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Giochini all’europea

25356950_teoria-dei-giochi-le-attivit-competitive-0Nelle vicende di questi giorni circola una singolare tesi, in un modo o nell’altro abbozzata da più parti, che parrebbe dimostrare la totale ignoranza dei teoria dei giochi* e anche la completa assenza di psicologia spicciola nella clasa discutidora che ci governa e nei media che ne riferiscono. Il ragionamento è che l’talia sarebbe ancor più nei guai con l’Europa se ci fosse una crisi politica: infatti la legge di stabilità che dovrà essere esaminata prima a Bruxelles che al Parlamento italiano (altra follia di cui si dovrà rendere conto in futuro) potrebbe avere una pessima accoglienza qualora fosse presentata da un governo in carica per gli affari correnti in vista di nuove elezioni.

Ma questo è l’esatto contrario della realtà: proprio una situazione indefinita, sulla quale potrebbero pesare in maniera decisiva le richieste draconiane di tasse e di risparmi sulla pelle della gente formulate dalla commissione europea, consiglierebbe a non calcare la mano. Invece trovandosi di fronte a premier e ministri di sicura fede nell’austerità, senza particolari problemi parlamentari, la commissione sarebbe indotta a pretendere conti al centesimo e ad imporre le sue famose riforme. Questo deriva dal fatto che l’interesse europeo per gli specifici conti italiani è assai inferiore rispetto a quello di evitare turbamenti sulla dottrina dell’austerità, anche a costo di chiudere un occhio, come del resto è accaduto con la Francia. Qualche sforamento può essere ampiamente tollerato se si evita il rischio di un effetto domino che coinvolga il resto del continente.

Ed è proprio sempre la solita storia da due anni: ancora non si è compreso che solo con governanti critici rispetto a questa Europa si può sperare di spuntarla e di salvare l’europa stessa dal suo precipizio, mentre con esecutivi quasi fantoccio la cui obbedienza è fuori discussione per di più non incalzati da una qualche opposizione, il pedaggio sarà sempre più pesante.  Quando un giocatore sa già che carta calerà il suo avversario o che strategia adotterà, ha già vinto. E’ una verità elementare, evidente, che tuttavia viene accuratamente nascosta o platealmente negata o trasformata nel suo contrario. Per prenderci in giro.

*Una situazione abbozzata nel problema detto della battaglia dei sessi in “Theory of Games and Economic Behavior” di Von Neumann e Morgenstern

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