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A Medjugorje appare la Santa Ripresa: in hoc Silvio vinces

LMostar-e-Medjugorje-luoghi-di-apparizione3a grande balla era stata preparata fin dalla formazione del governo nel caso che vi fosse stata una condanna definitiva di colui che detiene il più influente pacchetto azionario del governo: la balla della ripresa. Era l’unica mancia possibile da dare agli italiani non mitridatizzati all’illegalità per far digerire l’ennesima salvezza del Cavaliere da parte dei nemici di ieri. Così già all’indomani della sentenza d’appello dell’8 maggio, Confesercenti fa trapelare indiscrezioni secondo le quali vi sarebbe un saldo attivo nel rapporto chiusura/apertura dei negozi al dettaglio, segno inequivocabile di un miglioramento dell’economia.

Naturalmente si trattava di un ballon d’essai perché un vero segnale di ripresa sarebbe venuto semmai dalla diminuzione delle chiusure, mai pervenuta e non da un fuoco di paglia dovuto all’ingresso di nuove tipologie merceologiche e alla tradizionale impennata dell’imprenditoria stagionale. Infatti è già tutto finito, ma a seguito di questo  piccolo spiraglio ecco che comincia a serpeggiare la tesi che la crisi potrebbe dare segni di cedimento. Dal momento che la sentenza Mediaset deve ancora passare al vaglio della Cassazione, il baratto tra la salvezza del primo condannato d’Italia e la stabilità del governo necessaria ad approfittare della ripresa, rimane ancora su uno sfondo indefinito.

Però dopo l’infausta sentenza della suprema corte che mette nei guai il Pd, Letta e Napolitano, l’acceleratore della menzogna viene premuto sino in fondo e già il 5 agosto il premier e Saccomanni annunciano che c’è luce alla fine del tunnel, una luce abbagliante e indiscutibile: nel secondo trimestre il Pil è diminuito appena dello 0,2% contro una previsione dello 0,26% previsto dall’Ocse. Ciumbia. Ma di fronte a questa folgorante notizia Letta per primo esprime il concetto clou: si può far cadere il governo per permettersi il lusso di non trovare un salvacondotto a Berlusconi? E poi giù a magnificare l’apparizione della Ripresa nei cieli d’Italia, come la santa vergine a Megiugorje, una cosa di cui persino Radio Maria dubiterebbe.

Ma il baratto ha buone probabilità di successo, perché esso è costruito su una solida base di menzogne, su una verniciature di realtà e sulla fede che gli psicopompi del liberismo hanno nella lux perpetua della ripresa, nella speranza che si sia solo di fronte a una caduta ciclica e non a una crisi di sistema. Per farlo credere essi sfruttano un fenomeno ovvio: il rateo di caduta dell’economia reale tende a diminuire man mano che che la “temperatura” dell’economia stessa si raffredda: quindi si può far credere tranquillamente che la decelerazione del disastro sia una ripresa.

Purtroppo l’aritmetica elementare si ribella a questo giochino e ci mostra che se anche dal 2014 il Paese riprendesse a crescere all’1,5% reale l’anno ci vorrebbero 60 anni per recuperare il Pil perso dal 2007 e la crescita mancata. Questo prendendo come dato medio il mediocrissimo 1,1 di crescita degli ultimi quindici anni prima della crisi. Se la crescita fosse dell’1,1 per cento, quindi di gran lunga superiore ad ogni aspettativa, non potremmo mai più recuperare il benessere perso. Sotto questa cifra qualunque crescita sarebbe comunque non solo insufficiente, ma di fatto un’ulteriore declino e impoverimento. Quindi ciò che viene spacciato per inversione di tendenza è solo una caduta meno veloce, esattamente come accadrebbe a uno che si lancia da un grattacielo e dopo una rapida accelerazione stabilizza la sua velocità a causa della resistenza dell’aria. Ma senza cambiamenti radicali l’impatto col marciapiede è inevitabile.

Naturalmente il teatro finanziario e liberista, con le sue lobby e i suoi gruppi di potere possiede molte macchine di scena e un raffinato parco luci per gli effetti speciali: dallo spread ai metodi statistici ad hoc, tutto è buono per defraudare le persone in vista di un happy end che non ci sarà mai per il 90% della popolazione. E per sostenere le governance amiche, complici se non espressioni dirette dei poteri finanziari. Da noi questo effetto scena è sfruttato anche per far passare la giustizia ad personam nei confronti di Berlusconi, per impedirgli di aprire i cassetti pieni di fango, per evitare che egli voglia fare come Sansone con tutti i filistei. Il fatto è che l’ex Cavaliere per molti motivi è ormai la pietra angolare di questo sistema politico che si è arreso per sopravvivere: la sua mancanza rischia di far crollare tutto l’edificio. Faranno i salti mortali per salvarlo e già i primi acrobati sono in pista, il patetico Monti, apre lo spettacolo: in hoc Silvio vinces. Abbiamo il nostro Inconstatino.

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