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Beati i primi, perché i cittadini saranno gli ultimi

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Chissà se l’8 dicembre segnerà la concezione non del tutto immacolata del progetto di Renzi del partito dei sindaci. A guardare i tre primi promotori, quelli che ancora incomprensibilmente si aspettano che risorga dalle ceneri della larghe intese un organismo mai nato, hanno poco da star tranquilli. Forse avranno un po’ di tregua invece i cittadini di Venezia, Roma e Firenze, se si avrà la conferma che i migliori governi sono quelli invisibili, quelli dimissionari, come avvenne in Belgio, quelli della normale amministrazione, quelli nei quali i vertici sono affaccendati in giri di propaganda, in infinite campagne elettorali, in ostinato allestimento full time di più alti destini.

Si, è lecito nutrire una certa diffidenza nei confronti di questa generazione di sindaci, siano essi metropolitani o più provinciali, come quello di La Spezia, per esempio, sedotto da un’archi star di scala, determinato a stravolgere la storica Piazza Verdi, per renderla più moderna e smart.  O come il Renzi che nei ritagli di tempo dalla sua attività di primarista globe trotter persegue lo sciagurato disegno di  realizzare due parcheggi sotterranei, uno nell’Oltrarno, in piazza del Carmine, l’altro in piazza Brunelleschi, a duecento metri dall’area pedonalizzata di piazza del Duomo,  solo i primi di una serie, tutti da costruire in project financing nel centro storico fiorentino. Dei disgraziati propositi si conosce qualcosa  solo per quanto riguarda quello di piazza del Carmine: tre piani e 300 posti macchina nell’ultima proposta, di cui 100 venduti a 50.000 euro ciascuno. L’abuso inappropriato dell’aggettivo democratico si riscontra nella  risposta data dal sindaco alla reazione  compatta dei residenti: verrebbe  convocata si un’assemblea per consultare la popolazione, ma non verterà sul “cosa”,  se costruire o meno i parcheggi, che il sindaco ha consultato se stesso e gli basta, ma sul “come”, in merito alle piante, le panchine,  il lastricato.

E che dire del sindaco Orsoni? Quello che garantiva che la Torre di Cardin, piramide in futura e perenne memoria dello stilista, non avrebbe rovinato lo skyline della Serenissima, quello che ha generosamente donato un fondaco ai Benetton, quello che come un postulante si limita a chiedere di essere informato dai padroni delle crociere e dai loro agenti a Venezia sul progetto per lo scavo del Canale Contorta dell’Angelo, per “valutarne la fattibilità”.

O cosa aggiungere sul chirurgo prestato alla politica, anche lui poco incline a tagliare obbrobri ereditati, preferendo invece aggiungerne, intento a trastullarsi con il centro storico, contesto più adatto alla propaganda, che con le periferie abbandonate all’incuria e al cemento, nelle quali vorrebbe replicare esperienze fattive di pedonalizzazione, in verità già molto collaudate nella cronica carenza di mezzi pubblici. Nel segno della continuità con discusso predecessore e nello spirito del tempo contrassegnato dalle larghe intese   le commissioni congiunte Urbanistica e Patrimonio, entrambe presiedute da due esponenti del Pd (Antonio Stampete e Pierpaolo Pedetti),  si sono espresse in modo bipartisan (Pd-Pdl), con il solo voto contrario di Frongia e l’assenza dei consiglieri di Sel e Lista Marchini, a favore della immediata pubblicazione  di una delle delibere più contestate della Giunta Alemanno, tra quelle approvate in tutta fretta nell’ultima seduta di Consiglio comunale  lo scorso 10 aprile, e  con la quale vengono riconosciute all’Ater, Azienda territoriale per l’edilizia residenziale, e a numerosi proprietari privati di aree situate a Casal Giudeo compensazioni edificatorie, per un totale di 1,3 milioni di metri cubi.

Per citare Michelangelo  si tratta di amministratori più dediti al “porre” che al “levare”, esercizio infelice di quell’ideologia che con un brutto neologismo  si definisce sviluppista e che predilige grandi opere, interventi pesanti e incancellabili, a futura memoria, come certi ponti impercorribili e “celibi”, come certe facciate à la manière dello stesso Buonarroti, certe pavimentazioni in cotto o sampietrini made in China, certi megastore “di forte impatto simbolico” nella scatola vuota di un fondaco del Cinquecento”.

La tecnica è la stessa impiegata con la Costituzione, anche in quel caso questa generazione che adatta la politica e  l’interessa generale al perseguimento di fini personali e di parte, quella sbagliata,  aggiunge autoritarismo, condisce di strapotere, mette il veleno del personalismo. A levare ci hanno pensato prima, togliendo sovranità allo Stato, tagliando i poteri di rappresentanza e decisionali al Parlamento, limitando i confini della partecipazione con il mantenimento di leggi elettorali oscene, riducendo il nsotro sguardo sul futuro.

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