il Simplicissimus

Il presidenticchio dell’Italicchia

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Fulminato sulla via di Arcore

Napolitano si aggrappa a un governicchio per la cui sopravvivenza ogni ambiguità è lecita; il sistema politico si aggrappa e si nasconde dietro un presidenticchio sul cui spirito di casta non è lecito avere dubbi; l’opinionicchia si barcamena con qualche giochetto di prestigio, si esercita nella scienza della clementologia applicata. E tutti insieme finiscono per cadere a precipizio nel discredito e in una drammatica futilità: sono le cronache di un’Italicchia ormai votata a un inarrestabile declino.

Il Quirinale ha ritenuto di dover intervenire per dire che il governo dei rinvii e delle zero idee  è di così vitale importanza da meritare la ricerca di qualche marchingegno per garantire l’agibilità politica del suo ex editore, ossia di Berlusconi. Meglio – ha fatto capire – se non si tratta della grazia che tuttavia non viene esclusa come ultima spiaggia nel baratto tra il condannato e una presunta salvezza del Paese. Non ci sono dubbi su questo e tuttavia il fatto che il Colle non abbia apertamente e immediatamente aderito alle richieste del Pdl lo fa apparire degno di lode agli occhi di qualcuno, specie dalle parti dove regna come un senso di colpa nell’aver alimentato le soluzioni abborracciate e inique messe in piedi negli ultimi due anni.

Ma cosa doveva dire Napolitano perché il suo intervento fosse riconosciuto chiaramente come un appello alla salvezza di Silvio? Travestirsi da Cavaliere e proclamare l’innocenza del corpo mistico berlusconiano? Contestare la sentenza?  Presentarsi già con un provvedimento di grazia motu proprio per il condannato? C’è un limite invalicabile della decenza il cui confine può essere attraversato solo nella notte delle allusioni e delle notazioni fra le righe. Il fatto è che Napolitano in via di essere proclamato santo subito da Scalfari, è stato il più berlusconiano possibile nel suo aulico intervento. Prima ha legittimato il dissenso e la contestazione da parte del Pdl della sentenza della Cassazione che colpisce una eminente personalità di governo, dando ancora spazio e credibilità alla strumentale guerra politica – magistratura nella quale siamo vissuti nel ventennio di Silvio, poi ha accennato alla possibilità di mutare la pena detentiva in pena pecuniaria, poi ha ricordato che la grazia o la commutazione della pena può essere concessa anche in assenza di una specifica domanda. Insomma ha fatto sapere al sistema politico di essere con Berlusconi, invitandolo a prendere atto della situazione e di metterci una pezza in qualche modo. Per buona grazia ci ha fatto anche sapere che « il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali». E vorrei pure vedere. Ma in realtà questo significa che l’illegalità del tycoon dovrà essere assolta e sterilizzata nell’ambito di una legalità e di una produzione legislativa che a questo punto appare deformata ed ambigua.

Come si faccia a non interpretare tutto questo come un clamoroso assist a Berlusconi, mi rimane misterioso. Almeno quanto le armi che il Cavaliere ha nei cassetti per ricattare e terrorizzare il sistema politico e  anche le più alte istituzioni. Lo avevo già detto: chi si trovasse in  una tale condizione di “sequestro” dovrebbe dimettersi invece di farsi rieleggere. E davvero farci la grazia almeno di questo.

 

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