusiasmo irresistibile e spegnere il sorriso, irriducibile alla ragione, del gaio sindaco Marino, affetto da una gioconda e inalterabile  egolatria, esultante per i suoi errori, quanto spietato con i babbuini, lietamente sprezzante perfino del declassamento di Roma,  che tanto ghe pensa lu’ a tirarla fuori dal fallimento, colpa, ma guarda un po’, delle gestioni precedenti.

Ma che avrà da ridere, c’è da chiedersi. La risposta ovviamente è la solita:  ride perché ci ha preso bellamente per il culo. Con la sua laicità di pupillo di monsignori, vescovi  e cardinali potentissimi, subito purgata dall’omaggio oltre Tevere, da gesuita anche di nome a gesuita sul Soglio, o dalla motivazione, più eloquente di una adesione, della mancata partecipazione alla marcia per la vita : non prestare a manipolazioni strumentali un’iniziativa giusta. Come se fosse giusta una iniziativa contro una legge dello Stato che sancisce il più doloroso dei diritti, o che condanna la richiesta di una esistenza e di una morte dignitosa.  Con la sua specchiata trasparenza amministrativa, scossa da una vicenda inquietante di indagini in materia di rendicontazioni, ricevute e altri squallidi adempimenti burocratici, miserevoli compiti cui vengono purtroppo sottoposti autorevoli personalità, quasi fossero comuni cittadini. Con la sua rivoluzione nel governo della città: la rivoluzione si sa non è un pranzo di gala e ci sta tutto che non si tengano riunioni del consiglio comunale perché non ci sono delibere da discutere e votare. Meglio andare cauti, meglio ponderare. Non ha ponderato abbastanza, l’ilare sindaco, la nomina del comandante dei vigili: compulsato il folto numero di curricula pervenuto, controllata la congruità con i criteri da lui stesso stabiliti, ha scelto un candidato che non possedeva i requisiti richiesti. Ma, e qui proprio il sorriso si trasforma in una trionfante risata, è questo il segno della novità, della profonda evoluzione democratica che sta imprimendo alla politica cittadina, lui, primo in assoluto,ha riconosciuto di aver sbagliato, si è assunto la responsabilità e adesso dopo n. mesi la città e i 7 mila vigili avranno un comandante.

Ai  primati del primario si deve aggiungere appunto la procedura innovativa introdotta per la selezione della dirigenza e dei manager delle aziende pubbliche, un sistema che ha evidentemente mutuato dalle primarie che l’hanno portato al successo e alla poltrona di sindaco. Proprio come nelle offerte di lavoro del Messaggero, gli aspiranti devono essere “nuovi”, non avere alle spalle carriere politiche o incarichi “sospettabili” di clientelismo, essere giovani, felici e sconosciuti, ma vantare esperienze, competenza professionalità. Requisiti questi confermati da un adeguato curriculum “validato” da ben 100 testimonial. Non sappiamo quanti ne avesse esibiti il comandante bocciato, sappiamo invece come si scrivono i curricula in Italia, compreso quello di diversamente“laureati” e  osiamo osservare che i 100 supporter sembrano proprio l’ufficializzazione delle raccomandazioni andreottiane, probabilmente più limpide ed efficienti delle odierne segnalazioni bipartisan.

Ma si sa la giocondità si accompagna a un candido semplicismo: cauto nelle delibere, nelle decisioni relative alle ultime funamboliche evoluzioni urbanistiche del predecessore in vena di cementificazione, Marino si mostra dinamico e sbrigativo su altri fronti. Occupazione delle case? Non c’è problema, i tecnici addetti stanno compiendo una ricognizione del patrimonio comunale e delle case sfitte, ma intanto bisogna riportare la città e la condizione abitativa nella legalità. I rifiuti? Presto fatto: si chiude Malagrotta, ed era ora!, si invitano a Roma studiosi internazionali, e si avvia la selezione dei rifiuti in modo da “trasformare il problema rifiuti in opportunità”. L’ordine pubblico in una città dove il prefetto è artefice del più acrobatico turismo funerario della storia e dove le manifestazioni si governano raccomandando ai cittadini di stare a casa? Niente paura, tramite il suo staff della comunicazione il sindaco ha provveduto a distribuire volantini che spiegano ai cittadini le misure di contrasto a eventuali atti di violenza degli eversivi senzatetto: asportazione delle auto parcheggiate, sigilli ai cassonetti e ai bancomat, oggetto in passato di disdicevoli vandalismi. Che i suddetti senzatetto intanto pensino a rientrare nella legalità all’addiaccio, in attesa dell’indagine conoscitiva, di una cabina di regia, di un tavolo, sulla falsariga di quello operatorio, perché il sindaco ha sempre in mente come modello la sala operatoria.

Non ci resta che sperare che contraddica il detto: l’operazione è riuscita, il paziente è morto.

 

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