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Un Espresso per Napolitano

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Si protesta e ci si indigna, si fanno campagne, si raccolgono firme, ma nel momento in cui c’è davvero il pericolo che lo statu quo possa andare in crisi, allora lo spirito critico viene precipitosamente trasferito in cantina e adeguatamente coperto perché non s’impolveri e possa essere riutilizzato come nuovo una volta passata la buriana.  Così non ci si può troppo sorprendere che non appena uscito il sermone di Napolitano sul condannato Berlusconi il gruppo Espresso- Repubblica abbia aperto un intenso fuoco di sbarramento con le artiglierie pesanti delle interviste a Rodotà, il mitragliamento dei blog, l’antiaerea delle firme importanti in attesa della grossa Bertha, ossia di barbapapà in persona, per dimostrare che il Quirinale le ha cantate chiare al Cavaliere, che non ha ceduto alle sue richieste.

Come si faccia a dedurre questo da un intervento che per la sua stessa irrituale esistenza dimostra tutta la volontà di venire incontro a Berlusconi, salvare il governo e conservare quella “dialettica” ormai ammuffita e marcia su cui si è costruita la seconda repubblica, è abbastanza arduo e non voglio ripetermi (vedi qui). Non è nemmeno questione di opinioni che ovviamente ci stanno, ma del fatto che la stessa ardita tesi viene ribadita in tutte le salse praticamente senza eccezioni, con una sorprendente uniformità, salvo l’eresia di qualcuno il quale  ammette che forse, sì, il presidente ha evocato la possibilità della grazia, ma sostiene che questa non servirebbe a nulla a Berlusconi. Con sprezzo dell’evidenza, come si direbbe nel conferimento delle medaglie al disvalore.

Il fatto è che Napolitano è il vero garante dello statu quo, la cerniera delle larghe intese e dei bipolarismi di Pulcinella, il puntello del sistema, così necessario da essere stato rieletto in avanzato stato di senilità : indebolirlo significa rischiare di rimettere in moto la politica e porre fine a una governance iniqua che sorveglia, difende, allarga solo e soltanto gli interessi della classe dirigente. Se la diatriba pro o contro Berlusconi serve ottimamente a tenere in cattività le idee e la voglia di cambiamento, meglio mettere la polvere sotto il tappeto, non mostrare le sostanziali contiguità che trovano nel Colle il loro cortocircuito. Per questo, da un piccolo episodio, anche dalla dialettica quotidiana del giornaloni emerge la difficoltà di trovare un nuovo cammino, di abbandonare una rotta che ci sta portando dritto alle cascate, ma che alla fine conviene a quei pochi che fanno gli ufficiali di rotta.

Così il salvate Berlusconi che si alza dalle schiere della corte dei miracoli di Arcore si lega paradossalmente, ma intimamente a il salvate Napolitano che viene dalla parte ex opposta. Nella comune rappresentazione si vorrebbero spacciare come termini antitetici di un’equazione politica, ma alla fine sono la medesima realtà.

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