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A convegno l’Italia di Napolitano

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Il vero senso dell’intervento presidenziale sul primo Condannato d’Italia, ancora in fase di convulsa interpretazione, si concreta a Rimini all’assemblea di Comunione e Liberazione che verrà aperta proprio da una video intervista di Giorgio Napolitano. Il Colle, da sempre premuroso con Berlusconi, in realtà più che far balenare la disponibilità alla grazia non poteva fare, perché alla fine è il senato che deve votare sull’incandidabilità, senza nemmeno contare l’impatto degli altri processi in arrivo.

Berlusconi come persona è in un certo senso una causa persa, lo sarebbe già dal 2010, se l’ormai ex Cavaliere non fosse stato salvato  in extremis proprio da Re Giorgio. Ma allora che senso ha avuto il sermone di Napolitano dove l’ovvio si mescola al non detto? Quello di tutelare il berlusconismo, non solo le larghe intese prese di per sé, ma anche lo spirito di consociazione che si è saldato in tanti anni, la subalternità della politica ad altre “necessità”, la tutela degli apparati e degli interessi che fanno aggio sulle idee, una spinta verso una governance più autoritaria, mascherata da un ridicolo efficientismo al quale dovrebbe essere sacrificata la Costituzione.

Ed è significativo, simbolico che il presidente apra la kermesse di Rimini, recando così omaggio a una delle incarnazioni più adamantine del berlusconismo ossia Comunione e Liberazione, anch’essa costretta per ragioni giudiziarie al regicidio di Formigoni e all’acclamazione di Lupi, nuovo ministro delle infrastrutture e dunque della torta da spartire. Difficile immaginare una galassia così assurdamente povera di idee e prospettive politiche al di là dello statu quo, quanto ricca di doppia morale, di devozioni cieche dalla nascita e di affari, appalti, spirito settario che vive come un parassita sulla pelle del denaro pubblico. Davvero impossibile pensare a qualcosa di più calzante col declino dell’etica e della lucidtà democratica che si è realizzata nella lunga era di Silvio. Ma C.L. è anche il punto focale delle convergenze, dei parallelismi, della consociazione ora ufficiale, ieri camuffata.

Non a caso, subito dopo Napolitano, ci sarà il discorso di fratel Letta, presente in carne ed ossa, il quale, come ha già anticipato, parlerà del fatto che “non c’è più bisogno che ci si dica di fare i compiti a casa”. Ovvio, con scolari così disciplinati che i compiti li fanno anche di notte, incuranti degli interessi del Paese e dei cittadini, non ce n’è in effetti alcun bisogno. Letta davanti ai rappresentanti della Compagnia delle Opere e dei 70 miliardi miliardi (in chiaro) di affari, si presenta come garante dei diktat, come sinolo della troika a sua volta garantito da Napolitano ed entrambi impegnati a garantire l’agibilità politica dei  comitati d’affari.

Ecco il senso finale del comunicato di Napolitano: è morto il Re (che ormai è un impiccio anche se graziato e potrebbe anche essere tema di queste “Premonizioni“), viva il Re. Che in questo caso è il medesimo Giorgio, connettore centrale di tutto questo mondo ed impegnato con tutte le sue forze a farlo sopravvivere a se stesso. Il mondo così ben rappresentato dal meeting di Cl, al quale accorreranno tutti i ministri possibili e immaginabili, tutti i distruttori come Passera e Moretti e persino i direttori de L’Espresso, de L’unità e Rainews24.

Ma si questa Italia può fare allegramente a meno di Berlusconi, come dimostra anche l’indifferenza di fronte ai raid aerei sulle spiagge, ma nemmeno per un giorno può separarsi dal berlusconismo.

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