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Democrazie d’Egitto

Egitto, scontri tra sostenitori Morsi e oppositoriSi fa presto a dire primavera araba, anzi nemmeno si finisce di dirlo che le speranze si trasformano in bagni di sangue e ciò che appariva come un processo evolutivo di società rimaste allo stadio della satrapia, paiono cambiare direzione e farsi prendere dall’oscuro fascino dell’involuzione. Così si fa fatica a capire cosa stia davvero accadendo, i colpi di scena ci sconcertano dentro un dedalo inestricabile. Eppure tutto ciò che accade porta in certo qual modo la nostra firma,  non solo quella di rapporti che si svolgono ossessivamente sul piano dello sfruttamento delle risorse , ma anche delle guerre sotto l’insegna delle missioni di pace, delle guerre giustificate con incredibili bugie per muovere pedine sulla scacchiera geopolitica, della creazione di un accurato feticcio del terrorismo, spendibile come moneta forte per ogni occasione, ma soprattutto, in un crescendo di grottesco, per favorire l’involuzione della nostra democrazia.

Ciò che accade è che le rivolte scoppiate dentro un’ansia imprecisata di modernizzazione si trovano a fare i conti con governi islamizzanti che non sono in grado di dare una risposta credibile e coerente alle spinte dalle quali sono nati, anzi sono per loro natura portati a contrastarle. D’altro canto il neocolonialismo del petrolio coniugatosi con la necessità delle società occidentali di darsi un nemico esterno per mimetizzare la lotta di classe alla rovescia, ha aggiunto alla questione palestinese le piaghe di guerre che praticamente durano da vent’anni. E questo favorisce in maniera decisiva l’ostilità nei confronti dell’Occidente e la ricerca identitaria che rende i movimenti, le formazioni e i partiti islamici fortissimi, ancorché del tutto inadatti a dare un qualche sbocco significativo alle pulsioni di rinnovamento delle società arabe.

L’Egitto è un caso di scuola, da questo punto di vista. Ma le piazze stracolme, il livello di violenza inaudito che si sviluppa, le guerre civili indotte o meno, rischiano di nascondere anche le analogie con quanto avviene anche da noi sia pure da punti di riferimento diversi e in qualche caso contrari: mentre lì la modernizzazione cerca a tentoni forme di democrazia, ardua da raggiungere, da noi ha acquisito il significato di una restrizione della democrazia stessa, dei diritti del lavoro, della solidarietà, della stessa privacy con i patriot act  dentro una ricerca della disuguaglianza in nome del profitto. Cosi in effetti abbiamo una sorta di macchina del tempo che funziona senza ricorrere alla teoria delle stringhe: da una parte società che confusamente aspirano alla lezione dell’occidente del dopoguerra con il suo “compromesso keynesiano”, reso peraltro necessario dalla presenza di un antagonista nel comunismo, dall’altro una società occidentale che marcia all’indietro, compromette il senso di cittadinanza e dello stato in nome di una visione privatistica del potere che esercita tutto il ricatto possibile per ottenere la svendita di sovranità.

In fondo dunque l’interrogativo vero è come mai le piazze siano piene in Egitto e non da noi.

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