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“Irresistibile” Renzi

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 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Proprio nei giorni nei quale è obbligatorio ricordare e adirarsi per la  ferita ancora aperta della strage sant’Anna di Stazzema, il sindaco di Firenze scopre la resistenza: “rispetto umano e pietas per tutti i morti, ma c’è chi è morto dalla parte giusta e chi è morto dalla parte sbagliata. Ogni tentativo di revisionismo va respinto al mittente”,  dice   Renzi, nell’anniversario della liberazione della città, durante il suo intervento in Palazzo Vecchio.

Non è una novità che l’antifascismo si associ ai morti, condannati a essere dalla parte giusta fino all’apocalisse. Mentre pare sia difficile esercitarlo per i vivi, che lo commemorano per cancellarlo dalla quotidianità, che ci si appellano anche quando vogliono stravolgere la costituzione che ne è frutto, quando fanno della legalità un arcaico optional che la modernità e lo “sviluppismo” impongono di trascurare, quando coltivano la xenofobia, magari non condannando un omicidio razzista nella loro città, in nome del necessario rifiuto dell’”altro” per tutelare il “suo”, a scopi elettoralistici, primatisti, propagandistici, senza convinzione e senza credibilità.

 Avesse fatto qualche buona lettura, si fosse scelto qualche buon maestro e non solo fan, Renzi  saprebbe che quei morti che usa disinvoltamente a scopi personali del “Lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato” hanno fatto il loro impegno e non solo un slogan da inalberare su un blog, perché non bastava liberare l’Italia dal “nemico”, serviva costruire una società fondata sull’uguaglianza invece dello sfruttamento, ristabilire condizioni di legalità invece della corruzione del regime, consolidare un edificio di diritti e  garanzie sostenuto da una carta costituzionale, indire libere elezioni non condizionate da re, padroni e despoti, rendere tutti uguali soprattutto nell’espressione delle loro differenze, combattere autoritarismo, razzismo, xenofobia, liberare il Paese dalla paura di un futuro diventato un incubo, anziché una radiosa visione, conservare nei loro luoghi opere d’arte oggetto di rapina, nelle condizioni di bellezza e accesso per tutti i territori, i paesaggi, i panorami, le montagne nelle quali combattevano, offrire a tutti il piacere di leggere, studiare, ridere, cantare, scrivere, chiedere e ascoltare.

È che Renzi e l’eterno nipote, hanno come unico pregio la dimentica e scriteriata giovinezza,  anche se per poco, perché la giovinezza è una malattia che gli anni guariscono. Mentre invece rappresentano il “vecchio” ancestrale,  che  riproduce una triste amalgama tra “sinistra” e “destra”, tra “antifascista” e “fascista” per rifugiarsi nell’utero berlusconiano del “giovane è bello”, anche se decrepito,  come del “fare concreto” contrapposto al ragionare e immaginare delle idee e delle speranze. Non sono bastati  un ventennio fascista, una guerra, una guerra partigiana, due ventenni di Dc, un ventennio di Craxi & C.,  dobbiamo sopportare, dopo l’altro ventennio scellerato di Berlusconi – che ha  portato in parlamento, mafia, ‘ndrangheta e camorra – la sua continuazione per mano e voce dei suoi delfini, figli e annessi,  motivati ad  inquinare del tutto quel residuale che resta di ex sinistra, cancellando la sua storia, le sue radici e la sua origine,  facendo della memoria di riscatto di un popolo  uno spot commerciale, un consiglio per le svendite.

Sono queste le nuove fattezze dell’autoritarismo,  che usano il popolo e i suoi voti facendolo coincidere con la democrazia,  in modo che un condannato sia più legittimato dai risultati  che se lo fosse dalla Costituzione, facendo sì che al posto della sovranità si imponga il presidenzialismo,  stabilendo lo svuotamento delle rappresentanze per riempire invece il sistema delle deleghe in bianco a un “organico” di nominati e riaffermati grazie a un sistema elettorale pensato per garantire la loro sopravvivenza,   la loro “resistenza” al bene, all’interesse generale, per l’affermazione di privilegi e rendite di posizione. Per questo bisogna che ce la riprendiamo, la nostra, di resistenza.

 

 

 

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